mercoledì 18 settembre 2013
alias 7 luglio 2012
Riccardo Cecchetti
e Marco Peroni
LUCIANO DEL SETTE
Quando Adriano Olivetti, un secolo troppo presto uscì in libreria, era l’ottobre del 2011, Alias dedicò una sua pagina al lavoro di Riccardo Cecchetti e Marco Peroni.
In mezzo al piccolo mare di pubblicazioni, convegni, trasmissioni televisive e radiofoniche che ricordavano il grande imprenditore nel cinquantesimo della sua scomparsa, la Graphic Novel edita da Becco Giallo era un’isola sulla quale si parlava un linguaggio narrativo differente. Cecchetti e Peroni, infatti, non ripercorrevano le tappe della vita di Adriano in senso biografico, seguendo uno schema tradizionale; né, tanto meno, come da altre parti si era fatto e si continuava a fare in quell’occasione, mettevano addosso all’uomo delle macchine per scrivere e delle calcolatrici, i panni del paladino eroico, del classico Don Chisciotte con relativi mulini a vento.
Il loro racconto non poneva al centro della storia (guidata da uno spunto di assoluta originalità) la persona Olivetti, ma il suo pensiero. Che sapeva muovere le idee, renderle fatti concreti, contrapporle a una classe imprenditoriale preoccupata soltanto di accumulare profitto.
Negli anni ’50, mentre a Ivrea il concetto di «fabbrica a misura d’uomo» prendeva, o tentava di prendere, forma, a Torino e alla Fiat comandavano il pugno di ferro, il rifiuto del dialogo sindacale, l’importazione di braccia a buonissimo mercato dal Meridione, che erano alla base della politica aziendale di Vittorio Valletta, amministratore delegato e poi presidente dell’impero degli Agnelli.
Altro tratto fondamentale, altro merito, del lavoro di Riccardo e Marco, consiste nell’aver saputo tracciare, con asciuttezza ed efficacia, un secondo tipo di «scontro»: quello con la borghesia chiusa e arroccata nei suoi privilegi, dietro lo steccato dei bilanci aziendali e dei patrimoni personali; una borghesia retriva e perbenista, a Torino come in tutto il Nord dell’Italia, che si scandalizzava quando Adriano da Ivrea sedeva nei suoi salotti e diceva cose in odore di comunismo, o comunque stridenti rispetto a un ordine ben stabilito.
Di Cecchetti e Peroni va ricordato anche il precedente lavoro, Gigi Meroni, il ribelle granata, dove la vita del piccolo grande calciatore si trasforma nel ritratto di un paese che correva dietro al pallone e al boom economico con identica frenesia.
Viene da chiedersi: ma non è che Cecchetti e Peroni saranno due pericolosi sovversivi?
 
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