
Cari compagni...
Lettere al manifesto
Lettere al manifesto
Da Franca Bertolotto, da sempre lettrice accurata de Il Manifesto, un sostegno che va oltre la sua esistenza terrena già finita
Alla fine c'è della coerenza in quello che avviene. A quello che dice che gli conviene sfruttare i serbi si danno 50 milioni di bonus, la Fiom è meglio che neanche entri nelle fabbriche e si creano le condizioni perché il manifesto chiuda: finalmente un po' di rigore volto al risparmio! La vicenda del manifesto ci rende evidente che come al solito diamo per scontate le cose: il giornale sta lì, è nostro, e un paio di volte a settimana lo compriamo! Bisogna invece inventarsi qualcosa perché adesso ci rendiamo conto che la sua chiusura corrisponderebbe alla fine di un mondo, quello sintetizzato dall'art.1 della nostra Costituzione. È del 2003 il nostro progetto «Il Canto del Genio d'Occidente» che si proponeva la ridefinizione della peculiarità del concetto di civiltà occidentale sgretolato e frammentizzato in modo da non avere più un centro di sintesi! Dovremo pur chiederci, per esempio, che cos'è il denaro! Da Platone si evince che il denaro è il simbolo della volontà dell'uomo e poiché questa è difforme (così come l'intelligenza) c'è il più ricco e il più povero: il più ricco può essere un certo numero di volte più ricco del più povero e non dice che può esserlo migliaia e decine di migliaia di volte! La gente si deve rendere conto che 50 milioni euro corrispondono per esempio a un «bonus» di 500 euro l'anno per 100mila capofamiglia (una cosa che riguarda quindi almeno 300mila persone) e se il manifesto chiude avremo perso un punto di vista e saremo quindi tutti più poveri! Propongo quindi una mobilitazione che metta assieme la solidarietà più affettuosa al popolo greco (o l'internazionalismo deve riguardare solo la finanza?), a quella in favore del manifesto e della possibilità di espressione più in generale, alla riduzione degli stipendi dei grandi manager a livelli compatibili con la natura dell'uomo.
Carlo Crivelli
Lettore fedele dal 1988, ogni giorno acquisto due copie. Lunga vita al manifesto.
Fabrizio Mori, La Spezia
Anche il Trio Lindbergh sostiene la vostra lotta per esistere e per essere presenti in edicola ogni giorno. Personalmente acquisto il manifesto ogni giorno in edicola da anni e ritengo una grande ricchezza poter leggere le vostre pagine. Ho coinvolto il trio musicale del quale faccio parte in questa passione per la libertà di stampa. Grazie a tutte/i voi.
Andrea Fogarollo
Ogni mattina, alle 7, prima del lavoro, l'acquisto del manifesto, il colpo d'occhio sul titolo, la prima lettura veloce degli articoli più significativi, sono un rito impagabile (e infatti non ho mancato mai neppure gli appuntamenti a 50.000 lire o a 50 euro....) e, anche sul piano sensoriale, non barattabile con un abbonamento. Tuttavia, da piccolissimo azionista del quotidiano comunista, colgo appieno le ragioni e gli sforzi straordinari di questa fase per mantenere vivo - e quindi in edicola prima di tutto - il manifesto: un giornale se non è in edicola non è. Ecco perché ho deciso di attivare un abbonamento annuale a favore della biblioteca comunale della mia città: un piccolo sostegno in più al manifesto, un grande strumento in più per i frequentatori della biblioteca pubblica. Io intanto continuerò ad acquistare la mia copia quotidiana in edicola. Ce la faremo anche questa volta, la rivoluzione non russa.
Fernando Tribi Fiorenzuola d'Arda (PC)
Caro manifesto, a Vicenza abbiamo fatto una piccola cosa per il nostro grande giornale: all'EquoBar abbiamo organizzato un aperitivo-concerto. Piluccando e ascoltando dell'ottimo blues del gruppo Pina Bolla e gli Altri 4 abbiamo raccolto più di 2.000 euro. Ci sono stati anche altri donatori e cosi oggi ho bonificato 2.640 euro. Non mollate, noi non molliamo!!!
miriam, ivetta, luciana e carlo e tutti i nomi dei donatori (sperando di non aver dimenticato nessuno!): lilli, andreina, angiola e peppino, rosetta e tiziano, antonio, agnese, mario, jenni, beppo, paola, emilio e patrizia, beppe, luisa, barbara, carla e taki, mirella e giancarlo, toni, adriano, cristina, walter, danilo, amelia e angelo, annalisa, maura, gianni, maurizia
Oggi ho fatto la sottoscrizione online di 520 euro per acquisto abbonamenti. Hanno contribuito: Chiara e Mario Santi, Cristiano Gasparetto, Ettorina Battain, Francesca Brunetti. In bocca al lupo da noi tutti.
Paola Borino, Venezia
Il manifesto è un giornale con il quale molti di noi hanno dialogato, discusso, magari anche dissentito, sapendo però che i nostri interessi in materia di politica e cultura vi avrebbero sempre trovato spazio e che sarebbe stato per tutti noi un termine di confronto e di stimolo. All'idea che debba arrendersi ad un combinato legislativo ed economico che, per di più, si presenta sotto l'aspetto /e l'alibi/ del risanamento pubblico, pensiamo che si debba contrapporre una volontà di resistenza, di rilancio del suo ruolo di giornale di approfondimento politico culturale e di dibattito, essenziale per qualunque ipotesi di emancipazione dalla tutela dei tecnici, dal rassegnato e balbettante moderatismo della sinistra (ora anche di governo), dall'improvvisazione dei populismi di varia provenienza.
Un ulteriore sostegno dai docenti della Facoltà di Lettere e Filosofia di Siena: Laura Barile, Armando Cutolo, Maria Rita Digilio, Alessandro Fo, Catherine Maubon, Giuseppe Nava, Michela Pereira, Duccio Pianigiani, Antonio Prete, Antonio Rizzo
Carlo Crivelli
Lettore fedele dal 1988, ogni giorno acquisto due copie. Lunga vita al manifesto.
Fabrizio Mori, La Spezia
Anche il Trio Lindbergh sostiene la vostra lotta per esistere e per essere presenti in edicola ogni giorno. Personalmente acquisto il manifesto ogni giorno in edicola da anni e ritengo una grande ricchezza poter leggere le vostre pagine. Ho coinvolto il trio musicale del quale faccio parte in questa passione per la libertà di stampa. Grazie a tutte/i voi.
Andrea Fogarollo
Ogni mattina, alle 7, prima del lavoro, l'acquisto del manifesto, il colpo d'occhio sul titolo, la prima lettura veloce degli articoli più significativi, sono un rito impagabile (e infatti non ho mancato mai neppure gli appuntamenti a 50.000 lire o a 50 euro....) e, anche sul piano sensoriale, non barattabile con un abbonamento. Tuttavia, da piccolissimo azionista del quotidiano comunista, colgo appieno le ragioni e gli sforzi straordinari di questa fase per mantenere vivo - e quindi in edicola prima di tutto - il manifesto: un giornale se non è in edicola non è. Ecco perché ho deciso di attivare un abbonamento annuale a favore della biblioteca comunale della mia città: un piccolo sostegno in più al manifesto, un grande strumento in più per i frequentatori della biblioteca pubblica. Io intanto continuerò ad acquistare la mia copia quotidiana in edicola. Ce la faremo anche questa volta, la rivoluzione non russa.
Fernando Tribi Fiorenzuola d'Arda (PC)
Caro manifesto, a Vicenza abbiamo fatto una piccola cosa per il nostro grande giornale: all'EquoBar abbiamo organizzato un aperitivo-concerto. Piluccando e ascoltando dell'ottimo blues del gruppo Pina Bolla e gli Altri 4 abbiamo raccolto più di 2.000 euro. Ci sono stati anche altri donatori e cosi oggi ho bonificato 2.640 euro. Non mollate, noi non molliamo!!!
miriam, ivetta, luciana e carlo e tutti i nomi dei donatori (sperando di non aver dimenticato nessuno!): lilli, andreina, angiola e peppino, rosetta e tiziano, antonio, agnese, mario, jenni, beppo, paola, emilio e patrizia, beppe, luisa, barbara, carla e taki, mirella e giancarlo, toni, adriano, cristina, walter, danilo, amelia e angelo, annalisa, maura, gianni, maurizia
Oggi ho fatto la sottoscrizione online di 520 euro per acquisto abbonamenti. Hanno contribuito: Chiara e Mario Santi, Cristiano Gasparetto, Ettorina Battain, Francesca Brunetti. In bocca al lupo da noi tutti.
Paola Borino, Venezia
Il manifesto è un giornale con il quale molti di noi hanno dialogato, discusso, magari anche dissentito, sapendo però che i nostri interessi in materia di politica e cultura vi avrebbero sempre trovato spazio e che sarebbe stato per tutti noi un termine di confronto e di stimolo. All'idea che debba arrendersi ad un combinato legislativo ed economico che, per di più, si presenta sotto l'aspetto /e l'alibi/ del risanamento pubblico, pensiamo che si debba contrapporre una volontà di resistenza, di rilancio del suo ruolo di giornale di approfondimento politico culturale e di dibattito, essenziale per qualunque ipotesi di emancipazione dalla tutela dei tecnici, dal rassegnato e balbettante moderatismo della sinistra (ora anche di governo), dall'improvvisazione dei populismi di varia provenienza.
Un ulteriore sostegno dai docenti della Facoltà di Lettere e Filosofia di Siena: Laura Barile, Armando Cutolo, Maria Rita Digilio, Alessandro Fo, Catherine Maubon, Giuseppe Nava, Michela Pereira, Duccio Pianigiani, Antonio Prete, Antonio Rizzo
Pierpaolo Capovilla *
Cosa sia accaduto al Paese-Italia negli ultimi vent'anni, è presto detto. Dei valori democratici repubblicani non abbiamo avuto desiderio alcuno di occuparci attentamente, ognuno di noi preferendo ad essi i fatti propri e con questi, i nostri miserabili egoismi quotidiani. Ecco, cosa è accaduto. È mancata la vigilanza nei confronti degli sviluppi criminali e criminogeni di quella parte della società italiana che non ha mai avuto a cuore il benessere collettivo, e che è concretamente dovuta all'insufficienza e all'inadeguatezza dei partiti della sinistra.
Rifondazione Comunista, che non ha saputo e non ha voluto ricercare e trovare l'unità necessaria e sufficiente per rimanere in parlamento e, miope, si è arroccata nei suoi piccoli privilegi castali. Il Partito Democratico, castale per eccellenza, il cui ceto dirigente non è cambiato e non cambia mai, e la cui visione politica d'insieme non è mai all'altezza delle proprie idee originarie, delle quali ha dimenticato, strada facendo, il valore e la forza propulsiva, e che non riesce a scorgere - colpa grave e gravida di conseguenze - come la società civile italiana sia molto, ma molto più a sinistra dei suoi rappresentanti politici.
Di queste insufficienze si è nutrita la borghesia faccendiera e ladra, i bari, i prevaricatori, i mafiosi, che hanno saputo, loro sì, innalzare lo straccio del populismo e del qualunquismo a bandiera di un'Italia desiderata e voluta cialtrona ed edonista, ignorante e narcisista.
Nel caos dell'inettitudine, ecco l'incredibile vicenda del governo Monti, a dimostrare, una volta di più, come l'Italia sia il laboratorio politico più esemplare fra i paesi altamente industrializzati del mondo.
È bizzarro, ancor oggi e ancora una volta, dover constatare come proprio un quotidiano che nel suo titolo si dichiara «comunista», con tutto il peso storico politico che questo aggettivo inevitabilmente porta con sé, sia in realtà il giornale più democratico edito in Italia, dove per democrazia intendiamo il liberalismo parlamentare tout-court.
Eterogenesi dei fini! D'altro canto, la più bella e illuminata costituzione repubblicana dell'occidente è stata scritta con il fondamentale contributo del Partito Comunista Italiano, che dio l'abbia in gloria.
Lo dico con spirito polemico: il manifesto è forse l'unico quotidiano per cui il finanziamento pubblico è sacrosanto. Perché il manifesto, a differenza di tutti gli altri quotidiani che hanno creato cooperative ad hoc per beneficiare dei contributi pubblici, è edito da una cooperativa con obblighi di mutualità, il che ne fa una cooperativa vera e non fittizia. Perché non è un giornale di partito, ma di opinione: vale ancora qualcosa ricordare che il manifesto nacque dalla radiazione di un gruppo di intellettuali dal Pci, che non seppe e non volle riconoscere i fatti di Praga per quello che erano?
Perché ne va del pluralismo dell'informazione, in un paese al quarantesimo posto della classifica mondiale della libertà di stampa, oggi dominata dall'oligopolio pubblicitario.
Ma sopratutto perché, anti-borghese e comunista, il manifesto ha saputo incarnare negli anni tanto il punto di vista operaio che quello della borghesia per bene, e sottolineo per bene: perché c'è una parte del paese che, al di là delle sperequazioni sociali del capitalismo moderno, riesce a pensare alla comunità con spirito progressista, egualitario, socialista, utopistico se vogliamo, e questa parte è anche parte della nostra borghesia.
L'utopia, si sa, è un paradosso. L'utopia è, dunque, un atto di fede. Perché non ci importa niente dell'impossibile raggiungimento dell'obiettivo utopico: ciò che importa, è il percorso che ci conduce verso esso: perché coincide con la nostra vita, con la nostra quotidiana esistenza, nel qui ed ora. È ciò che chiamiamo, orgogliosi, Politica, con la P maiuscola ed in singolar tenzone con l'arte italiana di farsi i fatti propri.
Ricordo con amore una zia carissima, suora paolina, che si prendeva cura di me, un bambino povero ed introverso; comprava il Corriere della sera, e ci nascondeva dentro il manifesto, di fronte agli occhi sorpresi e perplessi del giornalaio. Comprendo solo oggi quanto negli anni bui del piombo, quello fosse un piccolo, intimo e cristianissimo gesto di libertà.
Cosa sia accaduto al Paese-Italia negli ultimi vent'anni, è presto detto. Dei valori democratici repubblicani non abbiamo avuto desiderio alcuno di occuparci attentamente, ognuno di noi preferendo ad essi i fatti propri e con questi, i nostri miserabili egoismi quotidiani. Ecco, cosa è accaduto. È mancata la vigilanza nei confronti degli sviluppi criminali e criminogeni di quella parte della società italiana che non ha mai avuto a cuore il benessere collettivo, e che è concretamente dovuta all'insufficienza e all'inadeguatezza dei partiti della sinistra.
Rifondazione Comunista, che non ha saputo e non ha voluto ricercare e trovare l'unità necessaria e sufficiente per rimanere in parlamento e, miope, si è arroccata nei suoi piccoli privilegi castali. Il Partito Democratico, castale per eccellenza, il cui ceto dirigente non è cambiato e non cambia mai, e la cui visione politica d'insieme non è mai all'altezza delle proprie idee originarie, delle quali ha dimenticato, strada facendo, il valore e la forza propulsiva, e che non riesce a scorgere - colpa grave e gravida di conseguenze - come la società civile italiana sia molto, ma molto più a sinistra dei suoi rappresentanti politici.
