mercoledì 18 settembre 2013
Dimezzati ma vivi.
Il manifesto non chiude
Ci abbiamo sempre creduto, abbiamo ogni giorno lavorato per raggiungere questo risultato e ieri finalmente abbiamo firmato: dimezzati ma vivi. Il manifesto non chiude. E ora possiamo pensare a come ricomprarci la testata.
Trentasei, tra giornalisti e poligrafici, saranno al lavoro e 34 in cassa integrazione a rotazione. Al ministero del lavoro, abbiamo raggiunto un accordo che scongiura l'interruzione delle pubblicazioni. Un buon risultato anche se durissimo perché costringe il collettivo a grandi sacrifici (parlano i numeri) per rispettare condizioni molto pesanti nella gestione corrente dei bilanci. Ci siamo riusciti per l'ascolto e il rispetto che il ministero dello sviluppo economico e quello del lavoro hanno riservato ai quarant'anni di storia della nostra testata, per la collaborazione serrata con i commissari liquidatori, per l'apporto di Fnsi e Cgil, per l'impegno forte della squadra che ha affrontato la Liquidazione amministrativa lavorando in via Bargoni , per la solidarietà fattiva dei collaboratori che hanno continuato a scrivere gratuitamente dall'Italia e dal mondo. Ma non ce l'avremmo fatta senza il rinnovato amore con i nostri antichi lettori-sostenitori che abbiamo ritrovato vicini, con i circoli manifestini, con chi neppure sapevamo di avere accanto. Voi ci aiutate a camminare, spingete i nostri passi su una strada che così ripida non avevamo ancora conosciuto. Lo fate con affetto, ma anche con sollecitazioni, critiche, consigli per migliorare le sedici pagine, i supplementi culturali, il sito. Facile a dirsi, più complicato tradurlo in concreto.
Le eresie sono frutto di maturazioni lente e profonde, come lo fu quella del manifesto nel '69. Oggi una casa madre da cui separarsi non c'è e il paesaggio è popolato da partiti in coma (forse reversibile, forse no). E immaginare una sinistra unitaria ma plurale, popolare ma alternativa chiama a un doppio lavoro: prima di costruire bisogna sgombrare il campo dalle macerie e magari capire che c'è poco da riciclare. Il governo Monti aiuta: le sue ricette su pensioni e lavoro sono uno spartiacque per ridefinire il campo della sinistra. Che in Italia ha distrutto anche la parola. Un quotidiano come il manifesto è uno strumento culturale privilegiato per coltivare l'ambizione di un rinascimento politico.
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