domenica 17 febbraio 2013
Dimezzati ma vivi.
Il manifesto non chiude
Ci abbiamo sempre creduto, abbiamo ogni giorno lavorato per raggiungere questo risultato e ieri finalmente abbiamo firmato: dimezzati ma vivi. Il manifesto non chiude. E ora possiamo pensare a come ricomprarci la testata.
Trentasei, tra giornalisti e poligrafici, saranno al lavoro e 34 in cassa integrazione a rotazione. Al ministero del lavoro, abbiamo raggiunto un accordo che scongiura l'interruzione delle pubblicazioni. Un buon risultato anche se durissimo perché costringe il collettivo a grandi sacrifici (parlano i numeri) per rispettare condizioni molto pesanti nella gestione corrente dei bilanci. Ci siamo riusciti per l'ascolto e il rispetto che il ministero dello sviluppo economico e quello del lavoro hanno riservato ai quarant'anni di storia della nostra testata, per la collaborazione serrata con i commissari liquidatori, per l'apporto di Fnsi e Cgil, per l'impegno forte della squadra che ha affrontato la Liquidazione amministrativa lavorando in via Bargoni , per la solidarietà fattiva dei collaboratori che hanno continuato a scrivere gratuitamente dall'Italia e dal mondo. Ma non ce l'avremmo fatta senza il rinnovato amore con i nostri antichi lettori-sostenitori che abbiamo ritrovato vicini, con i circoli manifestini, con chi neppure sapevamo di avere accanto. Voi ci aiutate a camminare, spingete i nostri passi su una strada che così ripida non avevamo ancora conosciuto. Lo fate con affetto, ma anche con sollecitazioni, critiche, consigli per migliorare le sedici pagine, i supplementi culturali, il sito. Facile a dirsi, più complicato tradurlo in concreto.
Le eresie sono frutto di maturazioni lente e profonde, come lo fu quella del manifesto nel '69. Oggi una casa madre da cui separarsi non c'è e il paesaggio è popolato da partiti in coma (forse reversibile, forse no). E immaginare una sinistra unitaria ma plurale, popolare ma alternativa chiama a un doppio lavoro: prima di costruire bisogna sgombrare il campo dalle macerie e magari capire che c'è poco da riciclare. Il governo Monti aiuta: le sue ricette su pensioni e lavoro sono uno spartiacque per ridefinire il campo della sinistra. Che in Italia ha distrutto anche la parola. Un quotidiano come il manifesto è uno strumento culturale privilegiato per coltivare l'ambizione di un rinascimento politico.
invia per email
Segnala l'articolo
al seguente indirizzo email



 
condividi  
 |  invia per email |  stampa
 
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah.  Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
 in edicola
sabato 15 diceMbre
 
La malattia della velocità
La battaglia per l’orario di lavoro non esaurisce la questione del rapporto problematico che le società occidentali contemporanee hanno con la tirannia dell’orologio.
di Mona Chollet
 
 
In edicola
da giovedì 13 dicembre
GANGBANG
40 anni
tradotti in fumetti
 IN VENDITA NELLO STORE
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique
 
    IN VENDITA NELLO STORE
RECENSIONI
 
 
PROGRAMMI

 
 
 
 
ILSITO
implementazione e sviluppo
Mir
hanno partecipato
Gianni Fotia [ab&c]
Raffaele Mastrolonardo
Nicola Bruno
contatti
 
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
 
consiglio di amministrazione   Benedetto Vecchi (presidente),
Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
 
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione@ilmanifesto.it
 
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
 
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it