
La crisi del manifesto in numeri
Riceviamo moltissime lettere di persone che continuano a cadere nella "trappola": il manifesto vuole farsi assistere dallo Stato - sostengono alcuni commentatori - ma un giornale ha diritto di esistere solo se è in grado di sostenersi con le proprie gambe.
Abbiamo spiegato mille volte la situazione, ma vogliamo farvela vedere con dei grafici (realizzati da Giovanna Massini).
1) La maggior parte delle entrate del manifesto deriva dalle vendite in ediicola, dagli abbonamenti, dalla pubblicità (solo 11%) e dalle sottoscrizioni dei nostri lettori. Il contributo pubblico pesa solo per il 24% nel nostro bilancio.
2) Il Fondo per l'editoria ha subito una decurtazione molto seria tra il 2010 e il 2011. Ma la cosa più grave è che quel 1,1 milioni di euro non è mai arrivato. Mangiato dal decreto Milleproroghe di fine anno dopo che erano stati approvati.
3) La cooperativa ha messo in campo un serio programma di ristrutturazione, che in sei anni ha portato alla diminuzione dei costi del lavoro. Attualmente facciamo il giornale - o almeno ci proviamo - con meno della metà delle persone in redazione rispetto al 2006.








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