Di queste insufficienze si è nutrita la borghesia faccendiera e ladra, i bari, i prevaricatori, i mafiosi, che hanno saputo, loro sì, innalzare lo straccio del populismo e del qualunquismo a bandiera di un'Italia desiderata e voluta cialtrona ed edonista, ignorante e narcisista.
Nel caos dell'inettitudine, ecco l'incredibile vicenda del governo Monti, a dimostrare, una volta di più, come l'Italia sia il laboratorio politico più esemplare fra i paesi altamente industrializzati del mondo.
È bizzarro, ancor oggi e ancora una volta, dover constatare come proprio un quotidiano che nel suo titolo si dichiara «comunista», con tutto il peso storico politico che questo aggettivo inevitabilmente porta con sé, sia in realtà il giornale più democratico edito in Italia, dove per democrazia intendiamo il liberalismo parlamentare tout-court.
Eterogenesi dei fini! D'altro canto, la più bella e illuminata costituzione repubblicana dell'occidente è stata scritta con il fondamentale contributo del Partito Comunista Italiano, che dio l'abbia in gloria.
Lo dico con spirito polemico: il manifesto è forse l'unico quotidiano per cui il finanziamento pubblico è sacrosanto. Perché il manifesto, a differenza di tutti gli altri quotidiani che hanno creato cooperative ad hoc per beneficiare dei contributi pubblici, è edito da una cooperativa con obblighi di mutualità, il che ne fa una cooperativa vera e non fittizia. Perché non è un giornale di partito, ma di opinione: vale ancora qualcosa ricordare che il manifesto nacque dalla radiazione di un gruppo di intellettuali dal Pci, che non seppe e non volle riconoscere i fatti di Praga per quello che erano?
Perché ne va del pluralismo dell'informazione, in un paese al quarantesimo posto della classifica mondiale della libertà di stampa, oggi dominata dall'oligopolio pubblicitario.
Ma sopratutto perché, anti-borghese e comunista, il manifesto ha saputo incarnare negli anni tanto il punto di vista operaio che quello della borghesia per bene, e sottolineo per bene: perché c'è una parte del paese che, al di là delle sperequazioni sociali del capitalismo moderno, riesce a pensare alla comunità con spirito progressista, egualitario, socialista, utopistico se vogliamo, e questa parte è anche parte della nostra borghesia.
L'utopia, si sa, è un paradosso. L'utopia è, dunque, un atto di fede. Perché non ci importa niente dell'impossibile raggiungimento dell'obiettivo utopico: ciò che importa, è il percorso che ci conduce verso esso: perché coincide con la nostra vita, con la nostra quotidiana esistenza, nel qui ed ora. È ciò che chiamiamo, orgogliosi, Politica, con la P maiuscola ed in singolar tenzone con l'arte italiana di farsi i fatti propri.
Ricordo con amore una zia carissima, suora paolina, che si prendeva cura di me, un bambino povero ed introverso; comprava il Corriere della sera, e ci nascondeva dentro il manifesto, di fronte agli occhi sorpresi e perplessi del giornalaio. Comprendo solo oggi quanto negli anni bui del piombo, quello fosse un piccolo, intimo e cristianissimo gesto di libertà.
* Il Teatro degli Orrori
Sono uno studente, ho 20 anni e ho deciso di abbonarmi perché il manifesto per me non rappresenta solo un giornale, è un fratello, una voce amica, una spalla. Quando sono stato arrestato (poi assolto) il 14 dicembre 2010 a Roma nel corso della manifestazione ho passato due notti in prigione. Una volta uscito mi sono scontrato con l'opinione pubblica e con tutti i giornali che additavano gli studenti come delinquenti, in quel momento eravamo mediaticamente soli, solo una voce fuori dal coro, con intelligenza e con coerenza prese le nostre difese, era il manifesto. Questo giornale scrisse sulle sue pagine quello che avevamo nel cuore, gridò la nostra insoddisfazione verso un governo totalitario, urlò la nostra rabbia verso una riforma della scuola indegna. Il manifesto per tutti, ma soprattutto per me significa libertà. La stessa libertà negata dalla prigione la rivedevo rinascere nelle pagine di questo giornale libero e senza padroni. Se chiude, si eclisserà per sempre la voce degli ultimi, la voce fuori dal coro. Non possono zittirla, questa voce siamo tutti noi lettori. II manifesto ci ha dato e ci da l'opportunità della libertà, dobbiamo coglierla facendo ognuno la nostra parte. L'ho comprato, lo compro e lo comprerò ogni giorno. Resisti per noi, resistiamo noi per te.
Federico Serra
Il manifesto non si tocca. Pronto a versare 250 euri per sostenere il giornale.
Giorgio Perez
Non possiamo accettare che il manifesto, da anni un prezioso compagno di strada del nostro movimento, scompaia. Abbiamo ancora bisogno di voi per difendere il risultato referendario dagli attacchi del governo Monti e dei poteri forti. E ha bisogno di voi, di una voce libera e critica, anche la democrazia. Aderiamo alla sottoscrizione con 100 euro. Coraggio, insieme possiamo farcela! Comitato modenese per l'acqua pubblica
Un euro e cinquanta al giorno è tutto il sostegno che posso darvi, ma intendo darvelo ancora per tanti anni.
Un euro e cinquanta al giorno è tutto il sostegno che posso darvi, ma intendo darvelo ancora per tanti anni.
Andrea Muccini
Sottoscrivo una piccola cifra, quella che in questo momento posso concedermi. Lo faccio essenzialmente per non privare tutti coloro che vivono nella precarietà del loro futuro, non solo lavorativo, di uno strumento di analisi e di denuncia; di un giornale fuori dal coro.
Carlo Migliorelli
Care compagne e cari compagni del manifesto, voglio testimoniarvi la vicinanza e la condivisione mia e della Fiom tutta nella vostra battaglia per mantenere aperto il giornale. Nella riduzione degli spazi della democrazia nel nostro Paese, il mantenimento di una voce libera è una battaglia che dovrebbe accomunare tutti. Il manifesto ha sempre dato voce alle battaglie dei lavoratori, dei giovani, dei precari e dei pensionati di questo Paese, anche quando il lavoro sembrava scomparso dai temi dell'attualità. Per questo sono e siamo convinti di quanto sia fondamentale il vostro ruolo e che dobbiate continuare a svolgerlo. Il Paese non può, soprattutto in un momento come questo in cui la democrazia e la libertà delle persone sembrano un lusso inconciliabile con i bilanci delle aziende e dello Stato, fare a meno della vostra voce. Sarebbe un Paese ancora meno libero. La vostra lotta è la nostra lotta e a tutti i lettori del manifesto diamo appuntamento a Roma per sabato 18 febbraio, alla grande manifestazione indetta dalla Fiom che ha come parola d'ordine «Democrazia al lavoro». Democrazia nelle fabbriche è, per chi lavora, poter scegliere da chi farsi rappresentare, democrazia nelle edicole è poter comprare ogni giorno il manifesto per non essere sopraffatti dal pensiero unico. Con affetto, stima e condivisione.
Maurizio Landini
seg. gen. Fiom-Cgil
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Cari compagni e care compagne,
anche noi ci siamo! Lo Spi-Cgil è al vostro fianco in questa battaglia di resistenza e di sopravvivenza. Siete una voce libera, uno spirito critico magari non sempre condivisibile ma ostinatamente dalla parte dei lavoratori, dei pensionati e dei giovani di questo paese e di tutte le persone che lottano per la tutela dei propri diritti, della libertà e della giustizia sociale. In un momento così complicato per il nostro paese in cui per far fronte ad una crisi finanziaria mondiale si dice che l'unica soluzione è quella di rimettere in discussione tutte le conquiste ottenute dal movimento sindacale italiano abbiamo ancor di più bisogno di voi. In tutti questi anni avete sempre dimostrato di saper vendere cara la pelle. Sono convinta che anche questa volta ci stupirete e che continueremo a trovarvi in edicola. Con affetto.
anche noi ci siamo! Lo Spi-Cgil è al vostro fianco in questa battaglia di resistenza e di sopravvivenza. Siete una voce libera, uno spirito critico magari non sempre condivisibile ma ostinatamente dalla parte dei lavoratori, dei pensionati e dei giovani di questo paese e di tutte le persone che lottano per la tutela dei propri diritti, della libertà e della giustizia sociale. In un momento così complicato per il nostro paese in cui per far fronte ad una crisi finanziaria mondiale si dice che l'unica soluzione è quella di rimettere in discussione tutte le conquiste ottenute dal movimento sindacale italiano abbiamo ancor di più bisogno di voi. In tutti questi anni avete sempre dimostrato di saper vendere cara la pelle. Sono convinta che anche questa volta ci stupirete e che continueremo a trovarvi in edicola. Con affetto.
C
arla Cantone
arla CantoneSegr. gen. Spi Cgil
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Cara Norma, la parola «fine» non può essere scritta né per un giornale importante per tutto il Paese, come è il manifesto, né per tanta stampa democratica oggi messa in gravissima crisi da ripetute scelte sbagliate sui fondi per l'editoria cooperativa e politica. Tu sai che la Cgil è pienamente impegnata su questo fronte ed opera per avere le risorse necessarie e le certezze indispensabili per quanto riguarda criteri e tempi di erogazione. È una battaglia di democrazia e di civiltà. Per quanto mi riguarda voglio confermarti che sono con voi in questa sfida «difficile e avvincente» che dobbiamo vincere e verso immediatamente i miei primi 200 euro come concreto contributo. Un caro abbraccio.
Enrico Panini
Segretario naz. Cgil
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Cari compagni, la notizia della liquidazione coatta del manifesto suscita una grande tristezza e rabbia perché s'intende cancellare una parte importante della informazione libera in questo Paese. Il manifesto è stato sempre al servizio delle grandi battaglie di civiltà e di democrazia. Voce critica di una sinistra che ha smarrito il senso della propria storia e del suo radicamento sociale nel mondo del lavoro. In un momento nel quale in molti si piegano al pensiero unico avere giornali che continuano a descrivere le sofferenze sociali è fondamentale per fare una operazione verità sulle condizioni reali del Paese. È assurdo che anche il governo Monti non stia facendo nulla per evitare la chiusura di giornali come manifesto, Liberazione e tanti altri. Così si finirà per rafforzare ulteriormente il monopolio dell'informazione rendendo sempre meno liberi i cittadini. La battaglia per la sopravvivenza del giornale è quindi fondamentale per la democrazia perché senza cultura critica non ci potrà mai essere uguaglianza e libertà. Vogliamo ringraziarvi per lo spazio che avete sempre dedicato alle vicende dei comparti della conoscenza. Saremo con voi nella battaglia per non far chiudere il giornale e abbiamo deciso di inviarvi un contributo che speriamo possa aiutarvi a superare le difficoltà. Con il fraterno augurio che passi questa bufera,vi abbracciamo calorosamente.
Mimmo Pantaleo
a nome di tutta la Flc Cgil
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Sono insieme fratello e figlio del manifesto, un miscuglio genetico eccentrico e unico che coincide con la mia vita, tenace legame di cui sono fiero. Senza manifesto l'Italia sarebbe ancora più misera, tanto più sola. Come tutti noi che non smettiamo di credere che un paese più giusto e meno cupo sia possibile, obbligatorio. Un paese che è però ora che si svegli per la rinascita del manifesto.
Nazareno Re
Ancona
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Caro Angelo, tutte e tutti, solo per comunicarvi che in queste ore di attacco al giornale sto con voi, anche se fuori Roma e bloccato dalla neve. Mi sovviene un paragone con quello che sta succedendo ad Atene e l'umiliazione a cui costringono uomini e donne le solite e ben note élite, le stesse che hanno mosso la procedura contro il giornale ed oggi ci governano. Vi seguiamo e ragioneremo alla Campagna per la riforma della Banca mondiale su come aiutare il giornale. Per il momento come sempre la disponibilità a scrivere e ragionare con voi. Un abbraccio.
Antonio Tricarico
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Il manifesto è stato il primo quotidiano che nel lontano '88 ha pubblicato i miei primi racconti, nella bellissima rubrica «Narratori delle riserve», curata da Gianni Celati. Ma la mia gratitudine verso questo giornale non è per mero personalismo. Nel corso degli anni il manifesto ha mantenuto viva quella voce controcorrente, avulsa da scoop tendenziosi e derive radical chic, che ha fatto del rigore il primo sinonimo di buon giornalismo. La dignità del ruolo del giornalista come testimone di verità si è oltremodo smarrita, in questi tempi di bugie e sensazionalismi. Il rischio è che una politica autoreferenziale e gigiona, che mette naso da decenni in ciò che non le compete, continui a intervenire pesantemente in ogni realtà che non conosce ma che tende inesorabilmente a "controllare". Il mondo è cambiato, in peggio, crisi o non crisi, ma "tagliare i viveri" alle poche forme di dissenso intelligente del nostro Paese, è un'ulteriore prova di quel fascismo strisciante che insidia da tempo la nostra democrazia. Che la cultura sia una risorsa importante per l'economia sembra diventato il leit motiv di chi predica bene e razzola male. Cesare Pavese, tra gli altri, sosteneva che la cultura precede la politica e non ne è ruota, ma anche questo sembra lasciare del tutto indifferente chi ci governa. Attaccare o invalidare ogni realtà antagonistica alla sottocultura imperante è un affronto alla libertà e all'intelligenza. Lo è tanto più se limita e frena una comunicazione alternativa a quella di massa. Il giornalismo di corte ha rafforzato i bisogni di una parte, negando quel "senso degli altri" che è spirito critico e di gruppo, nonché obiettività e rispetto: valori che il manifesto ha sempre mantenuto, offrendo uno spiraglio di lucidità condivisa fuori da un vivere e pensare "funzionario", con la consapevolezza che la cultura, e con essa la libertà di stampa, non è un ornamento, un assillo secondario, qualcosa di cui possiamo fare a meno, ma un modo di vivere - per essere, tutti, migliori di quello che siamo.
Grazia Verasani
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Cari amici, nel nostro piccolo abbiamo pensato a un gesto di solidarietà: abbiamo deciso di acquistare 20/30 copie del manifesto e, domani, in occasione della Notte Rossa Barbera, lasciarle in distribuzione gratuita alle Officine Corsare, così da «sensibilizzare» più persone e non solo la ristretta cerchia di amici... Mi rendo conto che non è molto, ma è un modo per ringraziarvi ed esservi "vicino" nelle difficoltà... fosse anche solo per il titolo e la foto di copertina (sempre geniali...) il manifesto non può scomparire! Saluti
Simona Savoldi
resp. ufficio stampa Sotto il cielo di Fred, Torino
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Caro manifesto, giovedì mattina arrivando a scuola - il liceo Virgilio di Roma - non ho visto il compagnuccio col quale solitamente scambio commenti (non sempre benevoli) sul giornale, ma dopo un po' un altro del collettivo mi ha chiesto con un bel sorriso di seguirlo in cortile e ho visto. Una copia del manifesto era appesa a disposizione di tutti/e con un cartello che informava sullo stato di crisi e chiedeva sostegno. Mi si è allargato il cuore.... Appena il nostro liceo riaprirà farà lo stesso in sala prof e aiuterà i ragazzi per l'affissione in cortile. Intanto non avendo purtroppo 1000 euro, ho sottoscritto un abbonamento web. Se chiudi a chi potrà mandare lettere - spesso incazzose - che spesso mi censuri ma che communque mi aiutano a migliorare il mio italiano? Auguri di lunga vita.
