mercoledì 18 settembre 2013
"Voglio sapere
la verità"
 
di Sara Menafra
 
 
«Come arriva il primo febbraio comincio a sentirmi male. Quest'anno ancora di più». La mamma di Valerio Verbano oggi ha ottantun'anni e vive ancora in via Monte Bianco. E da quando è stato riaperto il caso di Primavalle molti hanno pensato alla storia di suo figlio, ammazzato dai fascisti nella sua stessa casa, davanti agli occhi dei genitori. Gli autori dell'omicidio, tre ragazzi giovani, non sono mai stati identificati e l'inchiesta fu archiviata quasi subito dal chiacchierato giudice istruttore D'Angelo.

Il pezzo più difficile è chiederle di quel giorno...

Ci penso tutte le sere prima di addormentarmi. Quei tre ragazzi che bussano alla porta chiedendo di Valerio. Io che apro e faccio appena in tempo a vedere uno di loro, un giovane alto coi riccioli biondi, che si calano il passamontagna e mi portano in camera da letto, legando me e mio marito con dello scotch da pacchi. L'attesa da mezzogiorno e mezza alle due meno un quarto, quando è arrivato Valerio. A quel punto c'è stata una colluttazione, lui ha disarmato uno di loro poi è scappato verso il salone. Gli hanno sparato alla schiena ed è caduto lì su quel divano. Io ero riuscita ad uscire dalla stanza premendo col mento sulla maniglia chiusa e ho fatto appena in tempo a vederlo sdraiato lì. Ho pensato tante volte di buttarlo questo divano, comprarne uno più nuovo, poi l'ho tenuto.

Perché?

Valerio ci teneva. Gliel'aveva comprato il padre quando si era rotto la gamba in montagna perché potesse guardare la televisione.

Di chi avesse ucciso Valerio non si è saputo mai nulla....

L'unico che aveva visto qualcosa era un nostro vicino. Ha incrociato gli assassini sulle scale, lui saliva a piedi per fumare l'ultima sigaretta prima di entrare in casa. Li ha visti bene in faccia e infatti sul momento ha fatto tre identikit perfetti. Disse anche che li aveva visti alcuni giorni prima mentre parlavano con Valerio davanti alla bisca che stava qui davanti. Poi, dopo dopo dieci giorni, ha ritrattato. E' venuto anche a spiegarlo a mio marito, erano colleghi di lavoro. «Verbano scusa, ma ho un figlio di 15 anni» gli ha detto.

Cosa pensa di questa scelta?

Da una parte capisco che all'epoca la paura era tanta. Dall'altra però era un collega di mio marito, eravamo vicini da tanti anni. Al primo interrogatorio il coraggio l'aveva trovato. E' l'unico che li ha visti e quel silenzio non glielo posso perdonare. Come potrei?

In tutti questi anni si è fatta una idea del perché l'inchiesta non sia andata avanti? E' mai possibile che gli investigatori romani non riuscissero a rintracciare tre giovani fascisti?

Tutti gli anni a Natale mando un biglietto d'auguri ad un investigatore che mi interrogò subito. Ha fatto una carriera importante, ma il nome non lo dico. «Auguri. Io sto aspettando ancora» gli scrivo sempre, e lui tutti gli anni risponde:«Ricambio gli auguri, gentile signora». Le indagini però non sono mai andate avanti. Forse il problema è stato quel dossier sui fascisti che aveva scritto Valerio. Sopra c'era appuntato un numero di telefono «uffic» c'era scritto e poi si scoprì che era il numero di casa di ufficiale dei Carabinieri. Si vede che aveva dato fastidio a qualcuno di importante. Il giudice istruttore, Claudio D'Angelo, poi non è che si sia dato molto da fare...

In questi giorni dopo le dichiarazioni di Lollo sul rogo di Primavalle si è parlato di soluzioni politiche agli anni `70. Lei cosa ne pensa?

Non sono d'accordo. Le verità devono venire fuori. Il mio unico desiderio ora è sapere chi è stato ad uccidere mio figlio. Per questo capisco la famiglia Mattei quando dice di voler sapere come stanno le cose. E mi sento vicina al loro dolore come mi sono sentita vicina a quello dei genitori di Mancia (un giovane fascista ucciso a Roma poco dopo Verbano ndr) quando lo uccisero, anche perché l'avevo conosciuto al Circeo...

Perché ha deciso di raccontare tutto di nuovo?

L'altra sera quando mi hanno chiamato le agenzie mi sono trovata spiazzata. Poi però ho chiesto agli amici di Valerio che in questi anni mi sono stati vicini e ho deciso di accettare l'invito di Vespa a Porta a porta, anche se a fine serata avevo la pressione a 180. Spero che serva a qualcosa, a sapere qualcosa. Non è facile ma io sono forte. Speriamo di resistere fino all'ultimo.
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