mercoledì 18 settembre 2013
Non accettiamo
sfratti in casa della sinistra
Massimo Carlotto
Sono cresciuto con il manifesto . Ho imparato a leggere la realtà e ho imparato a scrivere. Lo stile di Pintor, scarno e asciutto, mi ha influenzato non poco. Alla fine di Servabo ricordo che pensai che era un modo straordinario di narrare. Le pagine culturali e Alias , poi, sono state fondamentali per la mia formazione di scrittore. Non solo per quello che ho imparato ma anche per quello che ho potuto esprimere. Il manifesto è stato l'unico quotidiano che mi ha offerto la possibilità di elaborare la teoria sul noir e le sue trasformazioni. Ma, soprattutto, mi ha permesso di poter rivendicare fino in fondo di essere un autore della sinistra comunista di questo paese. Per questo il manifesto non è solo un quotidiano che leggo da sempre con attenzione e piacere. È la mia casa, il luogo dove posso essere un soggetto politico. Il rischio, reale questa volta, di essere sfrattato da tutto questo mi fa sinceramente paura. Negli ultimi due anni il collettivo di giovani scrittori Sabot, insieme ad altri e al sottoscritto, ha pubblicato racconti per le pagine estive. Un'esperienza straordinaria. Come ai tempi del feuilleton , un'intera pagina dedicata alla narrazione della realtà ma anche spazio per quegli scrittori esclusi dai salotti buoni dell'editoria. Molti di noi che oggi possono vantare un po' di notorietà la devono anche al manifesto che ha sempre recensito con puntualità i nostri romanzi. E allora per il manifesto è arrivato il momento di riscuotere crediti. Confesso che dopo tante cocenti sconfitte la chiusura del mio giornale sarebbe la peggiore. Spero davvero che l'orgoglio e la rabbia di tutti noi sventi questa enormità.
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Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).

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