Liliana Boccarossa
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Il manifesto non è solo informazione con uno sguardo sul mondo, ma è una voce controcorrente rispetto al conformismo dilagante e all'egemonia del pensiero unico del mercato. In un paese in cui si tagliano diritti sociali e democratici con un cinismo allarmante, senza incontrare l'adeguata opposizione politica, dobbiamo difendere almeno i pochi spazi di democrazia e di riflessione politico-culturale. Dobbiamo continuare a discutere, confrontarci, per sviluppare e socializzare un punto di vista critico. Il rischio di chiusura del manifesto e degli altri giornali colpiti dal governo rappresenta un colpo durissimo, un attacco anche alla libertà di opinione, perché il processo di normalizzazione culturale rischia di subire una pericolosa accelerazione. Potete contare sul sostegno degli aderenti alla nostra associazione.
Graziella Mascia
presidente di AltraMente-scuola per tutti
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Care/i compagne/i, le regole della «democrazia liberale» e dello «stato-nazione» sono ormai definitivamente archiviate. Il principio nato nel 1789, dalla rivoluzione francese, sulla separazione dei poteri: esecutivo, legislativo, giudiziario a cui si è aggiunta il potere dell'informazione, è ormai sepolto. La finanza internazionale domina, si sceglie l'esecutivo, riduce a pura rappresentazione il potere legislativo, sottomette quello giudiziario e silenzia la libera informazione. Questa è la strada sulla quale siamo incamminati. Voi (noi, vorrei poter dire) rappresentate anche oggi un indomabile eccezione: una resistenza non disponibile a piegarsi alle convenienze, inguaribili ricercatori di verità, anche scomode, ma sempre di verità. Nel nostro Paese tutti i movimenti, ma anche tutte le donne e gli uomini che in questi quarantatre anni si sono battuti per la giustizia e la libertà hanno, prima o poi, abitato il percorso del manifesto. Anche oggi l'impegno per la sopravvivenza del nostro giornale coincide con un ulteriore impulso alla diffusione delle idee che difendono innanzitutto la dignità umana: ogni giorno due copie, ogni giorno un regalo ad un potenziale nuovo lettore.
Vittorio Agnoletto
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Sono il pittore-scultore, metalmeccanico in pensione e curatore dell'Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro Carlo Soricelli. Il manifesto lo leggo spesso e lo comprerò per evitare la sua chiusura. Tra l'altro negli anni Ottanta ero stato contattato dalla redazione per delle vignette: avevo creato un personaggio, «Lo scomparso», un operaio senza corpo che parlava dalla fabbrica delle sue condizioni. Purtroppo poi non sono più stato ricontattato. L'Osservatorio Indipendente con 400.000 contatti nel suo blog è diventato punto di riferimento nazionale sul tema morti sul lavoro, inserirò un appello per non far morire questo giornale così importante per i lavoratori.
Carlo Soricelli
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Caro Valentino, ho letto la tua proposta sul giornale di oggi: «mille x mille». Ma non tutti potranno disporre di tale somma, io per esempio ho 54 anni lavoro da 4 anni al comune di Cadelbosco di Sopra, Reggio Emilia, reparto scuola e prendo 1150 euro al mese. Ma ho già sottoscritto, con fatica, l'abbonamento al giornale dal 6 dicembre scorso. Ecco che mi permetto di fare un'altra proposta: propongo che chi ha inviato già l'importo dell'abbonamento, come il sottoscritto, integri la differenza sino ad arrivare a 500 euro e si impegni a non ricevere l'abbonamento, ma a comprare il giornale tutti i giorni per tutto il 2012. Io per esempio ho già inviato 330 euro, mi impegno a fare seguito con 170 euro e a comprare il giornale per tutto l'anno in corso. 500 x 2000 è più facile che 1000 x 1000. Cosa ne dite? Anche perché se ci mancate voi come faremo a restare umani? Un forte abbraccio.
Fausto Bertolini
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Caro Valentino, un abbraccio di solidarietà da Gian Giacomo Migone e Gian Vaccarino (cda dell'Indice dei libri del mese), che non hanno dimenticato che l'Indice (anch'esso in difficoltà, si spera superabili) non sarebbe mai nato senza il contributo determinante del manifesto. Aderiamo anche praticamente alle iniziative di sostegno che voi proponete per mantenere in vita il giornale.
G.G. Migone e G.Vaccarino
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500 pochi mesi fa e 500 oggi, e siamo a mille. Voglio continuare a galleggiare sulla nostra zattera, rimasta ormai sola nella palude del pensiero unico. Forza compagni!!!
Marco Toccafondi
Firenze
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Sono da sempre un lettore del manifesto. Ogni tanto ho il piacere di pubblicare qualche articolo. Ora questo piccolo ma importante quotidiano rischia di chiudere. Non riesco a pensare a un domani senza il manifesto in edicola. Mi sentirei meno libero, obbligato a usufruire di un'informazione che non è frutto di una mia scelta. Spero che i "non" lettori del manifesto lo aiutino a sopravvivere in nome della libertà d'espressione che oggi non viene più garantita.
Sono da sempre un lettore del manifesto. Ogni tanto ho il piacere di pubblicare qualche articolo. Ora questo piccolo ma importante quotidiano rischia di chiudere. Non riesco a pensare a un domani senza il manifesto in edicola. Mi sentirei meno libero, obbligato a usufruire di un'informazione che non è frutto di una mia scelta. Spero che i "non" lettori del manifesto lo aiutino a sopravvivere in nome della libertà d'espressione che oggi non viene più garantita.
Massimo Carlotto
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Ciao, vi leggo da quando ho 14 anni, adesso ne ho 26... ho continuato a leggervi anche nei periodi in cui ero all'estero... quando ero in Erasmus e fuori per altre borse di studio, grazie all'abbonamento in pdf. Adesso sono di nuovo abbonato web...ma rinuncerò a qualche caffè per comprarvi il più possibile anche in edicola. Per me il manifesto è importantissimo, mi ha aiutato a crescere e sviluppare una coscienza critica.
Lorenzo Pasqualini
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Cari compagni, la conferma oggi della situazione grave in cui versa il giornale è stata - devo confessarlo - davvero deflagrante. La lettura quotidiana, oltre ad essere ormai una consuetudine cara e preziosa, rito che si rinnova per me da oltre 35 anni, continua a confermarmi il vostro impegno per la qualità dello scrivere, del comunicare, dell'informare, del documentare. Lo sgomento a cui sono tentata viene dal concreto timore che sia impossibile potenziare il numero dei lettori, in misura tale da invertire la situazione di bilancio. Temo davvero che questa non riesca ad essere la soluzione: troppe spinte vi sono ad usare sempre meno la lettura del quotidiano, troppo severe sono le condizioni economiche di molti per pensare ad una sottoscrizione larga di abbonamenti, troppo esigua per tanti la consuetudine ad una lettura complessa (si, perché siete più di una volta complessi....anche se nulla toglierei mai alla qualità alta del giornale). Che fare? Sono purtroppo io che lo chiedo a voi. Mi chiedo se non sia possibile attivare: una larga sottoscrizione di firme, da inoltrare immediatamente al governo e alla Presidenza della Repubblica; una verifica della possibilità di coinvolgere Enti culturali, Fondazioni (persino partiti?) in un finanziamento esplicito e trasparente per la libertà di espressione e per la qualità della comunicazione; fare una capillare verifica di quali possano essere gli enti che hanno necessità di pubblicare comunicazioni pubbliche a pagamento; contattare tutti i gruppi parlamentari (almeno quelli che professano il valore della libertà di stampa) con una proposta di legge per il riordino dei finanziamenti al settore. Mi è parso, nel considerare la prospettiva complessiva che sembriamo avere davanti, di intuire per un attimo le ragioni della scelta di Lucio Magri. Un carissimo abbraccio.
Mimma Caldarola
Spazio Laboratorio Parma
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Cara redazione, sono vicino a voi tutti i giorni, acquistando e leggendo il vostro quotidiano. Mi reputo un semplice cittadino che crede nelle libertà individuali legate all'etica di responsabilità tanto cara ad H. Jonas. È per questo che reputo il rischio di chiusura una grave perdita di libertà intellettuale, una sassata sul fragile vetro dietro cui risiede il pluralismo dell'informazione che consente a tutti noi, quando ci rechiamo in edicola, di scegliere il canale informativo che più si adatta alle nostre inclinazioni. Trovo, inoltre, il vostro quotidiano una preziosa alternativa allo strapotere mediatico dei grandi gruppi editoriali. Ho segnalato il vostro appello con un post nel mio blog personale www.thomas-pepe.com/2012/02/senza-fine.html. Auspicando una rapida e positiva soluzione della situazione, vi ringrazio del vostro costante impegno a difesa della democrazia e della libertà di stampa nel nostro Paese. Un abbraccio.
Thomas Pepe
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Caro Valentino Parlato, cara redazione, sottoscrivo oggi l'abbonamento (web, in questi tempi di crisi, e perché ne apprezzo la nuova impostazione). Preferirei centomila sottoscrittori (o diecimila) da dieci (o cento) euro che mille lettori d'avanguardia. naturalmente non dipenderà solo da voi, ma le campagne sono anche di immagine. Visto che in questi giorni tanti lettori e non-lettori si prodigano nel darvi consigli, un bel pulsantone «donate» sarà poco bello ma è altrove efficace. Auguro a voi e a noi di riuscire ancora a salvare il manifesto, quotidiano e in edicola, senza il quale ci sentiremo più soli e smarriti nella giungla dell'informazione e dei fatti quotidiani. Con affetto.
Tomaso Esposti Ongaro
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«Mo' vene Natale, nun tengo denare, me legg'o giurnale e me vaco a cuccà». Sono squattrinato, ma non posso permettermi di perdere l'ultimo lusso che mi rimane. Ho giusto rinnovato l'abbonamento. Lunga vita.
Piero
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Cari amici del manifesto, volevo solo dirvi che ho provveduto questa sera ad abbonarmi al vostro giornale. Purtroppo solo con un semplice abbonamento annuale e non, come invece avrei desiderato, quello da sostenitore. Il manifesto è da tanti anni un fulgido esempio di libertà di informazione e di pensiero critico, e ho per tutti voi, che contribuite, anche con grandi sacrifici, a farlo viviere, una profondissima stima e apprezzamento. Scegliervi è un gesto che per me ha un grande valore, perchè credo che un giornalismo impegnato, serio, apertamente critico, che sà dare valore a ciò che conta davvero, sia preziosissimo e molto raro. Sostenervi sarà un altro modo per continuare la mia inesausta resistenza contro un realtà che non mi piace, ma che non mi accontento di criticare passivamente. Leggere il manifesto e provare a dare un piccolo contributo per la vostra (la nostra!) sopravvivenza, è un gesto di Resistenza attiva a cui non rinuncio certamente! Grazie per tutto quello che fate. Resistete. Con affetto e grande stima. Edoardo Graziani
Solidarietà ai 51 giornalisti e ai 22 poligrafici del manifesto, che con l'apertura della procedura di liquidazione coatta rischiano di rimanere senza lavoro. Da oltre 40 anni il manifesto costituisce una voce libera ed indipendente, ha portato un contributo importante al dibattito politico e culturale della sinistra italiana. Il pluralismo dell'informazione è un valore che va salvaguardato. Dopo la riduzione dei fondi pubblici per l'editoria auspico sia possibile approntare un percorso di salvataggio del quotidiano.
Solidarietà ai 51 giornalisti e ai 22 poligrafici del manifesto, che con l'apertura della procedura di liquidazione coatta rischiano di rimanere senza lavoro. Da oltre 40 anni il manifesto costituisce una voce libera ed indipendente, ha portato un contributo importante al dibattito politico e culturale della sinistra italiana. Il pluralismo dell'informazione è un valore che va salvaguardato. Dopo la riduzione dei fondi pubblici per l'editoria auspico sia possibile approntare un percorso di salvataggio del quotidiano.
Marta Leonori
Pd Lazio
“Quando muore un anziano in Africa è come se bruciasse una biblioteca"
Non vuole avere un sapore di necrologio ma una incitazione a continuare una esperienza unica nell’editoria di tutta Europa. Non conosco un altro quotidiano di tiratura nazionale che faccia o meglio coglie un pezzo di pensiero nell’opinione pubblica e che per quanto piccolo sia tenuto così in alta considerazione.
Il titolo vuole invece augurarvi di poter continuare in questa lunga esperienza e la chiusura di questa testata ha una drammaticità che è alla pari solo al dramma di chi viene a mancare in una società dove l’esperienza e il sapere si trasmettono per via orale.
Molte generazioni si sono formate a “pane e (il) manifesto”. Questo raccontavo ad una vostra giornalista in uno dei più brutti articoli che avete mai pubblicato, proprio su Palazzo San Gervasio e sul Osservatorio Migrante Basilicata. Peccato.
Ricordo ancora quando era un lenzuolo, impossibile aprire nell’autobus che la mattina che ci portava a scuola. Eccezionale la trovata di ridurlo a quasi la metà dei formati di atri giornali……
E poi il sostegno verso l’edicolante che non lo ritirava, le cinquanta mila lire spillate ai compagni per comprare più copie, il dibattito sul terrorismo, la militarizzazione del territorio, l’ambiente e i movimenti, il sostegno ai Centri Sociali.
Negli anni ha tracciato l’identità dei comunisti e dei movimenti. Dell’affanno che il comunismo ha attraversato fino ad oggi, fino alla “debacle” di una esperienza istituzionale unica, quella del PRC.
È forse questo il travaglio di un pensiero che molti vogliono zittire. Ridotti come siamo a gruppetti autoreferenziali senza alcuna strategia e prospettiva politica. Senza un disegno generale e una visione completa di come deve girare il mondo, con la forza della pratica disgiunta da quella delle idee. Beni Comuni, Comunità di Pratiche, Mediazione dei Conflitti, solo idee appiccicate senza un collante ideologico nuovo.
E forse la forza della “surmodernità” che ci travolge, essere dentro alla storia dell’adesso, dell’ora e del qui, alla quale ci fa sentire tutti partecipi, che ha scardinato i vecchi strumenti, la carta stampata, senza possibilità di reinterpretazione delle nuove esigenze espresse dai territori, non solo quelli geografici ma anche quelli delle idee. Che questo abbia determinato il soccombere, sotto i colpi della borghesia, del capitale e della reazione, che invece ci sta con il fiato sul collo cancellando diritti e libertà?
