
Vi leggo e vi sostengo ma basta prediche
Massimo Serafini - 29.02.2012
Caro Valentino e care compagne e compagni del manifesto, la notizia della crisi del giornale è arrivata anche quaggiù nell'isola di Fuerteventura, dove da tempo vivo.
Ancora una volta ho deciso di contribuire alla soluzione della crisi bonificando i 1000 euro. Non sarei però sincero se vi nascondessi che mai come questa volta ho resistito a compiere questo ennesimo gesto di solidarietà con il giornale.
Sono infatti uno dei tanti che da circa un anno ha rinunciato a leggervi e non perché vivo lontano dall'Italia, ma molto piú semplicemente perché lo trovo poco utile.
Da tempo mi pare sia un giornale predicatorio e privo di un progetto, problemi cer
to che appartengono a tutta la sinistra. A me pare, in poche parole, manchi un tentativo di analisi dei cambiamenti profondi della società che sono alla base dell'egemonia delle destre e anche della crisi della sinistra. Ed ancora, spesso lo trovo un giornale accodato in modo acritico al comitatismo diffuso e a tutto ciò che nella società si muove. Dico francamente che sarebbe sbagliato giustificare questa ennesima crisi solo con i ripetuti tagli all'editoria o con il permanere, dopo la caduta di Berlusconi, di un'egemonia liberista sulle scelte del governo Monti. Entrambe sappiamo hanno un peso, ma se fossi convinto che solo da qui viene la crisi del giornale, non avrei avuto alcuna difficoltà a sottoscrivere. La resistenza a farlo dipende soprattutto dagli stessi motivi per cui ho smesso di leggervi, come molti. Forse viene da qui, da questa perdita di senso, la caduta verticale delle vendite e la perdita di lettrici e lettori e non solo dalle spietate leggi del mercato, che la cultura liberista sta imponendo come unica ricetta per uscire dalla crisi.
Forse la stessa partecipazione alla sottoscrizione avrebbe molto più senso se, contrariamente al passato, coinvolgesse quanti decidono di sostenere il ]manifesto non solo per il suo salvataggio, ma anche e soprattutto per la definizione dell'indispensabile progetto di rinnovamento, dal quale dipende la riconquista di chi non vi compra più e chi ancora non vi legge.
Avrei molte domande da fare e forse anche qualche piccola risposta da suggerire, ma non so dove esprimerle e l'esperienza di altri momenti di difficoltà del giornale mi fa temere che esaurita la sottoscrizione e raggiunto il salvataggio che tutti auspichiamo, manchi poi la volontà politica di aprirsi ai contributi e agli interrogativi di chi ha sottoscritto.
Spero di essere smentito e per quanto mi riguarda, anche da qui, sono disponibile a dare una mano alla rifondazione del progetto politico editoriale del giornale. Un abbraccio






