domenica 17 febbraio 2013
Vendite +50%
ma chi manca è il governo
Dopo l'apertura della campagna per il sostegno del manifesto, le vendite in edicola sono aumentate. E' un dato importantissimo. Ma senza il fondo per l'editoria non possiamo farcela.
 
Matteo Bartocci - 2012.02.15
Ci mancava solo la neve. Dai primi dati attendibili sulle vendite la nostra «campagna acquisti» ha dato i suoi frutti. Dal 10 febbraio a oggi le vendite medie in edicola sono aumentate del 50%. Potrebbero essere arrivate a diecimila copie in più. Il condizionale è d'obbligo e il dato reale andrà preso con molta molta cautela perché con la bufera di neve e il tempo da lupi il giornale non è arrivato o è arrivato con difficoltà in mezza Italia. 
Voi lo sapete - perché ce lo segnalate via email, twitter o telefono - ma in Puglia, Calabria, Campania, Toscana, Lombardia ed Emilia-Romagna, nei primi giorni di febbraio il giornale è arrivato poco e male. Senza contare l'assenza dalle isole per la scandalosa decisione di Poste italiane di sospendere i voli postali (utilizzati prevalentemente da testate di sinistra come noi, Unità e Liberazione). Dove siamo arrivati, però, la «campagna acquisti» ha iniziato a funzionare. 
È splendido ma non basta. Purtroppo non basta affatto. Noi e voi possiamo fare meglio di così. E lo faremo già da questa settimana, appena il tempo si normalizzerà. Noi e voi, infatti, ci siamo. Chi manca ancora è il governo. Ed è un'assenza decisiva, esiziale. Come abbiamo cercato di spiegarvi in lungo e in largo negli scorsi mesi, i problemi del manifesto (e dei giornali non profit e in cooperativa) sono di due tipi diversi. Da un lato c'è un problema editoriale, industriale e finanziario (vendite insufficienti, penalizzazioni pubblicitarie, costi fissi di gestione troppo alti e così via). E questo lo possiamo - lo potremo, lo potremmo - risolvere con il liquidatore, migliorandoci o facendo scelte amministrative più precise. Dall'altro c'è un problema strutturale, sul quale noi e voi non possiamo fare poco o nulla. E sono i tagli retroattivi al fondo editoria. Senza un intervento del governo nelle prossime ore noi saremo costretti a chiudere e basta. Qualsiasi sforzo facciamo.
Proviamo a spiegarlo in maniera semplice: nel 2012 (cioè adesso) il governo deve stanziare i fondi per l'editoria che coprono l'anno 2011. Si tratta (per i giornali veri, truffatori esclusi) di un rimborso per spese già sostenute nell'anno appena finito. Di conseguenza, se quel rimborso è insufficiente, il bilancio 2011 non si può approvare e l'impresa chiude, come è già accaduto a tante cooperative locali e a testate più o meno note. Perdonate il paragone un po' cruento. Ma è come se con le manovre dell'estate scorsa Giulio Tremonti avesse sparato una pallottola e noi stessimo ancora aspettando di ricevere il colpo. Ci potrà uccidere, colpire di striscio, azzopparci. Difficilmente, lo sappiamo, mancherà il bersaglio. Attualmente quel proiettile mira al cuore. I 53 milioni di euro complessivi stanziati finora dal ministero dell'Economia (un taglio del 75% rispetto al già decurtato anno precedente) non bastano né a noi né alle 90 testate a rischio chiusura. Lo stato, quando chiuderemo, spenderà molto di più in ammortizzatori sociali, mancato gettito e oneri finanziari. Noi non siamo un giornale «assistito». O meglio, lo siamo ma solo in parte. Facendo una media dal 2006 al 2010, il 58% dei ricavi del manifesto proviene da vendite in edicola o abbonamenti. Il 7% dalle sottoscrizioni che facciamo periodicamente e l'11% arriva dalla pubblicità (nei giornali "normali" la pubblicità è sempre superiore al 45% dei ricavi). Il contributo pubblico ammonta, in media, al 24%. Per tre quarti, dunque, provvediamo da soli e con voi. Ma contro un taglio così forte e retroattivo non abbiamo difese. E quello che non è riuscito a fare Berlusconi entrerà nel ricco curriculum vitae del professor Monti.
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