mercoledì 18 settembre 2013
Noi Assalti, partigiani per Valerio
di Militant A
A Piazza Sempione è quasi tutto pronto. Palco da grandi occasioni: 10 metri x 8, copertura, torri, luci e tutto il necessario per un concerto memorabile. La pioggia minaccia dall'alto, ma qui la gente sorride, si abbraccia, contenta di dare una mano per ricordare Valerio in questo modo. «Sarà una bomba», dicono sorridendo gli organizzatori. Roba esplosiva che non porta dolore. La musica coinvolgerà migliaia di persone e racconterà il messaggio della storia di Valerio. È la prima volta per un 22 febbraio. Forse perché questo fatto appartiene alla fine degli anni '70 e a quei tempi non si facevano concerti per i compagni uccisi. Io andavo alle medie, ma ricordo la prima pagina di Repubblica il giorno dopo i funerali: «Bombe e molotov a Roma l'Autonomia si vendica». Ora che sono passati trent'anni il rumore lo faranno le note delle canzoni e le parole dei testi, creando così un sentire e una memoria comune. Perché c'è ancora desiderio di ricordare l'assassinio. Non era un obbligo farlo, si poteva anche scegliere di non pensarci più. Ma l'adesione immediata di tutti e l'entusiasmo che si è creato vogliono dire che «Valerio vive ancora», come si scriveva sui muri. Non era scontato. In un tempo come questo che brucia tutto velocemente e ci si dimentica anche di quello che è successo l'anno scorso, ci sono cose che restano.
L'evento ha viaggiato molto sul web, coinvolgendo la 99 Posse, gli Assalti Frontali, i Colle der Fomento, gli Empatia venefica, i Rancore. Si sono unificati ragazzi di 16 anni che amano il rap e ti chiedono «Valerio chi?» e i compagni storici che ogni anno portano un fiore a via Montebianco. Questa è la storia di un ragazzo che aveva 19 anni e apparterrà per sempre a quella età. E i suoi sogni di rivoluzione saranno insieme a noi nel concerto. Era un ragazzo che aveva rigore nella militanza e una buone dose di incoscienza che lo portarono a esporsi fino alle conseguenze estreme. Una vita intensa, veloce, profonda, un carattere ribelle che fa simpatia e identificazione e che si evince dalle pagine del libro della mamma. La mattina dell'assassinio aveva fatto sega a scuola e stava al prato con gli amici. Il giorno dopo una rissa sanguinosa coi fascisti salì sul muretto davanti a scuola per far vedere a tutti che non aveva ferite. E poi la violenza che subì dentro la sua abitazione. E l'ingiustizia che lo ha inseguito da morto fino a oggi. Sono cose che la musica può evocare e raccontare. I giorni dopo la sua uccisione venne affisso su tutti i muri di Roma il manifesto che lo ricordava. C'era la foto di una macchina carica di partigiani armati e la grande scritta: «È morto un partigiano ne nascono altri cento». Io pensai che sarei stato uno di quei cento. Ero molto giovane e anche molto esaltato. Ma bisogna esserlo sempre in questo mondo mortifero e mortificante.
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