
I giornali saranno
un bene pubblico
Sembra incredibile, ma presto sarà così: i giornali diventeranno un bene pubblico che non potrà sostenersi da solo; a finanziarli non basteranno i sottoscrittori, né la vendita nelle edicole, né la poca pubblicità che resta.
Héctor Abad Faciolince
Sembra incredibile, ma presto sarà così: i giornali diventeranno un bene pubblico che non potrà sostenersi da solo; a finanziarli non basteranno i sottoscrittori, né la vendita nelle edicole, né la poca pubblicità che resta. Proprio come i biglietti per un concerto non sono sufficienti a finanziare una buona orchestra, proprio come nessuno è disposto a pagare per i libri che si prendono in biblioteca e così come il denaro che si paga per l'ingresso di un museo non basta a comprare opere d'arte, allo stesso modo tra poco non sapremo come finanziare un giornale indipendente. E noi giornalisti, per poter fare il nostro mestiere, avremo bisogno dell'aiuto di qualche benefattore. Ogni giorno i giornali si leggono più su Internet che su carta, e nessuno vuole pagare per leggere in rete.
Difficilmente questa abitudine cambierà. La gente non ha smesso di leggere giornali; li legge perfino più di prima, ma in modo virtuale. E lì la pubblicità scarseggia. Come sarà possibile, allora, pagare un giornalista, finanziare un viaggio, un'inchiesta seria, un reportage credibile nel proprio paese o agli antipodi? Ci sarà bisogno di un aiuto. Ci sarà bisogno di mecenati, pubblici o privati; non ci sarà altro modo. Così come gli sponsor o gli amici finanziano un museo, un'orchestra filarmonica, una biblioteca pubblica, tra poco succederà lo stesso con i giornali.
E quanto più un giornale sarà indipendente, tanto più necessario diventerà l'aiuto esterno e disinteressato. Perché aiuterebbero? Perchè dovrebbe volerlo fare un mecenate pubblico o privato? Perché senza informazione libera e autentica, senza critica al potere, senza accanita sorveglianza nei confronti della politica, la democrazia si riduce, si restringe e scompare. I cittadini che non siano bene informati, non potranno decidere bene. E i giornalisti non li potranno informare se non c'è denaro per pagarli, se non ci sono giornali indipendenti che li pubblichino.
Non so da dove salteranno fuori le risorse. Da fondazioni, da Ong indipendenti; da qualche ricco cosciente dell'importanza di una informazione seria, critica e completa. Da qualche funzionario statale che non abbia paura di essere inquisito. In caso contrario scompariranno il giornalismo, la critica, lo specchio che va in giro per le strade, i porti e le discariche di ogni paese.
SOS giornalismo: sì. La crisi non può fare da paravento alla scomparsa della stampa. Senza stampa che informi sulla crisi, la crisi stessa sarà più profonda, e i cittadini saranno meno preparati ad affrontarla.
Difficilmente questa abitudine cambierà. La gente non ha smesso di leggere giornali; li legge perfino più di prima, ma in modo virtuale. E lì la pubblicità scarseggia. Come sarà possibile, allora, pagare un giornalista, finanziare un viaggio, un'inchiesta seria, un reportage credibile nel proprio paese o agli antipodi? Ci sarà bisogno di un aiuto. Ci sarà bisogno di mecenati, pubblici o privati; non ci sarà altro modo. Così come gli sponsor o gli amici finanziano un museo, un'orchestra filarmonica, una biblioteca pubblica, tra poco succederà lo stesso con i giornali.
E quanto più un giornale sarà indipendente, tanto più necessario diventerà l'aiuto esterno e disinteressato. Perché aiuterebbero? Perchè dovrebbe volerlo fare un mecenate pubblico o privato? Perché senza informazione libera e autentica, senza critica al potere, senza accanita sorveglianza nei confronti della politica, la democrazia si riduce, si restringe e scompare. I cittadini che non siano bene informati, non potranno decidere bene. E i giornalisti non li potranno informare se non c'è denaro per pagarli, se non ci sono giornali indipendenti che li pubblichino.
Non so da dove salteranno fuori le risorse. Da fondazioni, da Ong indipendenti; da qualche ricco cosciente dell'importanza di una informazione seria, critica e completa. Da qualche funzionario statale che non abbia paura di essere inquisito. In caso contrario scompariranno il giornalismo, la critica, lo specchio che va in giro per le strade, i porti e le discariche di ogni paese.
SOS giornalismo: sì. La crisi non può fare da paravento alla scomparsa della stampa. Senza stampa che informi sulla crisi, la crisi stessa sarà più profonda, e i cittadini saranno meno preparati ad affrontarla.





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