mercoledì 18 settembre 2013
Rifondazione rinuncia ad avere un giornale
Prima ha tentato di far passare un ordine del giorno in cui si dichiarava la chiusura definitiva del giornale. Poi, vista l'impossibilità di far approvare il testo per mancanza del numero legale, ha comunque decretato - salvo ripensamenti - la morte di Liberazione. «Il Prc ha deciso di non mettere più soldi sul quotidiano, quindi resta la decisione di chiuderlo», ha detto Paolo Ferrero nel corso della direzione del partito che si è tenuta ieri pomeriggio.
Per il giornale che fu di Rifondazione comunista sembra proprio essere cominciato il conto alla rovescia, tanto più che il direttore Dino Greco fino a oggi ha appoggiato senza contrastarla ogni scelta fatta dall'editore. Il prossimo appuntamento adesso è per martedì alla Regione Lazio dove quasi sicuramente la società editrice, la Mrc, chiederà la cassa integrazione a zero ore per i 17 giornalisti e 14 poligrafici, mettendo così la parola fine a un'esperienza ventennale.

Durante la riunione di ieri alcuni componenti della Direzione hanno chiesto di poter ascoltare i lavoratori due dei quali, uno in rappresentanza del cdr e uno delle Rsu, hanno spiegato tutti i tentativi fatti per mantenere in vita il giornale e i loro posti di lavoro. Tentativi puntualmente respinti dalla Mrc. E' stato distribuito anche un documento in cui si ponevano al partito 17 domande con riassunte tutte le contraddizioni che hanno segnato il comportamento del Prc in questi tre mesi di vertenza e precedute da un interrogativo iniziale: «Perché Rifondazione comunista non vuole più fare un giornale?».

La stessa domanda che, all'interno del partito, sembra ormai girare anche tra molti militanti che non riescono a capire il perché di una scelta che sembra suicida tanto più in vista di scadenze elettorali imminenti e del rifinanziamento del fondo per l'editoria già deciso dal governo.
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