
Spostiamo le barricate
ogni volta più in là
Georges Didi-Huberman
Un semplice foglio di carta - la carta di giornale del manifesto ad esempio -, una semplice pagina - una delle «Tesi sul concetto di storia» di Walter Benjamin ad esempio - possono diventare vere e proprie barricate contro chi, ogni giorno, tenta di assoggettarci. Hervé Joubert-Laurencin, grande specialista di Pier Paolo Pasolini, ricordava, in una conferenza sul montaggio cinematografico, la bella prefazione scritta da Barthélémy Amengual alle Memorie di Ejzenstejn.
Rileggo questa pagina oggi: «La grande legge dell'invenzione è l'associazione, la deriva, il fantasma, orientati dalla volontà tenace, dall'ossessione di dare soluzione a un problema concreto.
Ogni creazione in definitiva non è che un collage, un montaggio, a patto che questo sia animato da un obiettivo univoco: anche in una barricata si trovano a mescolarsi le cose più eteroclite, «frammenti e dettagli di ogni genere», ma la risolutezza dei combattenti che l'hanno costruita dà alla barricata l'unitarietà di un'arma difensiva».
È come se l'opera in quanto montaggio - fatto di molteplici cose eterogenee, di molteplici pezzi compatti, di molteplici monadi - affermasse la sua natura composita, impura, complessa, solo per tornare a un nuovo genere di semplicità, a una monade di ordine superiore: semplice gesto, semplice cosa, barricata (cosa e gesto insieme). Dovrebbe essere questa la «risolutezza dei combattenti», quando i combattenti sono dei poeti: mettere in gioco tutto ciò che è possibile (complessità) per costruire una barricata (semplicità). Fare che ogni complessità conduca alla semplicità di una cosa e di un gesto, ad esempio il gesto di fermare la repressione della nostra fantasia da parte della polizia delle idee. Non dimenticare la semplicità delle nostre battaglie nella complessità stessa delle nostre derive: allora un semplice frammento di pellicola può davvero diventare una barricata.
Aggiungerò inoltre questo, cosa che Amengual non dice: non dimenticare la complessità delle nostre derive nella semplicità delle nostre battaglie. Occorrerà quindi, senza fine, ricostruire ogni volta la barricata un po' più lontano.
Rileggo questa pagina oggi: «La grande legge dell'invenzione è l'associazione, la deriva, il fantasma, orientati dalla volontà tenace, dall'ossessione di dare soluzione a un problema concreto.
Ogni creazione in definitiva non è che un collage, un montaggio, a patto che questo sia animato da un obiettivo univoco: anche in una barricata si trovano a mescolarsi le cose più eteroclite, «frammenti e dettagli di ogni genere», ma la risolutezza dei combattenti che l'hanno costruita dà alla barricata l'unitarietà di un'arma difensiva».
È come se l'opera in quanto montaggio - fatto di molteplici cose eterogenee, di molteplici pezzi compatti, di molteplici monadi - affermasse la sua natura composita, impura, complessa, solo per tornare a un nuovo genere di semplicità, a una monade di ordine superiore: semplice gesto, semplice cosa, barricata (cosa e gesto insieme). Dovrebbe essere questa la «risolutezza dei combattenti», quando i combattenti sono dei poeti: mettere in gioco tutto ciò che è possibile (complessità) per costruire una barricata (semplicità). Fare che ogni complessità conduca alla semplicità di una cosa e di un gesto, ad esempio il gesto di fermare la repressione della nostra fantasia da parte della polizia delle idee. Non dimenticare la semplicità delle nostre battaglie nella complessità stessa delle nostre derive: allora un semplice frammento di pellicola può davvero diventare una barricata.
Aggiungerò inoltre questo, cosa che Amengual non dice: non dimenticare la complessità delle nostre derive nella semplicità delle nostre battaglie. Occorrerà quindi, senza fine, ricostruire ogni volta la barricata un po' più lontano.






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