
"Anche noi indagammo
su quella uccisione"
di Andrea Colombo
di Andrea Colombo
Subito dopo l'omicidio Verbano una rivendicazione ne attribuì la paternità ai Nar, che però smentirono alcuni giorni dopo. Valerio Fioravanti, ex capo dei Nar condannato per numerosi omicidi e, con una sentenza molto discussa, per la strage di Bologna nell'80, ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento.
Fioravanti, cosa ricorda di quella vicenda?
Ricordo quella rivendicazione generica, ma allora non c'era modo di controllare le rivendicazioni. Noi chiedemmo subito a Giorgio Vale, che sino a poco prima era stato il capo militare di Terza posizione, di fare una accurata verifica sui suoi ex compagni. Non eravamo stati noi e ci chiedevamo se non potesse essere stato qualche cane ancora più sciolto di noi.
Come si concluse la verifica?
Giorgio ci garantì che non era stato nessuno del suo vecchio gruppo e si occupò personalmente della telefonata per smentire che fossero stati i Nar.
Pochi giorni dopo, a Roma, fu ucciso un neofascista, Angelo Mancia. Quale fu la vostra reazione?
Mancia con noi non c'entrava niente. La sua uccisione per rappresaglia in seguito alla morte di Verbano era stata chiaramente un'ingiustizia e uno sbaglio. Noi comunque pensammo che i compagni si portavano dentro il dolore per la morte di Verbano e che stava a noi la scelta se continuare come negli anni precedenti la serie infinita di rappresaglie o finirla lì. Praticamente all'unanimità, seppure con grande sofferenza, decidemmo di rinunciare a vendicare Mancia. Chiedemmo a tutti di non reagire. Ricevemmo per questo parecchie critiche, ma anche l'approvazione di molti. Quando vedo il comportamento che ha oggi la madre di Verbano, molto bello, lucido e umano, penso che facemmo benissimo a fermare quella spirale.
L'omicida non potrebbe essere stato qualche terrorista di destra sfuggito all'indagine?
Certo, ma sarebbe strano. L'omicidio Verbano è, con l'uccisione di Fausto Tinelli e Lorenzo Jannucci a Milano, uno dei due soli episodi sui quali nessun pentito ha mai detto niente. Ovviamente non si può escludere che a compiere questi delitti sia stato qualcuno particolarmente riservato. Si tratterebbe però di una grossa anomalia: a quei tempi tutti sapevano tutto su tutti.
Si è mai fatto un'idea su chi avrebbe potuto uccidere Verbano se non i gruppi terroristi di destra?
Cosa sia successo davvero credo che non lo sapremo mai. L'ipotesi fatta allora di una faida all'interno dell'estrema sinistra mi pare ben poco credibile. Furono gli stessi magistrati, invece, a dirmi che una delle ipotesi su cui lavoravano era che si fosse trattato di un «interrogatorio illegale» finito male, per ottenere informazioni sull'area limitrofa alla lotta armata di sinistra.
In questa ipotesi, responsabili del delitto sarebbero stati apparati dello stato?
In questa ipotesi sì, ma devo dire che io ci credo poco.
Voi avete collaborato con i magistrati sul caso?
Sì, per quanto riguarda sia l'uccisione di Verbano che il duplice omicidio di Milano. Fare chiarezza era anche interesse nostro. Capire se c'erano state azioni sfuggite al nostro controllo era importante perché poteva avere rilievo per l'inchiesta sulla strage di Bologna ma anche ai fini di una ricostruzione, ovviamente storica e non giudiziaria, di quegli anni. Nei limiti della non delazione la nostra è stata una collaborazione leale.
Cosa pensa del dibattito innescato dalle rivelazioni di Achille Lollo?
In questi giorni ho sentito cose pochissimo tese a superare quegli anni. E' un po' come se tutti dicessero, in modo piuttosto infantile, «Ha cominciato prima lui». Questo non serve a niente. Quel che si può dire è che, in un paese con il Pci e la sinistra rivoluzionaria più forti dell'occidente, il rapporto di forze tra noi e l'estrema sinistra era oggettivamente sbilanciato. Detto questo, chiedersi chi fosse più cattivo o più feroce conta poco. Un elemento molto positivo mi sembra la mancanza di odio e furore mostrata da molti parenti delle vittime. La madre di Verbano, i parenti di Mancia, una parte della famiglia Mattei e della famiglia Cecchin hanno rifiutato con grande maturità di farsi usare politicamente da una parte o dall'altra. Infine direi che in queste ricostruzioni manca il terzo protagonista, e cioè lo stato che è riuscito a usare tutto questo per i suoi scopi.
Vuol dire che dietro il terrorismo c'erano a suo parere corpi dello stato?
Non nel senso che i gruppi armati fossero una filiazione dei servizi. Tuttavia, negli anni '70, fior fiore di professionisti si sono adoperati per rendere gli impulsi rivoluzionari funzionali al progetto politico della Dc e del Pci. C'è molta vanità residua in noi ex terroristi di destra o di sinistra: non riusciamo ad ammettere che, indipendentemente dalle nostre intenzioni, abbiamo ottenuto quasi sempre effetti opposti a quelli che perseguivamo.
