domenica 17 febbraio 2013
Azione fascista,
incendiata la lapide
 
Chiunque sia stato, lo ha fatto con un'azione di stampo fascista. Non si potrebbe definire altrimenti il rogo appiccato nella notte tra venerdì e sabato alla lapide, alla corona di fiori e alla bandiera posta dal Comune, nel quartiere romano di Montesacro, alla memoria di Valerio Verbano, il giovane militante dell'Autonomia operaia ucciso da un commando dei Nar (Nuclei armati rivoluzionari) il 25 febbraio del 1980.
Verbano aveva 18 anni quando fu ucciso dentro casa da killer di estrema destra che avevano immobilizzato i genitori. Un assassinio rimasto impunito per 27 anni.
A scoprire il gesto è stata ieri mattina la madre di Valerio, che oggi ha 83 anni. «È l'ennesimo atto di vandalismo che fanno questi vigliacchi», ha detto ieri. Il sindaco Walter Veltroni ha telefonato alla donna appena appresa la notizia ed è stata immediatamente disposta la ripulitura della lapide e il ripristino della corona di fiori. Lo scorso anno, nell'anniversario della morte, il sindaco aveva intitolato a Valerio Verbano un viale nel Parco delle Valli, nel cuore di Montesacro, il quartiere in cui abitava.
Sull'accaduto ha aperto un fascicolo la procura di Roma, reato ipotizzato danneggiamento aggravato, mentre dal mondo politico si è levato un coro di indignazione, dal presidente della regione Lazio Piero Marrazzo, che ha parlato di «atto di enorme inciviltà che ferisce profondamente la famiglia di quel ragazzo morto quasi 30 anni fa ma anche la società nella sua totalità», al verde Paolo Cento, che ha anche chiamato la madre del giovane ucciso. Ma il più netto anche nell'attribuire le responsabilità è stato il segretario romano di Rifondazione comunista Massimiliano Smeriglio: «L'attentato alla lapide di Valerio Verbano è un atto infame compiuto da gruppi neofascisti della zona».
Poi Smeriglio si è rivolto al prefetto di Roma Achille Serra: «Gli faccio un appello perché si renda conto che non c'è equidistanza possibile tra forze democratiche ed estrema destra. Si tratta di gruppi neofascisti dediti alla violenza verso i quali prima si interviene e meglio è, e per evitare che qualcuno si faccia male».
Quello cui si riferisce Smeriglio è l'atteggiamento non solo del prefetto ma anche dell'amministrazione nei confronti di quelli che vengono considerati come «opposti estremismi». Una politica di «equidistanza» - che ad esempio ha portato al riconoscimento del centro sociale di destra Foro 753 - molto contestata dai movimenti, che si sentono invece nel mirino dell'estrema destra. Analoga denuncia era stata lanciata appena una settimana fa dai compagni di Renato Biagetti, il giovane vicino al centro sociale Acrobax accoltellato a morte lo scorso anno all'uscita da una festa reggae in spiaggia a Focene. Negli ultimi due anni le aggressioni a militanti, centri sociali o giovani assaliti magari solo per il look «di sinistra» sono state numerose. Tra i casi più eclatanti il blitz al centro sociale Forte Prenestino, conclusosi con l'accoltellamento di un giovane di Radio Onda Rossa, e quello all'ex Lavanderia occupata nell'ex manicomio del Santa Maria della pietà. Alla solidarietà da sinistra non ha fatto eco altrettanta indignazione a destra. Solo i giovani di Forza Italia hanno condannato l'episodio. Silenzio da An e dalla destra radicale.

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