
alias 19 maggio 2012
Paolo Castaldi
luciano del sette
Trentenne, milanese, Paolo Castaldi esordisce così «Ho deciso da tempo che parlare di fumetti è inutile. Come parlare dell’arte in generale. Cosa significa ‘parlare dell’arte’? È come parlare di una partita di calcio, guardando le trasmissioni della domenica sera: ore ed ore a scrutare la moviola per un fuorigioco millimetrico. Il calcio lo si capisce solo giocandolo. I fumetti facendoli. Non mi interessa se qualcuno li chiama graphic novel, se qualcuno li chiama fumetti e basta, se quello che li chiama fumetti addita come fighetto quello che li chiama graphic novel, o se quello che li chiama graphic novel si mette la sciarpetta di cotone alle fiere perché fa tanto autore di graphic novel». E, per buon peso, aggiunge: «Vorrei che il fumetto andasse oltre il fumetto stesso. Il fumetto deve arrivare nella vita di tutti i giorni; deve sedersi con me a tavola, deve ridere e piangere con me. Il fumetto deve essere sempre al mio fianco. Il fumetto non ha gabbie; non va rinchiuso dentro una fiera, impedendogli di fare le sue esperienze, costretto tra stand di compensato. Il fumetto deve farsi un Interrail senza fine, e raccontarmi quel che vede di tanto in tanto».
Il Castaldi pensiero non ha bisogno di ulteriori chiarimenti. Annotiamo, allora, le tappe di una carriera iniziata nel 2005 pubblicando la storia breve I will never be clean again, scritta da Adriano Barone per Star Comics. Con Barone, e con lo stesso editore, realizza poi The anomaly. Il 2008 lo vede all’opera per il comune di Settimo Milanese, Non troppo lontano, e per Edizione Voilier, Nuvole rapide (in due parti).
L’ingresso in Becco Giallo avviene nel febbraio 2011, il fumetto (o graphic novel?) si chiama Etenesh, l’odissea di una migrante. Quell’anno vince il Premio Boscarato nella categoria Autore Rivelazione. Come illustratore e storyboarder, Paolo ha al suo attivo collaborazioni con Real Life Television, Agr Factory, Studio Bozzetto.
E a proposito di maestri e ispiratori? «A livello stilistico sono stato influenzato da Pazienza, e da Pratt che mi ha fatto conoscere la bellezza dell'acquerello; da Gipi, Jiro Taniguchi, Juan Gimenez, Nikolai Maslov, Joe Sacco. Credo, inoltre, che ci sia una nuova classe di autori, che poi tanto nuova non è perché di gavetta ne ha fatta a pacchi, in grado di dare tantissimo alla graphic novel. Matteo Fenoglio, Akab, Paco Roca, Lelio Bonaccorso, solo per fare alcuni nomi».





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