domenica 17 febbraio 2013
La «shock economy» contro la cultura
 
José Ovejero - 22 febbraio 2012
 
I tempi di crisi sono tempi pericolosi. Durante le crisi, che siano economiche, politiche o entrambe le cose, le maggioranze ne approfittano per vendicarsi delle minoranze; se si appartiene a queste sarà meglio andare in giro ben corazzati.
Quando un paese si sente minacciato da un altro, i dissidenti vengono perseguiti con particolare accanimento, perché screditano il paese davanti al nemico. L'abbiamo visto negli Stati Uniti durante la guerra in Iraq: si modificano alcune leggi per perseguire i cittadini che si dissociano dagli inni patriottici e se ne infrangono altre per tenere sotto stretta sorveglianza chi la pensa diversamente, cosa vista come alto tradimento. Era da un po' che adocchiavano tutta questa gente di sinistra, questi difensori dei diritti umani. Prima non c'era verso di farli stare al loro posto; ma adesso, con la popolazione impaurita, nessuno protesterà; ci sono cose più importanti dei diritti umani di alcuni.
Con le crisi economiche non è molto diverso. Prima, in nome del pluralismo e della democrazia, bisognava foraggiare certe minoranze scomode, sostenere giornali che non facevano che criticare il sistema - questi ingrati -, ai ministeri della cultura toccava sovvenzionare conferenze ed eventi con scrittori e intellettuali che non facevano che protestare, puntare il dito, buttar giù maschere.
Niente di meglio di una bella crisi per rimettere al loro posto tutti questi guastafeste, perché tanto saranno pochi i cittadini che si preoccuperanno della cultura e dell'informazione in un momento in cui scarseggiano i soldi per necessità ben più incalzanti. Con un'espressione contrita si tagliano i fondi a sostegno della stampa e della promozione culturale. È la crisi, dicono. Non ci sono soldi. E sotto sotto si rallegrano che giornali e riviste vengano meno uno dopo l'altro e che centri di cultura scomodi chiudano i battenti.
E una volta che quei pochi giornali che mantenevano in vita il pluralismo informativo e il dissenso pubblico saranno naufragati, sarà molto più difficile aprirne di nuovi. Perché quando passeranno i tempi duri, il terreno sarà occupato, se lo saranno spartiti sottobanco i vincitori della crisi. E neanche questa è una novità: in ogni crisi c'è chi si arricchisce, perché le crisi servono a eliminare gli avversari.
(trad. di Natalia Cancellieri)
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