mercoledì 18 settembre 2013
Settimana decisiva
per il futuro del giornale
di Matteo Bartocci 15.05.2012
 
Per il manifesto è iniziata un'altra settimana di passione. Venerdì prossimo (salvo sorprese) dovrebbe tenersi il primo incontro formale con la troika di commissari liquidatori dopo il fax di «cessazione attività» che ci è arrivato all'improvviso l'11 maggio. E domenica 20 a Bologna - in una sede ancora da definire - andremo all'incontro nazionale organizzato dai nostri circoli.
Ieri un'affollatissima riunione in redazione di tutti i soci e i dipendenti del giornale ha discusso a lungo i possibili scenari che abbiamo di fronte, dal decreto editoria appena varato dal governo all'accordo ancora da definire col ministero del Lavoro sulla cassa integrazione e il taglio del personale. Anche se fosse stata una semplice «provocazione», il fax dei liquidatori ha innescato dentro e fuori il giornale una scossa che si è propagata per tutta la comunità che regge il manifesto.
La notizia è già rimbalzata sui giornali di Spagna e Germania e ha portato a un aumento del 400% dell'attività sui nostri social network, arrivando a coinvolgere ben 750.000 utenti individuali di facebook. Numeri enormi per una realtà artigianale e «piccola» come il manifesto.
Tra giornalisti e poligrafici - dai fondatori all'ultimo arrivato - è comune la consapevolezza di affrontare un tornante senza ritorno (com'è l'avvio di tagli pesantissimi all'organico) ma anche l'ultima possibilità per rifondare questa impresa comune su basi nuove. Nel più breve tempo possibile dovrà essere elaborato un piano editoriale che non sia esiziale per le nostre esangui casse. Sul tavolo c'è di tutto, dal formato del giornale alla sua foliazione fino alla nostra difficile presenza sul Web. Con la certezza, però, che abbiamo solo un'opportunità: non possiamo sbagliare più nulla né fare passi più lunghi della gamba.
Anche per questo, accogliendo in parte un suggerimento di Rossana Rossanda, l'assemblea ha deciso di costruire un gruppo di coordinamento informale che si occuperà di trovare le soluzioni possibili ai problemi immensi che abbiamo di fronte, dall'organizzazione del lavoro alla proprietà della testata. Sopravvivere a una procedura complessa come la liquidazione coatta amministrativa è solo il primo dei gradini che dobbiamo scalare.
Ci conforta vedere che in appena due giorni qui in redazione sono arrivate centinaia di lettere ed email. Senza contare le telefonate da lettori e sostenitori letteralmente da tutto il mondo. Proveremo a pubblicarle tutte, quelle in questa pagina sono solo una piccolissima parte.
All'orizzonte, è sempre più chiaro, ci deve essere un «nuovo» manifesto. Rinnovato e sostenibile. Per farlo abbiamo bisogno dell'aiuto di tutti, a cominciare dai nostri liquidatori, che sono i nostri «gestori» e dovrebbero essere perciò i nostri primi - anche se non unici - interlocutori. Alla fine della procedura di liquidazione, infatti, c'è la vendita dell'unico bene che abbiamo: la testata. E siccome la consideriamo da sempre un «bene comune», dovremo immaginare insieme ai nostri sostenitori forme originali di proprietà autonoma e collettiva. L'assemblea autoconvocata a Bologna dai nostri circoli di domenica è la prima tappa che potrà verificare come andare avanti insieme ai nostri inesauribili compagni e compagne. Del resto l'avevamo scritto nell'editoriale che ha annunciato la liquidazione: «Nell'origine della nostra storia crediamo di vedere ancora una vita futura» (Senza fine, 9 febbraio 2012).
Siamo stati i primi, 40 anni fa, a scegliere la forma della cooperativa pura per un giornale politico nazionale. Abbiamo scelto fin dall'inizio la strada dell'«editore collettivo». Possiamo dire che avevamo visto giusto. Oggi tutti i giornali, anche se non tutti lo ammetteranno, sono a modo loro «forme originali della politica». In questo senso, l'esperienza del manifesto ha vinto. In Francia Le Monde ha una forma di gestione che coinvolge lettori e lavoratori. E in Italia oltre alle altre cooperative editoriali, anche realtà più recenti come il Fatto quotidiano e Servizio pubblico hanno costruito forme proprietarie originali in cui il confine tra redazione e sostenitori è sempre più labile.
Vogliamo essere ancora una volta gli apri-pista di una nuova era della stampa e dell'informazione politica. È la sfida più difficile ma anche l'unica che valga davvero la pena raccogliere.
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