Seguiamo la vostra vicenda con apprensione sperando che basti il semplice resistere….
Con affetto
Gervasio Ungolo
per il Centro di Documentazione Associazione Michele Mancino – Osservatorio Migranti Basilicata, Palazzo San Gervasio
La possibile chiusura del quotidiano il manifesto è una pessima notizia per il mondo del lavoro. Una ipotesi inquietante: i tagli governativi alla stampa «no profit» stanno determinando il rischio della scomparsa di centinaia di piccole testate, pubblicate da cooperative, associazioni, parrocchie, ecc. Anche «Ancora in marcia» sta soffrendo della soppressione di alcune queste agevolazioni, che per noi erano le tariffe postali per la spedizione in abbonamento. Ma la malaugurata chiusura del manifesto rappresenterebbe una perdita molto più grave per la democrazia, per i giornalismo libero, per la sinistra, per i lavoratori, per l'ambientalismo ed i diritti civili. Per questo siamo vicini al collettivo del manifesto che a costo di grandi sacrifici, anche personali, ha finora resistito alla onda reazionaria che sta investendo il nostro paese. Pur consapevoli del momento di crisi economica per tutti, e continuando la battaglia per la revisione della legge sull'editoria, facciamo appello alla sensibilità di tutti per contribuire al sostegno del quotidiano «dalla parte del torto» acquistandolo regolarmente in edicola.
Ancora IN MARCIA!
Giornale di cultura, tecnica e informazione politico sindacale, dal 1908
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Ossantocielo, prima un accenno al TG3, poi una attenta diretta di Radio Popolare, infine il sito del nostro giornale (consultato con ansia...): la preoccupazione ci sta tutta. Già l'espressione «Liquidazione coatta amministrativa» fa paura di per sé, rivolta al manifesto diventa un mostro. Sono lettore, abbonato e sostenitore da oltre 35 anni, la mia «dipendenza» dal pensiero critico non può interrompersi. L'appello di Norma Rangeri (quanta tensione traspare pur nella consueta efficacia e chiarezza delle parole ) deve trovare migliaia di risposte. Dobbiamo farcela anche stavolta, vi voglio bene.
Bruno Fini
Verona
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Da lettore, vecchio azionista, darò il mio contributo affinché il manifesto possa continuare a sporcare le mie dita di inchiostro. Forza!
lettera non firmata
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Dal 1985 vi compravo ogni giorno. Dall'anno scorso solo la domenica.
Ora posso spendere solo per mangiare e pagare tasse e bollette. Dal 1 gennaio 2012 sono disoccupato ed ho una con figlia piccola a cui badare. Che dire? Speriamo che noi tutti ce la caviamo.
Pietro
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Caro manifesto,
Le uniche azioni che abbia mai comprato in vita mia sono quelle emesse a suo tempo sotto il tuo nome; non ho mancato di sostenerti economicamente quando e come ho potuto acquistandoti a 50 ? o mandandoti piccole somme, una volta anche acquistando un abbonamento che non ho usato perché da molti anni, forse più di trenta, mi piace comprarti in edicola ogni giorno, proprio come chiede la compagna Norma. Come ho avuto già occasione di dirti, ho un "difetto", non sono e non sono mai stato comunista, e manco ho intenzione di diventarlo, sono ormai un incorreggibile socialista; aggiungo, non prima di aver precisato con grande rispetto per la memoria Riccardo Lombardi che non si considerava «lombardiano», un socialista tuttora «lombardiano». Ovviamente anche detto con quel tanto di autoironia che è d'obbligo, in un tempo in cui essere di sinistra è triste, ed essere socialista lombardiano significa essere proprio fuori del mondo, in un mondo in cui forse solo i comunisti duri e puri, possono ancora godere di una qualche extraterritorialità, come ancora il recente «scazzo» fra Rossanda e Asor Rosa dimostra. Ciò detto l'idea di non poter più godere della tua intelligenza mi rattrista molto, soprattutto in tempi in cui con la scusa dell'Art. 18 è sotto attacco come non mai quello "Statuto dei lavoratori", che è bene ricordare il 14 maggio 1970 fu dichiarato approvato dal Presidente della Camera Sandro Pertini in questo modo: "«Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul «collocamento» Presenti 352 (su 630, nota mia), Votanti 227, Astenuti 125 (fra cui l'intero gruppo comunista, astensione annunciata da Giuliano Pajetta, fratello di Giancarlo, perché i comunisti miravano più in alto, nota mia), Maggioranza 114, Voti favorevoli 217, Voti contrari 10". Sono passati più di quarant'anni, ma non è mai venuta meno la voglia delle classi dirigenti di questo paese di prendersi una rivincita su quella scelta riformista, ed hanno individuato nell'Art. 18 il punto su cui premere per sfondare il fronte. Ma ripeto, l'attacco all'Art. 18 risponde ad esigenze tattiche, l'obiettivo strategico resta lo "Statuto dei lavoratori". Una sinistra appena appena degna di questo nome, dovrebbe saperlo ed essere capace di affermarlo anche al cospetto di sobri, ma niente affatto neutrali, banchieri e ambasciatori e ammiragli e prefetti e .. autorevolissimi professori. Se si spegne la tua voce la sinistra sarà più sola, e a furia di mirare più in alto, cadrà, temo, ancora più in basso.
Vittorio Melandri
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Cari Norma Rangeri e i giornalisti de Il Manifesto,
vi scrivo dopo aver letto la prima pagina del vostro giornale di oggi: liquidazione amministrativa coatta. Non ci posso credere, non ci voglio credere. Lo spettro del vostro silenzio mi spaventa, al pari di quanto mi spaventa guardare al futuro di questo pianeta alla luce del dogma ‘There is no alternative’, del dominio della finanza internazionale sulle nostre vite e sulla terra che abitiamo, della mercificazione del nostro lavoro, della dittatura dell’ignoranza, della solitudine.
Guido Viale, Francesco Gesualdi, Rossana Rossanda, Ida Dominijanni, Ugo Mattei, Franco Arminio, e tutti gli altri che non nomino per brevità: ormai siete miei amici che a turno incontro sul vostro giornale come in un bar virtuale e che mi aprono uno spiraglio, mi suggeriscono di guardare avanti da una diversa prospettiva, mi fanno sentire meno sola perché mi offrono lo spunto per riflettere e poi discutere con gli altri…
Il vostro giornale è un po’ anche il mio, perché quando lancia una riflessione, quella, condivisibile o non, comunque mi appartiene, mi ‘segna’, e mi aiuta nel ‘quotidiano’ camminare tra le difficoltà e le contraddizioni di oggi.
Vi ringrazio per il vostro prezioso ‘aiuto’ e vorrei che vi giungesse la mia rassicurazione: Il Manifesto, con la sua voce, proprio come un ‘bene comune’, una risorsa per i suoi lettori (forse un po’ sbandati come me), non può azzittirsi. E proprio perché lo spettro del suo silenzio fa troppa paura, i vostri lettori lo difenderanno.
Con affetto, una vostra lettrice
Sabrina Zappitelli
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Cari compagni, sono una delle giornaliste di «noidonne», e anche socia della Cooperativa Libera Stampa che edita il giornale, in cassa integrazione dal 1° febbraio. Grazie per aver raccontato anche della nostra situazione. Negli ultimi anni abbiamo cercato di tenere duro in tutti i modi puntando sulla qualità e sulla pluralità delle voci a fronte di un mondo dell'informazione sempre più omologato, anche sulle questioni femminili. Il contributo a cui abbiamo avuto accesso fino ad ora è davvero molto piccolo ma ce lo siamo fatto bastare lavorando senza una sede, in casa, in strada, in macchina, nei bar; utilizzando le nostre vacanze per arricchire il giornale di contenuti. Evidentemente tutto il nostro impegno non è stato sufficiente. L'estinzione del fondo dell'editoria è stato il colpo di grazia. Abbiamo attraversato anni difficili che hanno scardinato completamente il sistema democratico di questo paese. Mi domando se ci siamo opposti abbastanza e se l'abbiamo fatto in maniera giusta. Mi guardo indietro e non ho molto da rimproverare. «noidonne» ha sempre cercato di tenere unite le istanze popolari e di tessere alleanze, fuori e dentro il mondo delle donne, e non sempre è stata ascoltata. Ciò che stiamo vivendo ora è quel 'dopo b', invocato e atteso, che ha restituito ciò che in tanti avevamo predetto: macerie ovunque e totale assenza di punti di riferimento. La vicenda dell'editoria che stiamo vivendo è lo specchio profondo della crisi italiana. La distruzione della pluralità dell'informazione è la vera resa dei conti. Detto questo dobbiamo attrezzarci per continuare a resistere. Per questo vi dico che vi sono vicina.
Un caro abbraccio
Nadia Angelucci
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Caro Valentino, cari compagni del manifesto . Ho letto davvero con dolore la titolazione di questa mattina "senza fine" con la quale comunicate la liquidazione coatta amministrativa del giornale . Davvero non pensavo che si arrivasse a tanto . Per chi come me vi segue dall' inizio della vostra ( nostra ) difficile ma splendida avventura non è possibile neppure immaginare di iniziare ogni giorno senza la lettura de il manifesto . Ciò che mi lega al giornale non è solo l' indispensabile presenza quotidiana di una informazione e di una opinione libera e indipendente che mantiene saldo uno sguardo critico sull'esistente in un panorama di conformismo e omologazione culturale ma anche se non soprattutto un sentimento di vicinanza che rimanda ad una storia personale e collettiva che ha avuto nel manifesto un luogo di formazione ed orientamento politico culturale fondamentale . Un ruolo che il manifesto deve avere anche per il futuro . Oggi corrono tempi duri per chi vuole mantenere un pensiero ed una visione critica sul mondo per ricercare gli strumenti nuovi che possano cambiarlo non rassegnandosi alla dimensione unica e totalizzante dell' ideologia di mercato . Per questa ragione non si può e non si potrà fare a meno del manifesto . Cari compagni io sono un funzionario della Fiom di Milano che opera quotidianamente nelle drammatiche difficoltà di questo tempo di crisi e di attacco ai diritti ed alla dignità delle persone che lavorano . La Fiom ha indetto una grande manifestazione Nazionale a Roma per il prossimo 18 febbraio sui temi del lavoro , della democrazia , dei diritti e della salvaguardia dei beni comuni . Perché non pensare ad una uscita del manifesto " bene comune " al prezzo di 10 Euro per quella giornata o insieme al resoconto della manifestazione domenica 19 febbraio ? Un piccolo contributo per una causa importante . Per chi come me ( ma credo saremo in tanti ) considera il manifesto una "storia d'amore senza fine".
Saluti fraterni
Giulio Morelli
Fiom Milano
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Caro direttore, vi scrivo spesso, quindi vi avrò annoiato ma significa anche che vi leggo ogni giorno e spesso me la prendo con voi, come oggi che leggo "il vascello corsaro ha bisogno di voi", ma è di un vascello corsaro che abbiamo bisogno? Non sta qui il problema? leggervi è sempre più difficile, ci sono a volte articoli di grande interesse come quello dell'intervista al sociologo francese sulle classi sociali in Francia, ma in genere vi attardate a capire cosa succede nel partito democratico e dintorni senza peraltro domandarvi chi rappresentano così come non ci raccontate l'osmosi fra il partito democratico ed i gruppi dirigenti nazionali e locali della Cgil, nutrendo così attese mal poste in quella organizzazione sindacale, in fondo il populismo a cui vi opponete non nasce anche da una colpevole inesistenza di una lotta sociale organizzata? Mi domando che senso ha l'esistenza di un giornale che viene comprato da poche migliaia di lettori, non è che finite per parlare fra voi? La Grecia mostra come valga più restituire un capitale ad un investitore della vita di migliaia di persone, e voi lo non lo capite perché se il debitore muore non può ripagare il debito, scrivete che è irrazionale ed invece è la razionalità del capitalismo, ma Marx non è ormai più parte dei vostri attrezzi. Abbiamo bisogno di un giornale di lotta come lo è "repubblica" che difende ogni crimine di questa società e dell'imperatore, abbiamo bisogno di un giornale che serva a chi lotta. Le pagine della cultura sono un esempio di come siano intese come divagazione ed acculturamento, non come luogo della battaglia delle idee. Non abbiamo bisogno di navi corsare ma di un giornale che ricominci a parlare di socialismo.
Tiziano Cavalieri
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Resistete!
Per favore resistete non fate la fine di Liberazione.
Non riesco a pensare ad una mattina senza passare in edicola a comprare il manifesto.
Un abbraccio a tutta la redazione
Cristiano De Boni
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Alla cortese attenzione della direzione e della redazione de Il Manifesto. Anche se spesso non condivido quel che scrivete, anche se a voltemi viene rabbia per il "mondo chiuso" e un po' moralistico che rappresentate, vista la crisi e le difficoltà nelle quali versate, da oggi fino a fine 2012 comprerò puntualmente ogni mattina una copia del vostro giornale, perché ritengo debba rimanere in vita una grande storia, un giornale rigoroso e puntuale, un punto di vista socio-culturale di primo piano, e comunque autorevole, sempre. Non è "elemosina", intendiamoci,ma il riconoscimento doveroso, sia pure critico, di un lavoro da sempre ben fatto. So che la mia povera copia non risolverà i vostri gravi problemi economici, ma mi auguro che tanti altri, che come me magari non condividono fino in fondo le idee del Manifesto, possano con un piccolo sforzo mantenere sul mercato un "prodotto"eccellente. Non scoraggiatevi. Vi auguro di superare brillantemente questo momento di difficoltà.
Andrea Di Consoli
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Perchè non mettete sul sito la possibilità diretta di linkare il video di Norma su twitter o facebook? Ciao.
Paolo Comastri
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Monti affonda il lavoro. Il cattivista Mario Monti dichiara che l'art. 18 sconsiglia "investimenti di capitali stranieri ma anche italiani". Poiché lo Statuto dei lavoratori (legge 300 del 1970) c'è da oltre quarant'anni, durante i quali si sono insediate in Italia imprese da tutto il mondo, tale affermazione è falsa. Per il passato. Ma vorrebbe essere vera per l'oggi: un suggerimento alle imprese (e una minaccia agli italiani). Una manodopera docile e a bassa costo è quanto pretendono i "mercati", di cui Monti è interprete solerte ancorché sobrio. Se l'art. 18 sarà stravolto, cadrà l'ultima trincea a difesa del diritto al lavoro, riconosciuto dagli articoli 1 e 4 della Costituzione italiana. Infatti, questo diritto è stato reso effettivo da due tipi di norme: le une per favorire l'avviamento al lavoro (collocamento), le altre per limitare il potere di licenziare. Le prime sono già state cancellate a fine anni '90, sostituite da "politiche attive del lavoro" che in realtà hanno dato mano libera alle imprese nelle assunzioni. Le seconde si incardinano nell'art. 18, che prevede per le aziende sopra i 15 dipendenti il reintegro nel posto di lavoro del dipendente licenziato illegittimamente (il licenziamento individuale è disciplinato dalla legge 604 del 1966). Monti vuole affondare il mondo del lavoro, diffondendo la peste sociale del XXI secolo: la precarietà. Non una soluzione alla crisi del capitalismo occidentale, ma l'estremo tentativo di salvare l'aristocrazia dell'1% contro il restante 99%.
