
alias 21 aprile 2012
Luca Tomassini
luciano del sette
Saper ammettere i propri limiti può essere non soltanto una bella virtù, ma anche lo stimolo che porta a cercare altre strade. Fino a imboccare quella giusta.
Luca Tomassini, astigiano, affacciato sul mondo dal 1970, divorava fumetti fin dalla tenera età. «Collezionavo qualsiasi fumetto europeo o di scuola sudamericana mi capitasse a tiro. Fu inevitabile, allora, cominciare a coltivare dentro di me il desiderio e la speranza di diventare un disegnatore. O meglio ancora un fumettista.
Poi la vita e… la mano, mi hanno aiutato a capire di non appartenere a quell’ordine d’idee creative in grado di farmi portare avanti una serie, un albo, addirittura una tavola. Avevo la concentrazione giusta solo per un’unica vignetta, il quadro».
Luca frequenta l’Istituto d’Arte, dove consegue l’attestato di Maestro. Poi entra all’Accademia di Belle Arti di Macerata.
A 20 anni arriva la classica svolta. Il giovane in cerca di risposte scopre i simbolisti. «Mi colpirono, potrei dire mi fulminarono, la particolare spiritualità dei loro quadri, e la lettura di A se stesso di Odilllon Redon (secondo me uno dei più grandi nella storia della pittura).
Furono proprio i simbolisti, e Redon, a farmi capire quale fosse la mia vera strada: la dinamicità e la freschezza del fumetto nella pittura».
Tomassini spiega cosa intenda con questo, usando le parole del suo nume tutelare. «Redon scriveva ‘Il bozzetto che fa quadro non dà risorse così durevoli come i frammenti realizzati senza preoccupazione d’ordine o di messa su tela’. Così, io avrei iniziato, di lì a poco, e poi proseguito, a disegnare e a dipingere».
La lezione, Luca continua a tenerla ben presente anche oggi che, nato nella terra di Paolo Conte ma piceno nel sangue, vive e lavora beandosi la vista e il cuore di fronte alla dolcezza delle colline marchigiane, tra San Ginesio e Sernano. Da qui se ne va soltanto quando viene chiamato, succede molto sovente dal 1996, a essere protagonista di mostre collettive e personali.
Il pensiero e le parole di Redon sono per lui un punto di riferimento costante. Le usa per congedarsi da noi, per incitare il manifesto a non mollare. «La speranza materiale dall’avvenire immediato mette grande energia nell'azione... agire contro ogni speranza è agire per virtù».
Grazie di tutto, Luca. E grazie anche a Redon.





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