
alias 2 giugno 2012
Chiara Baima Poma
luciano del sette
A dispetto della sua giovane età, soltanto ventidue anni, Chiara porta con sé, in ciò che fa, nella sua vita, una piccola storia quasi di altri tempi.
Il sogno di alimentare la passione per il disegno, nata quand’era bambina e che già rivelava talento, la spinge a lasciare Cuorgné, territorio del Canavese, Piemonte, dove è nata, per i banchi del Liceo Artistico di Torino.
Qui incontra una professoressa, ogni tanto si vedono ancora, alla quale non sfugge che in quella ragazzina si nascondono capacità e istintivo creativo in grado di andare ben oltre la semplice e meccanica esecuzione di un’opera. La prof segue Chiara, la sprona, la aiuta a far emergere carattere e fantasia per trasporli nei suoi lavori.
Al termine del cammino liceale, il passo successivo conduce oltre l’ingresso dell’Accademia. Ma, ricorda Chiara, «ho frequentato l’Accademia di Belle Arti soltanto per due anni. Non era il suo aspetto istituzionale che mi interessava. Non la laurea. Ho semplicemente tratto da questa esperienza tutto ciò di cui avevo bisogno: apertura mentale, curiosità, creatività e nuove amicizie».
Al di là delle lezioni e degli esami, dunque, la ragazza che per il manifesto ha messo su carta un’opera dal lungo e poetico titolo, si sente particolarmente attratta, in quel periodo, dall’arte concettuale e contemporanea. Anche se, in parallelo, continua a coltivare l’interesse per l’illustrazione ‘pura’ attraverso la realizzazione di fumetti.
Quando lascia l’Accademia, Chiara chiude definitivamente la porta figurativa classica. E apre quella di una sana e meditativa «confusione».
«Ho passato un periodo di stallo, durante il quale mi interrogavo spesso su quale fosse il mio ‘stile’. L’ho capito nelmomento in cui non me lo sono più chiesto. Avere uno stile imposto, era uno schema che mi precludeva infinite possibilità. Ora esploro, tutte assieme, la pittura, l’illustrazione e la fotografia; cerco di essere aperta a tutto ciò che in passato avevo rifiutato per l’esigenza di far parte di una determinata cosa e basta».
Queste esplorazioni, i cui orizzonti compaiono annunciati soltanto da segnali e da idee, Chiara le sta compiendo in coppia con un ragazzo. Partecipano l’uno ai lavori dell’altro, mischiano le competenze di ciascuno. «Cerchiamo i giusti modi per realizzare progetti che abbiano un impatto concreto sulle persone». La rotta scelta, almeno a giudicare da questa pagina, promette molto bene.






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