
Nella libertà non c'è pericolo
Ivano Fossati - 22 febbraio 2012
Uno dei significati di libertà è poter comunicare il proprio pensiero e lasciare che venga discusso, condiviso o anche fatto a pezzi dagli altri, se credono.
Il sistema mediatico globale ha creato nel tempo un'informazione spesso imperfetta ma sempre molto presente, al grido di «meglio una notizia sbagliata che nessuna notizia», o altre aberrazioni del tipo «l'importante è arrivare sulle notizie per primi». Niente di più falso. Per questo dobbiamo tenerci care le voci critiche e differenti di qualsiasi orientamento esse siano. Saranno anche scomode ma fanno quello che devono fare. Il giornalismo «comodo» si è visto solo in tempi di dittatura o di crisi delle democrazie e i risultati sono sempre stati un disastro storico per tutte le parti in causa.
Se riconosciamo in noi stessi abbastanza curiosità, vivacità e discernimento per osservare giorno dopo giorno gli avvenimenti del mondo, allora abbiamo bisogno di voci e occhi che ce li portino fino a casa. Se invece la curiosità non c'è più siamo fuori gioco e la nostra libertà è un po' più fragile e un po' più a rischio. Lasciamo che i giornalisti del manifesto trovino le condizioni per continuare a fare bene il loro mestiere. Meglio una voce in più, come la loro. Meglio mille voci in più, tutte diverse. Nella libertà non c'è pericolo, i giudici ultimi siamo noi.
Il sistema mediatico globale ha creato nel tempo un'informazione spesso imperfetta ma sempre molto presente, al grido di «meglio una notizia sbagliata che nessuna notizia», o altre aberrazioni del tipo «l'importante è arrivare sulle notizie per primi». Niente di più falso. Per questo dobbiamo tenerci care le voci critiche e differenti di qualsiasi orientamento esse siano. Saranno anche scomode ma fanno quello che devono fare. Il giornalismo «comodo» si è visto solo in tempi di dittatura o di crisi delle democrazie e i risultati sono sempre stati un disastro storico per tutte le parti in causa.
Se riconosciamo in noi stessi abbastanza curiosità, vivacità e discernimento per osservare giorno dopo giorno gli avvenimenti del mondo, allora abbiamo bisogno di voci e occhi che ce li portino fino a casa. Se invece la curiosità non c'è più siamo fuori gioco e la nostra libertà è un po' più fragile e un po' più a rischio. Lasciamo che i giornalisti del manifesto trovino le condizioni per continuare a fare bene il loro mestiere. Meglio una voce in più, come la loro. Meglio mille voci in più, tutte diverse. Nella libertà non c'è pericolo, i giudici ultimi siamo noi.





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