Giuseppe Dimola
Vittuone (MI)
PS: ricomincerò a comprare regolarmente il manifesto, per dare voce al buonismo sociale.
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Ho appena sentito il messaggio di Norma Rangeri, sono rimasta molto dispiaciuta, ma mi sono riconosciuta in quel lettore del Manifesto da Lei definito.
Da anni vi seguo e ritengo che il vostro sia uno dei pochi giornali con la G maiuscola, ma non tutti i giorni lo compero. Mi sento un pò responsabile di quello che sta accadendo e so che da domani comprerò il Manifesto tutti i giorni, perchè non voglio che questo giornale cessi di esistere, perchè è una voce importante nel nostro Paese.
Spero che molti lettori occasionali si trasformino in lettori abitudinari e aiutino il loro giornale a mantenere forte e chiara la propria voce.
In bocca al lupo
Patrizia Serafini
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Cara redazione, non possiamo fare niente oltre a comprare il giornale finché c'é? è già troppo tardi per lanciare un appello che faccia pressione sul ministero competente ai contributi pubblici e chiedere a lettori, simpatizzanti, democratici, organizzazioni amiche (acqua, sindacato, associazioni e partiti) di sottoscriverlo on line? Può ancora essere utile raccogliere fondi per la sopravvivenza del giornale anche in forme ridotte? servirebbe almeno a sostenere una campagna di protesta o semplicemente a pagare i debiti più significativi ?
Maria Grazia Parolin
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Il quotidiano il manifesto è in crisi. Lo è ancora una volta. Lo è da diversi anni.
Questa crisi è anche, forse soprattutto, figlia della crisi della politica.
La notizia della liquidazione coatta è una pessima notizia per tutti noi. Molti di noi acquistano un quotidiano raramente e coloro che lo acquistano regolarmente preferiscono giornali come La Repubblica o Il Fatto Quotidiano. A volte, è vero, il manifesto è irritante, saccente ed impreciso. Ma è ancora una voce libera ed indipendente della Sinistra italiana. Forse non più un punto di riferimento per molti, come diversi anni addietro, ma certamente un importante ed utile strumento di lettura dei tempi che viviamo, un ausilio per tutto il popolo della Sinistra italiana.
In questo momento SEL Bellaria chiede a tutti voi un impegno particolare per salvaguardare questa testata. Sin da oggi e per le prossime settimane, acquistate il manifesto.
SEL Bellaria spera che il manifesto sopravviva.
Sinistra Ecologia Libertà
Circolo di Bellaria Igea Marina
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Ho appena sentito l'appello di Norma Rangeri. Sicuramente mi impegnerò per essere più costante nell'acquisto del giornale. Stavo pensando di sottoscrivere l'abbonamento coupon annuale. Lo farei, ma come potete chiedermelo ora, con il rischio che fra poco il Manifesto chiuda? Dovete capire le mie perplessità -- che immagino siano le stesse di molti altri lettori: finora non si era mai parlato di questa procedura di "liquidazione coatta". L'improvvisa notizia suscita diffidenza: e se domani o dopodomani il Manifesto chiudesse davvero... Che fine farebbe la mia sottoscrizione, il mio abbonamento: dovrei chiedere ad un'impresa in fallimento di restituirmi quanto versato? Allora, in questo frangente, è più ragionevole aumentare, anche di molto -- a 2.50 euro (3 mi pare troppo) -- il costo del giornale. Non avrei problemi a continuare a comprarvi. Si spende volentieri un euro in più al giorno per leggere quello che non si può leggere in nessun altro giornale: le analisi critiche, le notizie scomode, il confronto di posizioni all'interno del variegato mondo della sinistra, le pagine della cultura che se riesci a capire già soltanto quello che vogliono dire i titoli, sei entrato nella ristretta cerchia dell'intellettualità italiana... Questa è la vostra forza. Coraggio!
Mauro Petriccione
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Caro Manifesto sono un compagno di lungo corso, vi seguono fin dalle origini come rivista e poi come quotidiano.
Ho diffuso quand'ero più giovane e facevo tanta militanza politica (Manifesto ecc.) e sindacale chilogrammi di manifesto davanti alle fabbriche, essenzialmente zona Lambrate a Milano. Da sempre o quasi ogni sei mesi elevate alti lai, non si capisce se agli uomini o al cielo: "siamo senza soldi adesso chiudiamo". Bisogna pur mettere un freno a questa deriva così sconfortante, vediamo come!
PROPOSTA
Io credo che un esempio pratico ci possa venire da Radio Popolare:io personalmente sono sottoscrittore da quasi 20 anni di questa radio.
Come avviene la sottoscrizione: ogni sottoscrittore, ciascuno secondo le proprie possibilità, si impega tramite RID depositato presso la propria banca a devolvere al Manifesto una determinata cifra annua che sarà prelevata dal quotidiano ogni 6 mesi (la metà della sottscrizione) o una volta all'anno (tutto l'ammontare della sottscrizione). La formula della sottoscrizione tramite RID potrà garantire al giornale un flusso costante e sicuro di denaro. Il RID sottoscritto da ciascun sostenitore potrà rimanere così in vita per molto molto tempo. Ovviamente la sottoscrizione potrà sempre essere ritoccata è sperabile in eccesso o anche cassata per vari motivi eonomici e non da parte del sottoscrittore. Radio Popolare cerca di partire da una sottoscrizione minima di Euro 90,00. In questo caso anche il giornale potrebbe partire chiedendo una quota minima. Tutto questo a prescindere dagli abbonamenti, dalle donazioni ecc...
Un abbraccio e un grande saluto (vi ho appena fatto un bonifico).
PROPOSTA
Io credo che un esempio pratico ci possa venire da Radio Popolare:io personalmente sono sottoscrittore da quasi 20 anni di questa radio.
Come avviene la sottoscrizione: ogni sottoscrittore, ciascuno secondo le proprie possibilità, si impega tramite RID depositato presso la propria banca a devolvere al Manifesto una determinata cifra annua che sarà prelevata dal quotidiano ogni 6 mesi (la metà della sottscrizione) o una volta all'anno (tutto l'ammontare della sottscrizione). La formula della sottoscrizione tramite RID potrà garantire al giornale un flusso costante e sicuro di denaro. Il RID sottoscritto da ciascun sostenitore potrà rimanere così in vita per molto molto tempo. Ovviamente la sottoscrizione potrà sempre essere ritoccata è sperabile in eccesso o anche cassata per vari motivi eonomici e non da parte del sottoscrittore. Radio Popolare cerca di partire da una sottoscrizione minima di Euro 90,00. In questo caso anche il giornale potrebbe partire chiedendo una quota minima. Tutto questo a prescindere dagli abbonamenti, dalle donazioni ecc...
Un abbraccio e un grande saluto (vi ho appena fatto un bonifico).
Nicola Maurizio
Milano
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Condivido il vostro appello per la sopravvivenza del Manifesto.
Leggo questo giornale da 40 anni e non mi sono ancora stancato.
Anche chi lo critica e ne sottolinea limiti e difetti può aiutare il manifesto ad esistere se lo riconosce per quello che è: una voce libera e originale della stampa e della sinistra nel nostro paese.
Aderiamo alla sottoscrizione straordinaria lanciata oggi dal giornale!!
Leggo questo giornale da 40 anni e non mi sono ancora stancato.
Anche chi lo critica e ne sottolinea limiti e difetti può aiutare il manifesto ad esistere se lo riconosce per quello che è: una voce libera e originale della stampa e della sinistra nel nostro paese.
Aderiamo alla sottoscrizione straordinaria lanciata oggi dal giornale!!
Diego De Podestà
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Ciao, vi leggo da quando ho 14 anni, adesso ne ho 26 ..ho continuato a leggervi anche nei periodi in cui ero all’’estero...quando ero in Erasmus e fuori per altre borse di studio, grazie all’abbonamento in pdf. Adesso sono di nuovo abbonato web...ma rinuncerò a qualche caffé per comprarvi il più possibile anche in edicola. Per me il manifesto è importantissimo, mi ha aiutato a crescere e sviluppare una coscienza critica. VIVA IL MANIFESTO! SUPEREREMO INSIEME QUESTA CRISI!
Lorenzo Pasqualini
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Cara Redazione del Manifesto, chi vi scrive , vi compra in edicola quasi tutti i giorni da almeno 3 anni; senza esser mai stato comunista, ma tutt’altro per scelta e formazione "fanfaniano" sul sociale , piu’ "moroteo" sul piano istituzionale , ho trovato nel vostro format rock , parafrasando Celentano, un punto di vista privilegiato per riflettere e analizzare i sintomi e le cause della grande crisi globale che l’Italia e l’Europa stanno attravesrando, potendo grazie alle lucide e penetranti analisi del Vostro Gruppo rinfrescare il lessico della poltica pensata , nel mare burrascoso dei luoghi comuni, le frasi fatte e i diktat delle gloriose testate, aggiornate sul Mib, lo spread e la concertazione da salotto.
Sarebbe oltretutto una grave mencanza non poter piu’ trovare l’unico quotidiano scritto e confezionato con grande rigore sintattico e semantico, l’unico possibile LeMonde d’Italia, completezza di informazione internazionale e poltica estera, nonche’ lo sguardo attento a tutte le avanguardie culturali , e le relative nicchie artistiche.
Forse il persistere del bianco-nero delle immagini interne non attrae inserzionisti, ma uno studio approfondito sul lettore tipo del Manifesto potrebbe indurre certe aziende ad investire su 100mila lettori che ogni giorno fanno la spesa ( Monti permettendo! ), gustano caffè e bevono vini, acquistano in modo critico e consapevole beni e servizi; è possibile escludere un piano di inserzioni annuale , che dia vita certa al giornale , come ha fatto col Foglio Giuliano Ferrara...?Quante aziende fanno della pubblicità un veicolo di informazione sociale... Infine un suggerimento, se mi è consentito: la prima pagina sulle edicole notturne dei tg può favorire o inibire le vendite l’indomani, quindi un inserzione glamour nelle civette dà al giornale quel tocco di cosmopoltismo accattivante ,incuriosendo altri lettori; come non pensare che la neonata Repubblica abbia tratto un certo ventaggio dai loghi J&B e Punt-Mes...???
ra.bat
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Caro Manifesto Il pensiero che tu chiuda mi raggela piu’ del freddo di questi giorni. Non trovarti piu’ in edicola, smilzo, in un ’angolo, ma li’... con la bandina arancio . Tu che mi dici : "Sono qui. Anche oggi. Sono in un angolo.ma ci sono. Distante da quotidiani tronfi e pasciuti. Spesso ipertrofici.O servi. Ci sono. Libero. Cosa posso fare per te? Per me? Per noi?
A
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Cari amici del Manifesto, Che significa: noi ci siamo e voi? I voi siamo i noi che compriamo il giornale e lo leggiamo. Per aumentare i lettori, interessateli e pubblicate le nostre lettere. Compro il Manifesto con piacere e lo trovo un giornale intelligente e ben informato. Sono pronto a scrivervi un commento politico al giorno, su fatti sempre nuovi. Commento politico odierno Monti è andato in America, dove è stato accolto calorosamente da Obama. Lui è stato tratto dall’anonimato italiano perché era amministratore della Coca Cola e della Goldman Sachs. Senza essere uscito da libere elezioni, è stato nominato senatore a vita e capo del governo. Ma il governo avrebbe dovuto presentarsi in Parlamento, l’unico organo "costituzionale" in quanto uscito da libere elezioni . In nessuna parte della nostra Costituzione è scritto che si possa prescindere dal voto di noi cittadini. E le referenze di Monti erano davvero la Coca Cola e la Goldman Sachs. Dietro Monti ci sono gli USA di Obama? Mantengono Monti al suo posto, perché a qualcuno fa comodo, come rimane sindaco di Roma il fascista Alemanno, perché torna a vantaggio di qualcun altro. ma questo è più grave perché l’apologia del fascismo è un insulto all’Olocausto Perché volete chiudere? Siete pazzi! Io vi dò l’adrenalina dei fatti contro la camomilla delle chiacchiere e mi firmo
Professor Arnaldo Cantani
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Vi odio un po’, ovviamente, perchè siete troppo convinti di essere intelligenti, ma vi sostengo, tantopiù che dopo che hanno chiuso liberazione non so più cosa comprare.
A patto che la smettete di lisciare il pelo a Vendola.
L’unica cosa che non condivido del video messaggio della Rangeri, che sembra un comunicato tra l’apollo 13 e cape canaveral mentre sta perdendo i pezzi, è la sua affermazione che il governo tratta l’informazione come qualsiasi altra merce.
Non è vero, sanno benissimo quello che fanno, c’è un dolo deliberato, una precisione chirurgica.
Radio radicale se non sbaglio la hanno rifinanziata in 4 ore, e i radicali hanno salvato il culo a cosentino.
Non siete una merce qualsiasi, siete un target ben preciso.
Dario Rossi - Genova
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Care compagne e cari compagni, nonostante sia il più delle volte scocciato dalla vostra supponenza, riconosco indispensabile anche per me la presenza del Manifesto nell’informazione italiana, dunque mi abbono per i prossimi sei mesi e prometto il rinnovo alla scadenza. Non posso dimenticare di aver diffuso quotidianamente il giornale dal primo numero davanti alla scuola che frequentavo; non posso dimenticare che parte della mia formazione politica la devo in particolare a Luigi Pintor; non posso dimenticare che solo il Manifesto diffonde notizie di aree politico culturali come Sbilanciamoci. Personalmente ritengo il sostegno pubblico una sorta di droga, per questo penso che siano le vendite il problema principale e su questo vi invito ad interrogarvi smettendo di guardarvi l’ombelico, per questo mi abbono: per darvi l’esempio. Comunque, se non riuscite a fare di meglio: continuate a scocciarmi. Fraterni saluti.
dott. Vittorio Molinari Consulente tributario - Revisore contabile (Modena)
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Caro Manifesto ti scrivo ...dallo scoglio ischitano d’inverno...cosi’ mi distraggo un pò dalla rabbia e dalla preoccupAZIONE di questo nostro compagno di viaggio e d’informazione ancora in crisi Sono un azionista del Quotidiano e faccio parte anch’io di una cooperativa sociale.
Il giornale lo compro e lo sostengo dal 1980 ma negli ultimi mesi ho smesso di farlo. Sarà perchè non mi entusiasma più. Sarà xchè fare l’educatore nel terzo settore, pagare l’affitto, sostenere un figlio all’università a Milano, pagare le bollette e i trasporti nn lasciano nulla in tasca a fine mese . Sarà x i tagli delle varie Finanziarie alle politiche sociali . Sarà questa crisi che viene da lontano ( dicono ).