Fioravanti, cosa ricorda di quella vicenda?
Ricordo quella rivendicazione generica, ma allora non c'era modo di controllare le rivendicazioni. Noi chiedemmo subito a Giorgio Vale, che sino a poco prima era stato il capo militare di Terza posizione, di fare una accurata verifica sui suoi ex compagni. Non eravamo stati noi e ci chiedevamo se non potesse essere stato qualche cane ancora più sciolto di noi.
Come si concluse la verifica?
Giorgio ci garantì che non era stato nessuno del suo vecchio gruppo e si occupò personalmente della telefonata per smentire che fossero stati i Nar.
Pochi giorni dopo, a Roma, fu ucciso un neofascista, Angelo Mancia. Quale fu la vostra reazione?
Mancia con noi non c'entrava niente. La sua uccisione per rappresaglia in seguito alla morte di Verbano era stata chiaramente un'ingiustizia e uno sbaglio. Noi comunque pensammo che i compagni si portavano dentro il dolore per la morte di Verbano e che stava a noi la scelta se continuare come negli anni precedenti la serie infinita di rappresaglie o finirla lì. Praticamente all'unanimità, seppure con grande sofferenza, decidemmo di rinunciare a vendicare Mancia. Chiedemmo a tutti di non reagire. Ricevemmo per questo parecchie critiche, ma anche l'approvazione di molti. Quando vedo il comportamento che ha oggi la madre di Verbano, molto bello, lucido e umano, penso che facemmo benissimo a fermare quella spirale.
L'omicida non potrebbe essere stato qualche terrorista di destra sfuggito all'indagine?
Certo, ma sarebbe strano. L'omicidio Verbano è, con l'uccisione di Fausto Tinelli e Lorenzo Jannucci a Milano, uno dei due soli episodi sui quali nessun pentito ha mai detto niente. Ovviamente non si può escludere che a compiere questi delitti sia stato qualcuno particolarmente riservato. Si tratterebbe però di una grossa anomalia: a quei tempi tutti sapevano tutto su tutti.
Si è mai fatto un'idea su chi avrebbe potuto uccidere Verbano se non i gruppi terroristi di destra?
Cosa sia successo davvero credo che non lo sapremo mai. L'ipotesi fatta allora di una faida all'interno dell'estrema sinistra mi pare ben poco credibile. Furono gli stessi magistrati, invece, a dirmi che una delle ipotesi su cui lavoravano era che si fosse trattato di un «interrogatorio illegale» finito male, per ottenere informazioni sull'area limitrofa alla lotta armata di sinistra.
In questa ipotesi, responsabili del delitto sarebbero stati apparati dello stato?
In questa ipotesi sì, ma devo dire che io ci credo poco.
Voi avete collaborato con i magistrati sul caso?
Sì, per quanto riguarda sia l'uccisione di Verbano che il duplice omicidio di Milano. Fare chiarezza era anche interesse nostro. Capire se c'erano state azioni sfuggite al nostro controllo era importante perché poteva avere rilievo per l'inchiesta sulla strage di Bologna ma anche ai fini di una ricostruzione, ovviamente storica e non giudiziaria, di quegli anni. Nei limiti della non delazione la nostra è stata una collaborazione leale.
Cosa pensa del dibattito innescato dalle rivelazioni di Achille Lollo?
In questi giorni ho sentito cose pochissimo tese a superare quegli anni. E' un po' come se tutti dicessero, in modo piuttosto infantile, «Ha cominciato prima lui». Questo non serve a niente. Quel che si può dire è che, in un paese con il Pci e la sinistra rivoluzionaria più forti dell'occidente, il rapporto di forze tra noi e l'estrema sinistra era oggettivamente sbilanciato. Detto questo, chiedersi chi fosse più cattivo o più feroce conta poco. Un elemento molto positivo mi sembra la mancanza di odio e furore mostrata da molti parenti delle vittime. La madre di Verbano, i parenti di Mancia, una parte della famiglia Mattei e della famiglia Cecchin hanno rifiutato con grande maturità di farsi usare politicamente da una parte o dall'altra. Infine direi che in queste ricostruzioni manca il terzo protagonista, e cioè lo stato che è riuscito a usare tutto questo per i suoi scopi.
Vuol dire che dietro il terrorismo c'erano a suo parere corpi dello stato?
Non nel senso che i gruppi armati fossero una filiazione dei servizi. Tuttavia, negli anni '70, fior fiore di professionisti si sono adoperati per rendere gli impulsi rivoluzionari funzionali al progetto politico della Dc e del Pci. C'è molta vanità residua in noi ex terroristi di destra o di sinistra: non riusciamo ad ammettere che, indipendentemente dalle nostre intenzioni, abbiamo ottenuto quasi sempre effetti opposti a quelli che perseguivamo.





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