mercoledì 18 settembre 2013
 
Un giornale - dio dell'istante
 Paulo Barone 03.02.2012
Venni a sapere dell'esistenza del manifesto verso la metà degli anni Settanta, al ginnasio, e ne diventai in breve un lettore assiduo. Dico in breve, ma non ricordo con precisione quanto tempo trascorse tra l'incontro e la lettura sistematica. Forse un mese, forse un paio d'anni. Conservo, invece, nitida in me la consapevolezza del fatto che la fase di avvicinamento di cui fui protagonista si realizzò in modo silenzioso e solitario, come un piccolo, severo, segreto, rito d'entrata.
Ora che il manifesto sta in bilico, forse sull'orlo del precipizio, sono molte le considerazioni, più o meno amare, che si possono fare a riguardo.
Non so decidermi. Sento solo di dover resistere a tutto ciò che somiglia a un canto funebre, a ciò che, sotto i migliori auspici e tra mille lodi, ne sigilli in anticipo la scomparsa e la sconfitta; ma resisto anche a quelle testimonianze improntate a un algido incoraggiamento, magari in nome di una generica libertà di stampa. Rimane al riparo dalla mia perplessità, invece, il senso di gratitudine.
Perché è innegabile: grazie al manifesto, ho conosciuto figure, circostanze, punti di vista, di cui ignoravo per lo più l'esistenza - e dunque ho senz'altro aumentato l'intensità della mia percezione, forse della mia sensibilità - e ho seguìto al rallentatore, con dovizia di particolari, le movenze pervasive e devastanti del cosiddetto neo-capitalismo - tenendo dunque paradossalmente aggiornata l'agenda dell'incivile civiltà del nostro spudorato, non più riformabile modo di vivere (e radicalmente irriformabile non perché sfuggito, chissà come, dal guinzaglio dei nostri vari saperi, ma perché intriso completamente di essi).
Quella che tuttavia mi mancava, fino ad ora, era un'immagine che mettesse assieme queste impressioni sporadiche, e che, soprattutto, potesse non solo, come adesso, deplorare, ma piuttosto rivendicare la posizione precaria, critica, in bilico del manifesto quale cifra elettiva della sua stessa costituzione e del suo, ramificato, collettivo.
Mentre pensavo di dover desistere dall'esprimere in qualche modo la mia partecipazione, mi è tornata in mente la splendida espressione di déi momentanei (Augenblicksgötter), coniata dal grande filologo Hermann Usener per definire la prassi, originaria e precoce, di elevare al rango di divinità non già una certa, particolare, stabilizzata attività o entità religiosa, ma la massa pulsante e disordinata dei fenomeni singoli, degli avvenimenti istantanei, dei mille casi fugaci, che compaiono una volta e spariscono immediatamente dopo.
Ecco allora: se il manifesto possiede un volto, è quello della divinità momentanea, del dio dell'istante e della transitorietà. Una «piccola lanterna» pronta a illuminare «ogni falciata d'erba», l'«ultima spiga» o un intero «covone», un attraversamento fitto di pericoli, un corpo amato o un animale.
Ritenere che una simile immagine possa retroattivamente giustificare quel mio lontano approccio adolescenziale, allora del tutto inconsapevole, è senz'altro troppo.
Mi consolo pensando, però, che forse un giorno una attività politica degna di questo nome sarà concepita esclusivamente in base al numero e alla qualità degli effetti involontari e inconsapevoli che si produrranno a suo margine, mentre intanto va avanti. In virtù di certe non preventivabili deviazioni momentanee, qualcosa su cui nessuno - è chiaro - potrà mai mettere né il cappello né la firma.
invia per email
Segnala l'articolo
al seguente indirizzo email



 
condividi  
 |  invia per email |  stampa
 
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan  Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
 
    in edicola
sabato 14 settembre
 
Le «maschiette»
di Riyad
Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).

  In edicola
da martedì 17 settembre
 
VENICEBIENNALE
Dream, and It'll Pass
Viewing the 55th Venice Biennale
 
      IN VENDITA su kindle
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique
 
    IN VENDITA NELLO STORE
RECENSIONI
 
 
 
 
 
ILSITO
implementazione e sviluppo
Mir
hanno partecipato
Gianni Fotia [ab&c]
Raffaele Mastrolonardo
Nicola Bruno
contatti
 
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
 
consiglio di amministrazione   Benedetto Vecchi (presidente), Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
 
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione(at)ilmanifesto.it
redazione di Milano
Via Lario 39 - 20159
02/ 89074385
 
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
 
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it