Sarà quel che sarà..sta di fatto che in edicola non ci vado più come prima ad acquistare il Manifesto.
Adesso l’acquisto tornerà di nuovo militante... e di nuovo organizzeremo, qui a Ischia ,qualche forma di sostegno economivo x difendere un bene comune...x difendere un’informazione libera e autonoma senza editori-padroni e sperare che questo bene di tutti trovi forza ed entusiamso x contrastare con idee e novità questo calo di vendite. Buon lavoro
Egidio Ferrante
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Sono rimasto molto male quando ho letto del manifesto in amministrazione controllata, ma prima io l’ho saputa da Bottura nel suo lateral ed è stato un colpo dopo lucidamente mi sono messo a ragionare e ho pensato perché il manifesto al di la della battaglia giusta sulla libertà di stampa è sempre rimasto con un pubblico molto limitato? al contrario del Fatto Quotidiano che è subito esploso come copie sembra autosufficente, il Fatto sollecita il prurito anticasta del popolo largo della sinistra e degli Italiani mentre il manifesto sembra rivolgersi a un popolo di sinistra militante radicale io stesso gli articoli che leggo con piacere sono quelli di analisi di dibattito o culturali ma le notizie e le cronache non le leggo
neanche a volte perché un tg 3 è più dettagliato, un’alta cosa che noto anche attraverso le lettere dei lettori e che i lettori stessi sono in massima parte dei militanti,il linguaggio stesso del giornale e sofisticato politico, la mia compagna mi dice a volte che quando lo legge tiene il dizionario vicino, molto tempo fa lo dissi al povero Pintor in una visita turistica ancora a Via Tomacelli, naturalmente lui la difese, ora andrebbe analizzato anche un cambio di sentire, che mi è sembrato al culmine nella polemica tra la Rossana e i lettori nel caso Gheddafi, personalmente penso che non vi sia più spazio per un quotidiano cosi come abbiamo conosciuto il giornale (a meno che non si uniscano le forze con il resto della redazione di liberazione facendo un quotidiano capace di interessare i lettori anche sulle notizie giornalieri con analisi e non di partito ma rivolto tutti i militanti della sinistra larga ) cosa io credo impossibile per logiche di appartenenza, ma probabilmente invece vi è spazio per un settimanale aperto di dibattito di analisi sulle ragioni della sinistra con riferimenti alla cronaca sociale del paese e del mondo, cosi io credo ci possa essere un futuro con un possibile aumento di lettori con anche una autosufficenza economica. Però io non sono un giornalista sono solo un lettore.
Vallivan
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Vivo all’estero da quasi quattro anni. Torno saltuariamente nel mio paese in provincia di Napoli, e quando torno mi dirigo dal mio solito edicolante e chiedo il solito manifesto. Prima, al solito edicolante chiedevo anche il solito settimanale Carta e alcune volte anche Liberazione (dipendeva dalle firme di quel giorno, dico la verità). Da un po di tempo al solito edicolante chiedo solo il solito manifesto. Non mi rimane più niente. Quell’edicola mi sembra sempre più spoglia. Più spoglia, intendo, dei giornali e riviste di cui io ho bisogno per informarmi... e per pensare. Dall’estero lo compro on line quando posso. L’unico giornale italiano che compro e leggo con piacere. Gli altri tutti esteri. In giro, precario e ora senza un lavoro ho deciso di tornare in Italia. Tra un mese sarò nel mio paese di provincia. Mi spaventa e mi fa rabbia pensare che non potrei trovare (e dico ipoteticamente) neanche più il manifesto in edicola. Che leggo? Quale giornale porterò con me in tasca, durante i cortei o per le vie di Napoli, sentendomi parte di una comunità? Che dirò al mio solito edicolante? Ecco perché sostengo il manifesto comprandolo ogni giorno on line con i pochi soldi che ho. E poi ho comprato anche "Capire le rivoluzioni arabe" in pdf. Bellissimo. Coraggio Compagne e Compagni siamo con voi. Veramente con affetto.
Fabrizio Greco
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Caro Manifesto, sto lavorando e sto sentendo in maniera tangibile la politica dei tagli a ciò che è utile e dignitoso, come li senti tu. Ci sono meno soldi per i servizi per i malati per i meno abili. Si mette in pratica il capitalismo reale, altro che “scatto di dignità” con il governo Monti. Sottoscrivo per il Manifesto, per la lotta delle classi e dei beni comuni, e perché sottoscrivano quelli che hanno bisogno di informazione per lottare.
Marcello Pesarini
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Quando ho letto ieri quello che vi/"ci" era successo (mi sento parte in causa, sono talmente tanti anni che organizzo abbonamenti coupon collettivi per voi/noi!!!!) mi è venuta un’immensa tristezza. Non riesco a pensare alla mia vita senza il Manifesto, sarebbe davvero più "povera" e infelice!!! Proprio in questo momento storico così particolare e negativo, in cui il pensiero unico neoliberista martella le nostre menti, abbiamo tutti noi estremo bisogno di una voce critica come la vostra!!! Vi sosterrò in tutti i modi nei prossimi mesi!!! E volevo fare una proposta, che forse qualcun altro vi avrà già fatto. Non ho letto, infatti, tra le ipotesi in campo per reperire fondi, quella di riproporre l’edizione a 50 €. Mi sembra che in passato abbia riscosso sempre un certo successo e credo che nell’emergenza attuale non potrebbe che ripetere le fortunate esperienze del passato. Che ne dite?!?!? Resistete, abbiamo tutti bisogno di voi!!!!
Franco Mortati
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Buongiorno, sono un vostro abbonato web da diversi anni (vivendo all’estero non ho alternativa). Vorrei partecipare alla campagna per il vostro sostegno donando un po’ di soldi ma dovete fare uno sforzo tecnologico e attivare un sistema più semplice del bonifico bancario. Un bonifico da qui all’Italia mi costa quasi 20 euro! Sono quasi certo che se attivaste un conto paypal ricevereste molte più donazioni. Magari piccole donazioni ma tante. Aspetto fiducioso. Resistete!
Giovanni
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Cari amici, ho cercato di acquistare due-tre copie, ma non si trovano nelle edicole. Al diavolo costoro! Ce la faremo.
Artaserse Parma
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Gentili Signori, come da Voi richiesto vi comunico il pagamento di un abbonamento on-line al quotidiano, appena compiuto tramite carta di credito. Sono stato per una decina di anni un vostro puntuale lettore ed acquirente, ormai molto tempo fa. Poi ho smesso e, col resto di tatto che può restare ad un traditore, non vi dirò né il perché ne’ con chi. Devo al vostro giornale ed alle persone che l’hanno fatto ogni giorno una parte importante della mia formazione, delle mie conoscenze e molto del mio divertimento. Tornerò perciò ad abbonarmi non solo perché e’ bene che questo giornale continui ad esistere (questo, non necessariamente gli altri), ma, soprattutto, per riprendere a leggerlo. Saluti
Luca Breccia - Paesi Bassi
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Grazie, buon lavoro e resistete! Per il bene del nostro sgangherato paese.
Giulia
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Cari Compagni,
fin da piccolo il Manifesto è stato per me una lettura imprescindibile di ogni giorno (salvo il lunedì!), perchè lo compravano i miei genitori.
Adesso che vivo da solo nell’ingresso di casa mia fa bella mostra di sè il Manifesto del giorno in cui sono nato.
Senza di voi verrebbe cancellato un pezzo importante della nostra storia, di quella della Sinistra e dell’Italia.
Da ieri vi cerco nelle edicole di Cagliari, vi compro e dico di comprarvi.
Anch’io Manifesto!
Paolo Pubusa
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Cari amici del Manifesto, volevo solo dirvi che ho provveduto questa sera ad abbonarmi al vostro giornale. Purtroppo solo con un semplice abbonamento annuale e non, come invece avrei desiderato, quello da sostenitore. Il Manifesto è da tanti anni un fulgido esempio di libertà di informazione e di pensiero critico, e ho per tutti voi, che contribuite, anche con grandi sacrifici, a farlo vivere, una profondissima stima e apprezzamento. Scegliervi è un gesto che per me ha un grande valore, perché credo che un giornalismo impegnato, serio, apertamente critico, che sà dare valore a ciò che conta davvero, sia preziosissimo e molto raro. Sostenervi sarà un altro modo per continuare la mia inesausta resistenza contro un realtà che non mi piace, ma che non mi accontento di criticare passivamente. Leggere il Manifesto e provare a dare un piccolo contributo per la vostra (la nostra!) sopravvivenza, è un gesto di Resistenza attiva a cui non rinuncio certamente! Grazie per tutto quello che fate. Resistete. Con affetto e grande stima
Edoardo Graziani
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“Mo’ vene Natale, nun tengo denare, me legg’o giurnale e me vaco a cuccà”. Sono squattrinato, ma non posso permettermi di perdere l’ultimo lusso che mi rimane. Ho giusto rinnovato l’abbonamento. Lunga vita.
Piero
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Ciao, vi leggo da quando ho 14 anni, adesso ne ho 26 ..ho continuato a leggervi anche nei periodi in cui ero all’’estero...quando ero in Erasmus e fuori per altre borse di studio, grazie all’abbonamento in pdf. Adesso sono di nuovo abbonato web...ma rinuncerò a qualche caffé per comprarvi il più possibile anche in edicola. Per me il manifesto è importantissimo, mi ha aiutato a crescere e sviluppare una coscienza critica. VIVA IL MANIFESTO! SUPEREREMO INSIEME QUESTA CRISI!
Lorenzo Pasqualini
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Cari amici del Manifesto, Che significa: noi ci siamo e voi? I voi siamo i noi che compriamo il giornale e lo leggiamo. Per aumentare i lettori, interessateli e pubblicate le nostre lettere. Compro il Manifesto con piacere e lo trovo un giornale intelligente e ben informato. Sono pronto a scrivervi un commento politico al giorno, su fatti sempre nuovi. Commento politico odierno Monti è andato in America, dove è stato accolto calorosamente da Obama. Lui è stato tratto dall’anonimato italiano perché era amministratore della Coca Cola e della Goldman Sachs. Senza essere uscito da libere elezioni, è stato nominato senatore a vita e capo del governo. Ma il governo avrebbe dovuto presentarsi in Parlamento, l’unico organo "costituzionale" in quanto uscito da libere elezioni . In nessuna parte della nostra Costituzione è scritto che si possa prescindere dal voto di noi cittadini. E le referenze di Monti erano davvero la Coca Cola e la Goldman Sachs. Dietro Monti ci sono gli USA di Obama? Mantengono Monti al suo posto, perché a qualcuno fa comodo, come rimane sindaco di Roma il fascista Alemanno, perché torna a vantaggio di qualcun altro. ma questo è più grave perché l’apologia del fascismo è un insulto all’Olocausto Perché volete chiudere? Siete pazzi! Io vi dò l’adrenalina dei fatti contro la camomilla delle chiacchiere e mi firmo
Professor Arnaldo Cantani
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Ciao compagni ! Ho fatto oggi una sottoscrizione in banca, perché il manifesto è del ‘70 io sono del ‘71 quindi è mio fratello maggiore.
NON MOLLARE MAI (come voi)
NON MOLLARE MAI (come voi)
Stefano Bandioli
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Carissime, carissimi,
Mi ricordo il manifesto appeso alla parete dell’aula del liceo di Orvieto accanto ad altri quotidiani, negli anni settanta, nell’esercitazione di lettura comparata sulla scorta di “Come si legge un giornale” di Paolo Murialdi, appena uscito e adottato dal mio professore di filosofia per l’ora del corso dedicata ad argomenti extracurriculari. Il manifesto era il giornale di quel grandissimo insegnante, che assomigliava intellettualmente al Marco D’Eramo di oggi.
Nel 1986, con la catastrofe di Černobyl, il manifesto diventò il mio giornale e contribuì ad una torsione potente del mio modo politico di essere.
Alla figlia diciottenne di nostri carissimi amici, lettori e sostenitori del giornale, mia moglie, mio figlio ed io abbiamo dato una copia della prima pagina del manifesto del 25 aprile di quell’anno cruciale, “La festa è qui”.
Adesso – come allora – non è tanto facile trovare una ragione per cui ripetere “la festa è qui”. Ho tirato un sospiro di sollievo quando Berlusconi, immondo in tutti i sensi, è stato cacciato, sebbene a furor di mercati (e tuttavia, prima, qualcosa si era mosso, Dominijanni docet). Però ci ritroviamo con il governo Monti che sembra considerare il lavoro e le persone stesse variabili assolutamente dipendenti. Dove, e per chi, appunto, la festa? Con affetto
Mi ricordo il manifesto appeso alla parete dell’aula del liceo di Orvieto accanto ad altri quotidiani, negli anni settanta, nell’esercitazione di lettura comparata sulla scorta di “Come si legge un giornale” di Paolo Murialdi, appena uscito e adottato dal mio professore di filosofia per l’ora del corso dedicata ad argomenti extracurriculari. Il manifesto era il giornale di quel grandissimo insegnante, che assomigliava intellettualmente al Marco D’Eramo di oggi.
Nel 1986, con la catastrofe di Černobyl, il manifesto diventò il mio giornale e contribuì ad una torsione potente del mio modo politico di essere.
Alla figlia diciottenne di nostri carissimi amici, lettori e sostenitori del giornale, mia moglie, mio figlio ed io abbiamo dato una copia della prima pagina del manifesto del 25 aprile di quell’anno cruciale, “La festa è qui”.
Adesso – come allora – non è tanto facile trovare una ragione per cui ripetere “la festa è qui”. Ho tirato un sospiro di sollievo quando Berlusconi, immondo in tutti i sensi, è stato cacciato, sebbene a furor di mercati (e tuttavia, prima, qualcosa si era mosso, Dominijanni docet). Però ci ritroviamo con il governo Monti che sembra considerare il lavoro e le persone stesse variabili assolutamente dipendenti. Dove, e per chi, appunto, la festa? Con affetto
Andrea Millotti, Firenze
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Le prime sillabe dei miei allievi a scuola sono: il ma ni fe sto. Se voi sparite come potranno mai imparare a leggere?
Oggi a Ferrara, fioccava di brutto, sono uscita sotto la neve per comprare il mio Manifesto, lo faccio da 20 anni e voglio continuare a farlo per almeno altri 20!
Marzia Marchi
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Cara redazione:
Ho letto con piacere il bell'articolo di Valerio Evangelisti a pagina 7 de "il manifesto" di oggi "Imperfetti ma necessari, senza di voi cosa leggere"? accompagnato dal sotto(sopra?) titolo "toglietemi tutto ma non questo".
Rinunciare al manifesto non mi spingera' al suicidio, ma certamente non trarro' gioia alcuna da una sua eventuale scomparsa. E non avro' nessuna consolazione da un'edizione on line a pagamento. Per me e' una grande gioia comprare il manifesto all'edicola, soprattutto se il cliente che mi precede ha appena chiesto il Corriere della Sera oppure il Giornale. Perche' il valore del Manifesto è soprattutto quello di offrire una visione alternativa e indipendente dei fatti e delle cose, ed e' questo che fa imbestialire i padroni ed i servi del Pensiero Unico.
