
Fuori dal mio posto abitudinario
Virgilio Sieni
Avevamo cercato nei campi la radice medica che potesse purgare ogni tanto i nostri stomaci. Quello che dico è che anche i campi sono ridotti all'osso e col tempo che passa quasi mi sono scordato dell'esistenza di quell'erba. Farsi incontro all'altro senza risucchiarlo nella morsa malefica dell'acquisto, farsi incontro all'altro, soffermarsi nei suoi occhi, e salvare insieme l'aria che ci è intorno. Non ho cercato di toccarlo, ho sbagliato. Toccarlo senza offenderlo, toccarlo tangente al mio gesto: ecco, nell'apertura dello sguardo rivolto all'altro intravedo l'urgenza di cogliere la diversità che ci avvicina, nutro la speranza di essere sempre accompagnato fuori dal mio posto abitudinario.
Nella stanza di tutti i giorni alcune apparenti marginalità giungono come avvento prezioso: in questo senso il manifesto annuncia sempre un nuovo ospite. È l'ospite che col suo sguardo apre le braccia come un angelo e ci fa intuire/adocchiare uscite credute nascoste. Serve a noi intrecciare questo sguardo che ci viene proposto diverso, perché lì troviamo spesso una voce nuova, una voce, che come il gesto, o la danza, sospende il nostro tempo per restituirlo alla riflessione.
Nella stanza di tutti i giorni alcune apparenti marginalità giungono come avvento prezioso: in questo senso il manifesto annuncia sempre un nuovo ospite. È l'ospite che col suo sguardo apre le braccia come un angelo e ci fa intuire/adocchiare uscite credute nascoste. Serve a noi intrecciare questo sguardo che ci viene proposto diverso, perché lì troviamo spesso una voce nuova, una voce, che come il gesto, o la danza, sospende il nostro tempo per restituirlo alla riflessione.






• 