domenica 17 febbraio 2013
Come la psicoanalisi,
nel Dna la critica alla società
Massimo Recalcati
Da ragazzo ero un lettore abituale del manifesto che per me era già allora - nella seconda metà degli anni Settanta - un giornale innanzitutto di idee. Non astratto, non intellettualistico, non narcisistico, come alcuni pensavano, ma di idee. E le idee - per me allora come oggi - se sono davvero tali, non sono mai comode, non generano mai comfort né routine, sono piuttosto rotture, strappi, buchi nella trama apparentemente ordinata delle abitudini; sono aperture, traumi, risvegli, visioni differenti, non schiacciate sul potere di ciò che semplicemente esiste, di ciò che la psicoanalisi nomina come «principio di realtà». Con l'inizio del nuovo secolo sono diventato un collaboratore regolare del manifesto, per una decina d'anni. La mia presenza significava innanzitutto il segno di un riconoscimento doveroso: quale quotidiano è mai stato così ospitale con la psicoanalisi come lo è stato il manifesto dalla sua nascita sino a oggi? Cosa significa questa ospitalità?
Si sa quanto la cultura marxista sia stata e sia oscillante nei suoi rapporti con la psicoanalisi. Ma la mia riposta a questa domanda fu e resta ancora oggi semplice ed evidente: la politica culturale del manifesto porta con sé, nel suo Dna, le stesse ragioni che ispirano la psicoanalisi come teorica critica della società. Per questa ragione, ogni volta che ho scritto sulle sue pagine mi sono sentito stranamente a casa, stranamente nel posto giusto. Perché ogni volta avvertivo che le ragioni di cui si nutre la psicoanalisi si intersecavano - come avevano già notato alcuni, tra i quali Adorno e, soprattutto, Althusser - con quelle che animano, più in generale, la politica culturale del manifesto.
Quali ragioni? Eccone un breve elenco: il rifiuto di adattarsi all'esistente, la spinta antagonista nei confronti di ogni versione conformistica dell'etica, l'appello alla forza trasformativa del desiderio, la smobilitazione di ogni psicologia ingenuamente individuale, incapace di considerare la dimensione sociale dell'umano, il carattere sociale del mentale, l'insubordinazione nei confronti di ogni forma di autoritarismo, l'avvertimento permanente verso il risvolto reazionario del pregiudizio, il rigetto di ogni visione ideologica della normalità, la lotta aperta contro le diverse forme di segregazione, l' appello alla dimensione laica della ragione, il sostegno di un pensiero capace di rivoltarsi contro l'uniformità dell'opinione comune e contro i falsi miti del discorso del capitalista, la critica assidua al godimento osceno del potere, l'intervento e il lavoro sulla precarietà e l'emarginazione sociale.
Per tutti questi motivi - e altri ancora - non mi sono mai sentito un corpo estraneo sulle pagine di questo giornale. Lo psicoanalista non è sulle nuvole, ma abita il suo tempo che è un tempo storico. Fare politica non è mai un'opzione tra le altre ma l'effetto necessario di una implicazione al mondo.
Il manifesto ha accolto con grande apertura intellettuale e senza censure il discorso di uno psicoanalista che non voleva restare chiuso nel suo studio, ma essere presente nella città sostenendo la politica della psicoanalisi. A questo giornale va tutta la riconoscenza possibile, non solo personale ma della mia intera disciplina.
invia per email
Segnala l'articolo
al seguente indirizzo email



 
condividi  
 |  invia per email |  stampa
 
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah.  Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
 in edicola
sabato 15 diceMbre
 
La malattia della velocità
La battaglia per l’orario di lavoro non esaurisce la questione del rapporto problematico che le società occidentali contemporanee hanno con la tirannia dell’orologio.
di Mona Chollet
 
 
In edicola
da giovedì 13 dicembre
GANGBANG
40 anni
tradotti in fumetti
 IN VENDITA NELLO STORE
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique
 
    IN VENDITA NELLO STORE
RECENSIONI
 
 
PROGRAMMI

 
 
 
 
ILSITO
implementazione e sviluppo
Mir
hanno partecipato
Gianni Fotia [ab&c]
Raffaele Mastrolonardo
Nicola Bruno
contatti
 
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
 
consiglio di amministrazione   Benedetto Vecchi (presidente),
Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
 
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione@ilmanifesto.it
 
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
 
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it