Ma veniamo alla sopravvivenza. Mi pare che qui si tratti essenzialmente di vendere piu' copie. Come fare?
Innanzitutto, accoppiando alla campagna "per la sopravvivenza del manifesto" una "per la sopravvivenza della carta stampata". Si', anche del Giornale, di Libero, eccetera.
Ma a parte questo, forse sarebbe utile cominciare da qualcosa che possa invogliare piu' gente a comprare Il Manifesto. Ve ne butto li' una.
La gente, si sa, e' vanitosa, ed ogni italiano che pratica la lettura si sente grande giornalista. E allora inventatevi una "lotteria dell'articolo". Il biglietto per inviare un (breve) articolo costera' dieci euro, pagabili in anticipo on line. Ed un giorno alla settimana la lotteria vedra' un vincitore pubblicato. Gli altri compreranno tutti il giornale, ed anche se non avranno vinto sapranno di aver dato una mano, ma "da giornalisti"....
Idem per le vignette. Vauro e' bravo, ma perche' non ospitare ogni settimana una vignetta con lo stesso sistema della lotteria?
Vostra aff.ma
Ho letto con piacere il bell'articolo di Valerio Evangelisti a pagina 7 de "il manifesto" di oggi "Imperfetti ma necessari, senza di voi cosa leggere"? accompagnato dal sotto(sopra?) titolo "toglietemi tutto ma non questo".
Rinunciare al manifesto non mi spingera' al suicidio, ma certamente non trarro' gioia alcuna da una sua eventuale scomparsa. E non avro' nessuna consolazione da un'edizione on line a pagamento. Per me e' una grande gioia comprare il manifesto all'edicola, soprattutto se il cliente che mi precede ha appena chiesto il Corriere della Sera oppure il Giornale. Perche' il valore del Manifesto è soprattutto quello di offrire una visione alternativa e indipendente dei fatti e delle cose, ed e' questo che fa imbestialire i padroni ed i servi del Pensiero Unico.
Ma veniamo alla sopravvivenza. Mi pare che qui si tratti essenzialmente di vendere piu' copie. Come fare?
Innanzitutto, accoppiando alla campagna "per la sopravvivenza del manifesto" una "per la sopravvivenza della carta stampata". Si', anche del Giornale, di Libero, eccetera.
Ma a parte questo, forse sarebbe utile cominciare da qualcosa che possa invogliare piu' gente a comprare Il Manifesto. Ve ne butto li' una.
La gente, si sa, e' vanitosa, ed ogni italiano che pratica la lettura si sente grande giornalista. E allora inventatevi una "lotteria dell'articolo". Il biglietto per inviare un (breve) articolo costera' dieci euro, pagabili in anticipo on line. Ed un giorno alla settimana la lotteria vedra' un vincitore pubblicato. Gli altri compreranno tutti il giornale, ed anche se non avranno vinto sapranno di aver dato una mano, ma "da giornalisti"....
Idem per le vignette. Vauro e' bravo, ma perche' non ospitare ogni settimana una vignetta con lo stesso sistema della lotteria?
Vostra aff.ma
Poerio Press
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Dal 1977 sono diventato un vostro lettore /sostenitore. Ho venduto copie del giornale a 10000 lire, ho sottoscritto la partecipazione azionariato una volta con 500000 e una seconda volta con 3000000 milioni tralasciamo le copie a 50,00 €. Per non perdere questi miei investimenti sono obbligato a partecipare alla campagna dei mille. Li manderò in tre volte incominciando da domani con i primi 333,33 € Grazie di esistere.
Vittorio Ercolano
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Il sacrosanto invito di Robecchi a esagerare lo seguo da 40 anni. L'ultima esagerazione l'ho fatta a dicembre scorso, rinnovando per l'ennesima volta l'abbonamento (coupon, da quando esiste) a dispetto della ragionevole previsione di rischiare di non ammortizzarlo. Ora voglio dire grazie a tutti gli altri esageranti, abbonati vecchi e nuovi, multicompratori, sottoscrittori 1000x1000 e/o importi varii: devo a loro la fondata speranza di poter continuare fin che campo a esagerare riabbonandomi al manifesto, leggendolo e ogni tanto scrivendoci. Con la certezza che dopo morto possano seguitare i miei due figli, entrambi soci della cooperativa. Un augurio e un abbraccio,
Giorgio Pecorini
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Ho 49 anni e oggi per la prima volta ho acquistato in edicola il vostro giornale. Credo che sarà la prima di una lunga serie. Farò quello che mi è possibile per sostenervi anche con le mie purtroppo “magre” finanze (visti i tempi che corrono!!). Anch’io come Marco Luzzatto ho sempre tenuto a mente il proverbio cinese che conosco in versione leggermente diversa rispetto a quella citata (se hai due soldi, con uno compraci il pane e con l’altro compraci un fiore). Quale migliore occasione per metterlo in atto?
E se è vero che l’unica cosa che può salvarci è la bellezza, cosa c’è di più bello di un pensiero critico da poter esercitare in libertà?
Vi auguro e mi auguro che possiate continuare a farlo
Uliana Moretti
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Cari compagni, appena neve e ghiaccio mi permetteranno di uscire, farà subito una cospicua sottoscrizione, non mille euro perché non posso e nemmeno l'abbonamento perché preferisco comprare come faccio il giornale ogni mattina. Lunga lunghissima vita a Il Manifesto, ce la faremo altrimenti perché parliamo tanto di beni comuni?
Elisabetta Celestini - Rieti
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Senza essere sfiorato dal benché minimo dubbio sul "nostro futuro", stamane ho rinnovato l'abbonamento semestrale al Manifesto.
Saluti
Alessandro MONACO (Caraglio - CN)
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Cari compagni, le lettere di sostegno che avete pubblicato fin qui sono straordinarie; anch'io vi leggo da anni e non potrei sopportare di non trovarvi più in edicola. purtroppo, non posso aderire alla campagna 1000per 1000, perché - sono un'insegnante classe 1952, a cui è appena stato negato da questo governo di poter andare in pensione, nonostante i requisiti - il mio compagno è senza lavoro (e senza pensione)
- mio figlio è disoccupato ( laureato in editoria e giornalismo alla sapienza da 2
anni, fa l'allenatore di basket a circa 200 euri al mese)
- in dicembre ho aderito alla campagna SALVA-ITALIA comprando BOT per 5000 euri (quasi tutto quello che avevo); non so se ho fatto bene, ma insomma non me ne pento.
Comunque, ho appena rinnovato l'abbonamento-coupon annuale e vi prego di RESISTERE, con la stessa determinazione dei lavoratori arrampicati sulla torre del binario 21 a cui voglio esprimere solidarietà e grande ammirazione: mi sembrano davvero gli eroi del nostro tempo, di cui sarebbe stato meglio non avere bisogno!
Laura Marcheselli
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Cari compagni, giorni fa, prima che scoppiasse la crisi del Manifesto, ero molto indeciso se rinnovare l’abbonamento web o meno, del resto sapete che i miei compagni ed io dell’USB spesso abbiamo litigato con voi, ma poi mi sono detto:” e checcazzo! Si non siamo sempre d’accordo ma sono gli unici ad avere pubblicizzato il nostro sciopero generale del 27 gennaio!” ed allora ho rinnovato l’abbonamento, stavolta vi ho preceduto vero? Bene continuate a sostenere un po’ di più noi e, se potete, un po’ di meno la CGIL, facciamo pari e patta che ne dite? Lunga vita a voi ed al nostro giornale.
Daniele Patelli
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Cari compagni, il mio salario da operaio non mi permette di aiutarvi come vorrei, ma sono due giorni che compro tutte e tre le copie che arrivano nella mia edicola e poi due le regalo sul posto di lavoro. Amo tenere il giornale in mano, non posso arrendermi al pdf,al web ai tag ecc. Vedendo la desolazione della stampa italiana, il mio manifesto è l'unico lusso al quale non posso rinunciare. FORZA!
Corrado Torri
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Potrei forse tediarvi con ricordi personali sul mio rapporto con il manifesto quando lo portavo in giro per Taranto per Roma e poi per Bologna negli anni '70 : piegato nella tasca dei jeans , con la testata ben in evidenza (manifesto on the road) .
Oppure del raporto d'oggi , certo meno fedele , con in mano la copia virtuale del manifesto on line.
Potrei raccontarvi dei periodi bui in cui quel 'comunista' , dopo avermi entusiasmato, mi 'infastidiva', mi faceva pensare ad una chiusura verso il Nuovo che avanza. Ma sarebbe un amarcord infruttuoso.
Oggi che da Avanzi del Nuovo siamo siamo sommersi, preferisco essere meno nostalgico e piu' pratico: da oggi sono un nuovo abbonato annuale al Manifesto edizione on line, come gesto concreto d'aiuto in questo momento difficile per il giornale. Ovviamente vi aspetto rinnovati per il rinnovo.
Un abbonamento ed un abbraccio a voi tutti.
Francesco Cecere - Bologna
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Caro Manifesto, oggi, domenica, passerò dalla mia edicola prima della chiusura e ritirerò le copie rimaste del giornale, che poi nel pomeriggio e domani regalerò a 'non lettori' o a 'amanti infedeli', per cercare di abituarli a comprarlo direttamente ogni giorno.
Buona vita
Davide Biolghini Tavolo RES Italia - Rete di Economia Solidale
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Carissimo Manifesto vi conosco dal '72, compratore saltuario, non sempre condivido le posizioni, vi compro tutti i giorni. Ho conosciuto e conosco alcuni di voi come Alessandra Barberis.
Come diceva Montanelli: quelli del Manifesto sono liberi, perciò lo compro.
Auguri!
Valerio Tarone
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Sono un lavoratore del credito. In tempi di credit crunch sono felice di concedervi una apertura di credito sotto la forma di rinnovo di un abbonamento sostenitore.
Piero
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Rinnoviamo l'abbonamento per il 2012. Anche se non c'è nessuno a garantirci l'investimento.....
Un'idea per affrontare la crisi dei consumi e la crisi peggiore del Manifesto potrebbe essere quella di ospitare 2-4 pagine di un'altro giornale in affanno, una specie di sharing, di ospitalità condivisa: i costi di gestione diminuirebbero, i lettori ci guadagnerebbero, la sinistra tutta avrebbe un'occasione importante per imparare a convivere in piena autonomia e libertà, le buone idee si rafforzerebbero.
Un abbraccio a Tutti
Paola Tessarin e Stefano Curi - Roma
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Carissimì,ho regalato un abbonamento alla mia nipotina di Palermo per sostenervi e perché il Manifesto è ossigeno per il cervello
Un abbraccio Aldo Carra (gruppo Fasana)
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Il Manifesto mi piace quando è in crisi...che è la sua condizione naturale.... in questi periodi emerge la vita, la sua anima, le sue radici...che come dice Valentino P., sono forti. Il Manifesto è vivo e ogni lettore ha un rapporto personale, si discute, si litiga, si sorride e si va avanti assieme.
Quando penso al Manifesto mi tornano in mente le parole che M. Darwish dedica alla sua patria:
I tuoi occhi sono una spina nel cuore lacerano, ma li adoro.
Per questo ho deciso di rinnovare l’abbonamento, di acquistarne una copia quotidianamente per qualche mese... per voi e per me.
Francesco Giordano - Con la Palestina nel cuore
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Carissimi/e compagni/e. Vi leggo da quando avevo 15 anni, nel 1985 e iniziavo a fare politica. Mi avete accompagnato in ogni fase della mia maturazione politica, la Pantera, i centri sociali negli anni '90 e poi la resistenza al berlusconismo....Quindi io mi sono abbonato in pdf per 3 mesi e compro tutti i giorni una copia in edicola, ma sono precario e più di così non ce la faccio. Mio padre invece che un reddito fisso ce l'ha, almeno la pensione, oggi vi ha fatto un abbonamento pdf annuale, e da domani vi compra anche in edicola. Però volevo lanciare questo appello: l'emergenza carceri é gravissima, una società con delle carceri come quelle italiane oggi é conseguente ad una società che lascia morire un Bene Comune come la Cultura, di cui voi Manifesto siete parte, perciç vi domando: perché non legare alla campana per il Manifesto anche una battaglia che sarebbe assai popolare, ma che nessuno mette in campo, come quella per l'abolizione della legge Fini-Giovanardi sulle droghe o perlomeno della cancellazione delle tabelle, per tornare alla discrezione del magistrato?
il Manifesto é la voce più autorevole per lanciare questa campagna, per far sì che almeno entri nel dibattito pubblico, per fare da cassa di risonanza per questa opzione....
Un vostro fedelissimo lettore e compagno
Paolo Gonzaga
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Carissim* compagn* della Redazione, abbiamo sottoscritto un abbonamento semestrale, decisi a rinnovarlo. Dobbiamo rateizzare il nostro contributo grazie allo strangolamento economico che anche su noi sessantenni il governo sta attuando con una coerenza che solo i "nemici di classe" sanno avere.
Spiace vedere come stiano andando le cose in casa di Liberazione. Spiace immaginare i vostri sacrifici per realizzare un giornale che parla vero, mentre i pennivendoli prosperano (oddio, qualche difficoltà ce l'hanno pure loro, però...). Mi domando anche se non sia possibile trasformare la proprietà del quotidiano in "indivisibile" come hanno fatto i compagni NOTAV della Valsusa per i terreni di Venaus, e poi anche per un arazzo di proprietà comune e indivisibile di decine o centinaia di persone fisiche, quindi mai alienabile. Si può vedere il meccanismo sul sito: www.quartostato.net.
Non so se si possa fare per la proprietà del Manifesto, ma lo segnalo ugualmente.
Alleghiamo la ricevuta del pagamento e intanto acquisteremo le copie in edicola, qui a Levico (7.000 abitanti, in Trentino), dove, per fortuna, il Manifesto arriva regolarmente in tutte e quattro le edicole.
Grazie per il vostro lavoro. Non state mai zitti, non staremo mai zitti !!!
Marina Bianchi e Pier Giorgio Ceresa
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Cari compagni del Manifesto, da abbonato, azionista, lettore e collaboratore saltuario mi sento del tutto interno alla situazione di crisi. Che questo governo "neutro e strano" non si muova su questa questione ha dell'incredibile e può essere prova decisiva del suo vero asse politico.
Detto questo, ti ricordo, caro Valentino, quanto ti ho detto più volte: c'è un'area di cristiani che potrebbero essere un vero bacino costante di lettori ed un buon contributo alle vendite se l'informazione e il commento sulle cose di Chiesa (e dintorni) fosse curata in modo costante e veramente competente. Sarebbe un'operazione culturale (ed editoriale) utile a tutti e all'altezza della storia e del ruolo del nostro quotidiano.
