domenica 17 febbraio 2013
Battere la politica degenerata
 
Tariq Ali
Il disprezzo più completo per le norme e le responsabilità democratiche mostrato dall'Unione europea e dalle sue istituzioni sta filtrando nella politica dei singoli stati membri. L'Italia e la Grecia sono governate da banchieri che rendono conto ai vertici dell'Unione. Spagna, Portogallo e Irlanda sono gravemente infettati dall'euro-malattia.
La politica degli establishment si è concentrata sull'economia e poco più. Per giunta del tipo più ripugnante: capitali fittizi, vampiri che succhiano il sangue dei semplici cittadini per sopravvivere. Di fronte a questo, un centro estremo occupa il governo di gran parte dei paesi dell'Unione europea: guerre all'estero, austerity in casa. Le differenze, nell'ambito della politica ufficiale, sono virtualmente scomparse.
I giornali e i quotidiani che offrono un'alternativa sono rarissimi. Il manifesto ha sfidato le ortodossie fin da quando è stato fondato, 41 anni fa. I suoi redattori hanno scritto da ogni parte d'Italia e da molti luoghi del mondo per dare ai loro lettori qualcosa di diverso dal trito e banale menu offerto dal mainstream. Che il manifesto sia privato del sostegno statale dal governo di Mario Monti (mettendo in pratica una delle ultime direttive di quello Berlusconi) è grottesco e vergognoso. Ed è anche un boomerang, perché se le voci del dissenso saranno eliminate quale sarà la differenza tra la dittatura del capitale e la Russia di Breznev?
Quando Lucio Magri si è tolto la vita, qualche mese fa, la cultura politica italiana ne ha ricevuto uno shock. Sono state versate lacrime di coccodrillo, e i media hanno di colpo scoperto di aver perso qualcosa di buono e di onesto. 
È stato un sussulto di breve durata. Ma Lucio era un individuo, uno dei molti che ha aiutato a creare il manifesto. 
Se questo dovesse crollare, la rapida degenerazione della cultura politica in Italia ne verrebbe accelerata. I giornali vanno preservati e tenuti attivi, in attesa del momento di spazzare via l'ignominia di questi tempi. 
Tutti i miei colleghi della «New Left Review» e di «Verso» si uniscono a me nel promuovere l'appello a sottoscrivere e abbonarsi al manifesto, perché resti vivo e a galla.
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