
Una rivolta senza tempo
un reading molto rap
di Militant a
Ricordare Valerio Verbano è rievocare la passione che bruciava dentro quel ragazzo della periferia est di Roma, che ebbe un'esistenza breve, eppure così intensa, piena di pathos. Il suo nome, dopo trentuno anni, è ancora nelle strade del Tufello e di Montesacro per la carica di libertà che porta con sé. Valerio. Verbano. Quando sul calendario arriva il 22 febbraio non si può non pensare alla sua abitazione, a via Montebianco, alla violenza subita, ma ancora più all'immagine di una rivolta senza tempo, fatta di ragazzi e ragazze che si lanciano nelle strade a dire: «Ora basta» e cacciano i tiranni, ovunque essi siano, nelle stanze dei governi o nelle strade delle nostre periferie. È una rivolta che continua sempre e che cambia forme, ma mantiene tratti comuni in tutte le epoche. Così possiamo immaginare il suo volto vicino a quello altrettanto giovane di Dante Di Nanni. O vicino ai volti che infiammano la rivolta araba di oggi. Partigiani, gente che parteggia, che prende parte, la parte dei più deboli, senza i quali non cambierebbe mai il mondo. Per Valerio Verbano oggi alle 16 i suoi compagni e le sue compagne porteranno un fiore sotto via Montebianco e dalle 17 partirà un corteo cittadino. In serata, a partire dalle 20, alla Palestra Popolare che porta il suo nome (in via delle isole curzonale 133), il rap e il teatro di Assalti Frontali, AttriceContro e Ulderico Pesce parleranno della storia di Valerio. Questa è il testo con cui inizia il reading: «Fin da piccolo Valerio iniziò a interessarsi di politica: all'età di quattordici anni partecipò alla sua prima manifestazione studentesca. Era il 12 marzo del 1975, era in terza media, alla scuola Luigi Settembrini, così come annotò sul suo diario. Pochi mesi dopo, nel settembre del 1975, si iscrisse al liceo scientifico Archimede. Mamma Carla ricorda che sulla scelta Valerio fu irremovibile. Nonostante il padre desiderava che frequentasse il classico per diventare avvocato e nonostante al Giulio Cesare sarebbero andati molti suoi amici della Settembrini, lui scelse di andare al Liceo Scientifico Archimede. Quest'ultima era una scuola frequentata da molti studenti di sinistra al contrario del Giulio Cesare, famoso per essere frequentato da studenti di destra. 'Lì son tutti fascisti e a me non mi va di stare in mezzo ai fasci' disse Valerio a Carla e Sardo. Per questo motivo scelse di non iscriversi al Giulio Cesare maturando una scelta politica che incise profondamente nella sua vita».





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