Con amicizia
Vittorio Bellavite - Milano
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"il manifesto" finale?
non possiamo, non dobbiamo chiudere l'unico quotidiano "fuori mercato" non possiamo, non dobbiamo dar ragione alle logiche del libero mercato, quelle che mettono letteralmente in ginocchio le persone più deboli (vedi Grecia e non solo) Questa volta dobbiamo metterci dalla parte della ragione e dare torto a chi sta facendo il conto alla rovescia sul nostro fallimento!
Io ci sono: ho rinnovato l'abbonamento 2012 e invierò un piccolo contributo aggiuntivo appena possibile.
Se non ora, quando?
Franco Tron Perrero TO
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Compagne e Compagni, ho appena proceduto con l'offerta con carta di credito per Il Manifesto.
Questa testata storica, è nuovamente in pericolo di chiusura, ma questa volta per un atto fascista avanzato prima dal Governo Berlusconi, ed ora messo in atto dal Governo Monti.Togliere i contributi ai giornali, all'informazione cartacea, è un atto ben pianificato, se si pensa poi che molti quotidiani (soprattutto) costituiti a tavolino, con vendite irrilevanti e tirature fittizie, hanno sempre preso questi contributi.
Semmai è lì che si deve intervenire, per un atto di serietà , e non fare di tutt'erba un "fascio".
Il fatto è che oltre a voler zittire i giornali liberi, motivo principale, il Governo tende a fare cassa su Diritti da sempre, giustamente riconosciuti.
Sostengo Il Manifesto, e lo farò sostenere da piu' persone possibile, nei limiti delle possibilità di ognuno, e per questo sono felice abbiate inserito l'opportunità di effettuare donazioni, perché non tutti posso permettersi un abbonamento.
Se posso, con l'occasione, voglio però sottolineare una cosa che non mi piace e non mi è piaciuta.
In occasione dell'ultimo congresso del PdCI proprio il Manifesto l'ha quasi sbobbato.
Comprendo bene sia stato snobbato dai giornali di destra, e pure della pseudo-sinistra radical-chic, ma proprio dal Manifesto no.
Il Manifesto è un quotidiano comunista, i suoi confini sono ben chiari dalla sua nascita, ed è un bene si apra a "nuove realtà " ma deve tenere ben conto dei Comunisti che lottano per rientrare in Parlamento e rappresentare una parte di Popolo che deve avere i suoi rappresentanti.
Perciò, caro Manifesto, non ti allontanare dai Compagni, stagli vicino, e i Compagni non ci metteranno un minuto in più a sostenerti, ne sono certo!
Andrea Cuscela
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Avevo già fatto l'abbonamento per il 2012 quando è arrivata la pessima notizia. Non molliamo proprio ora ; però almeno accettate questo mio modesto consiglio.
Noi lettori (e, spero, prossimi) elettori di cosa abbiamo bisogno ora? Di capire quali, tra gli attuali parlamentari, saranno per noi candidati votabili; cioè quali NON abbiano votato contro le autorizzazioni a procedere e/o abbiano votato la fiducia a Berlusconi; noi semplici lettori non lo sappiamo, sappiamo chi è Scilipoti, Stracquadanio ma il parlamentare Aldo Rossi di Roccacannuccia se ce lo ritroviamo in una lista di sinistra che ne sappiamo di lui? Il mio sogno è che il manifesto possa pubblicare (per 5,10,20 euro) dei numer speciali dal titolo "Istruzioni per gli elettori" dove siano elencati i nomi di tutti i parlamentari con i loro curricula di voto degli ultimi tre anni. Pensateci, saluti comunisti
Avevo già fatto l'abbonamento per il 2012 quando è arrivata la pessima notizia. Non molliamo proprio ora ; però almeno accettate questo mio modesto consiglio.
Noi lettori (e, spero, prossimi) elettori di cosa abbiamo bisogno ora? Di capire quali, tra gli attuali parlamentari, saranno per noi candidati votabili; cioè quali NON abbiano votato contro le autorizzazioni a procedere e/o abbiano votato la fiducia a Berlusconi; noi semplici lettori non lo sappiamo, sappiamo chi è Scilipoti, Stracquadanio ma il parlamentare Aldo Rossi di Roccacannuccia se ce lo ritroviamo in una lista di sinistra che ne sappiamo di lui? Il mio sogno è che il manifesto possa pubblicare (per 5,10,20 euro) dei numer speciali dal titolo "Istruzioni per gli elettori" dove siano elencati i nomi di tutti i parlamentari con i loro curricula di voto degli ultimi tre anni. Pensateci, saluti comunisti
Alessandro - Sesto Fiorentino
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Gentile direttrice, stamani ho inviato il mio modesto contributo, come già fatto nel 2008.
Sono una vostra "amante infedele"; rispetto a prima, ora sono una insegnante pensionata e un pò annoiata.
Il Manifesto mi serve per stimolare le mie capacità intellettuali, soprattutto se riesco a comprendere quello che scrive l'amatissima Rossanda!
Spero che nell'"impoverimento politico" riusciate ancora a RESISTERE ed
ESISTERE.
Auguri e baci
Rosa Abate Gallù
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Carissime/i,
da sempre ne compro una copia, dalla scorsa settimana ne compro due, che metto in buche delle lettere diverse: è un piccolo contributo! (resistiamo).
ciaociao
Carissime/i,
da sempre ne compro una copia, dalla scorsa settimana ne compro due, che metto in buche delle lettere diverse: è un piccolo contributo! (resistiamo).
ciaociao
marco sansoè
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Da un po' di giorni compravo il manifesto anche per Guido, fedelissimo dell'estinta Liberazione. A volte anche prima, quando lui convinceva me - fedelissimo al manifesto - a comprare "anche" Liberazione. Sabato è stato l'ultimo giorno, e lui quel manifesto neanche ha potuto leggerlo tutto. Guido Cappelloni è morto domenica mattina.
Giorgio Camaioni, Grottammare
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Incurabile masocista/azionista/sottoscrittore persevera (1/5 di mille) auspicandogiornale meno pettinato. Perchè il conto non è su Banca Etica?
Marino Tarizzo
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Ho sottoscritto un abbonamento trimestrale perché sia... senza fine. In questo momento di più non potevo. Ma se arriviamo in piedi a maggio prometto solennemente l'annuale. Adelante companeros
Gigi Primon
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Cari compagni del manifesto, lettore da una ventina d’anni, abbonato da circa una decina, neanche questa volta, per quello che per me significa, politicamente e umanamente, il vostro collettivo più che il vostro giornale, vi farò mancare il mio aiuto. Naturalmente, poiché non appartengo alla “sinistra abbiente”, non sarò tra i mille gloriosi benefattori, ma tra i tanti, spero, anonimi e modesti sostenitori.
Perch
é il manifesto vende così poco da non poter stare in piedi, e andare avanti, sulle sue sole gambe? La risposta, che vi propongo credo sia questa: il manifesto è un quotidiano d’elite, costitutivamente destinato, dunque, ad una esigua minoranza, generalmente colta e, in parte, anche abbastanza benestante. Si potrebbe anche esserne orgogliosi, se non fosse che questo suo carattere di “prodotto di nicchia” (come il Castelmagno o taluni olii extravergine di oliva), rendendolo incapace di raggiungere una più ampia platea di lettori, pone, oltre che un problema economico, anche un problema politico: ha senso un quotidiano comunista d’elite? Può dirsi davvero tale, un quotidiano comunista in buona misura illeggibile per un lavoratore di media cultura?
Allora, senza avere la pretesa di dirvi quel che dovete fare, perché non provare a fare un giornale, anche nel prezzo, più popolare, ovvero più presente nei mille luoghi del conflitto sociale?
Saluti affettuosi
é il manifesto vende così poco da non poter stare in piedi, e andare avanti, sulle sue sole gambe? La risposta, che vi propongo credo sia questa: il manifesto è un quotidiano d’elite, costitutivamente destinato, dunque, ad una esigua minoranza, generalmente colta e, in parte, anche abbastanza benestante. Si potrebbe anche esserne orgogliosi, se non fosse che questo suo carattere di “prodotto di nicchia” (come il Castelmagno o taluni olii extravergine di oliva), rendendolo incapace di raggiungere una più ampia platea di lettori, pone, oltre che un problema economico, anche un problema politico: ha senso un quotidiano comunista d’elite? Può dirsi davvero tale, un quotidiano comunista in buona misura illeggibile per un lavoratore di media cultura? Allora, senza avere la pretesa di dirvi quel che dovete fare, perché non provare a fare un giornale, anche nel prezzo, più popolare, ovvero più presente nei mille luoghi del conflitto sociale?
Saluti affettuosi
Nicola De Lorenzo - Asti
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Voi siete qui... e anche noi. Leggiamo il manifesto dai lontani anni settanta, siete stati con noi alle assemblee a scuola, alle manifestazioni, alle riunioni di sindacato, nel tempo delle passioni e degli entusiasmi e in quelli più recenti, spesso disperati: senza il manifesto non ce l'avremmo fatta.
Per questo dovete/dobbiamo resistere, resistere, resistere.
A domani, in edicola.
Voi siete qui... e anche noi. Leggiamo il manifesto dai lontani anni settanta, siete stati con noi alle assemblee a scuola, alle manifestazioni, alle riunioni di sindacato, nel tempo delle passioni e degli entusiasmi e in quelli più recenti, spesso disperati: senza il manifesto non ce l'avremmo fatta.
Per questo dovete/dobbiamo resistere, resistere, resistere.
A domani, in edicola.
simona e pierluigi
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Sono un vostro lettore fedele dal1989, ogni giorno da oggi compro due copie. Lunga vita a Il Manifesto.
Sono un vostro lettore fedele dal1989, ogni giorno da oggi compro due copie. Lunga vita a Il Manifesto.
Fabrizio Mori
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Abbonato web da molti anni, sostengo ulteriormente il Manifesto con una ulteriore contribuzione di 100 €.
NON MOLLATE!.
Abbonato web da molti anni, sostengo ulteriormente il Manifesto con una ulteriore contribuzione di 100 €.
NON MOLLATE!.
Fabio Giordani
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Vi risparmio riflessioni politico-esistenziali. Lavoro da luglio 1985, passati due mesi ho iniziato a comprare il manifesto tutti i giorni - ma proprio tutti, a parte due vacanze in Sardegna! - e voglio continuare così. Non ce la faccio a partecipare al 1000x1000 ma mi impegno a inviarvi 50 euro (primo invio a marzo) ogni tre mesi per tutto il 2012. Forse è una modalità che, esaurita la campagna del 1000x1000, può funzionare anche per molti altri. Fate voi. Un abbraccio
Vi risparmio riflessioni politico-esistenziali. Lavoro da luglio 1985, passati due mesi ho iniziato a comprare il manifesto tutti i giorni - ma proprio tutti, a parte due vacanze in Sardegna! - e voglio continuare così. Non ce la faccio a partecipare al 1000x1000 ma mi impegno a inviarvi 50 euro (primo invio a marzo) ogni tre mesi per tutto il 2012. Forse è una modalità che, esaurita la campagna del 1000x1000, può funzionare anche per molti altri. Fate voi. Un abbraccio
Marco Onorati - Roma
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Vi chiedo di valutare se in questo periodo continuare ad uscire con i supplementi. Oggi mercoledì 14 febbraio, Il Manifesto era in vendita con Monde Diplomatique e costava € 3.
Per chi come me non può fare di più per tenere in vita Il Manifesto ma si impegna a comprare ogni giorno una copia, trovare il giornale a questo prezzo .... non è poco.
Abbracci.
Vi chiedo di valutare se in questo periodo continuare ad uscire con i supplementi. Oggi mercoledì 14 febbraio, Il Manifesto era in vendita con Monde Diplomatique e costava € 3.
Per chi come me non può fare di più per tenere in vita Il Manifesto ma si impegna a comprare ogni giorno una copia, trovare il giornale a questo prezzo .... non è poco.
Abbracci.
Pasquale Diogaurdi
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Cari compagni, vorrei poter fare qualcosa di più per aiutarvi in questo momento così difficile ma più che comprarvi ogni giorno, o quasi, in edicola non posso permettermi, essendo disoccupato. Già trovare tutti i giorni 1,50 euro è difficile.
Devo anche ammettere che da quando avete aumentato il prezzo avevo cominciato a comprarvi meno spesso, ma da adesso in poi vi prometto che farò il possibile per acquistarvi tutti i giorni. Dalle molte lettere che ricevete mi sembra che prevalga un certo ottimismo ma, citando Antonio Gramsci, forse bisognerebbe far prevalere il pessimismo della ragione sull'ottimismo della volontà. Da alcune lettere sembra che siate già fuori dalla crisi, ma forse è ancora presto per cantare vittoria. La situazione è drammatica in Italia e in Europa, le parole d'ordine che tutti i governi diffondono, e mettono in pratica, sono sacrifici, sacrifici e sacrifici, che tradotto significa disoccupazione, riduzione di salari, pensioni, meno ospedali pubblici, meno scuola pubblica, meno cultura, ecc. cioè miseria e disperazione per chi vive di stipendi, pensioni e impossibilità per chi il lavoro non ce l'ha di trovarlo. E chi non è d'accordo con queste ricette, cioè voi e noi, deve tacere.
Allora io mi chiedo, come potete pensare di ricevere sostegno economico da chi queste ricette vuole farci ingoiare e ridurre al silenzio chi vi si oppone? Non sarebbe meglio rinunciare anche a pretendere questo finanziamento e contare solo sul sostegno dei lettori? Vi saluto e vi auguro di continuare ad esistere e a lottare insieme a noi.
Cari compagni, vorrei poter fare qualcosa di più per aiutarvi in questo momento così difficile ma più che comprarvi ogni giorno, o quasi, in edicola non posso permettermi, essendo disoccupato. Già trovare tutti i giorni 1,50 euro è difficile.
Devo anche ammettere che da quando avete aumentato il prezzo avevo cominciato a comprarvi meno spesso, ma da adesso in poi vi prometto che farò il possibile per acquistarvi tutti i giorni. Dalle molte lettere che ricevete mi sembra che prevalga un certo ottimismo ma, citando Antonio Gramsci, forse bisognerebbe far prevalere il pessimismo della ragione sull'ottimismo della volontà. Da alcune lettere sembra che siate già fuori dalla crisi, ma forse è ancora presto per cantare vittoria. La situazione è drammatica in Italia e in Europa, le parole d'ordine che tutti i governi diffondono, e mettono in pratica, sono sacrifici, sacrifici e sacrifici, che tradotto significa disoccupazione, riduzione di salari, pensioni, meno ospedali pubblici, meno scuola pubblica, meno cultura, ecc. cioè miseria e disperazione per chi vive di stipendi, pensioni e impossibilità per chi il lavoro non ce l'ha di trovarlo. E chi non è d'accordo con queste ricette, cioè voi e noi, deve tacere.
Allora io mi chiedo, come potete pensare di ricevere sostegno economico da chi queste ricette vuole farci ingoiare e ridurre al silenzio chi vi si oppone? Non sarebbe meglio rinunciare anche a pretendere questo finanziamento e contare solo sul sostegno dei lettori? Vi saluto e vi auguro di continuare ad esistere e a lottare insieme a noi.
Massimo Teti





