mercoledì 18 settembre 2013
21 ottobre 2011
La giustizia per Vittorio
non avrà tempi brevi
come promesso
Michele Giorgio
Venti minuti. Tanto è durata ieri, davanti alla corte militare di Gaza city, la quarta udienza del processo ai responsabili del rapimento e dell'assassinio di Vittorio Arrigoni. Poche battute e il giudice ha fissato la quinta udienza al 3 novembre. Svaniscono perciò le assicurazioni date all'inizio di settembre dal capo della procura sui tempi rapidi della giustizia militare. Sino ad oggi non abbiamo ancora ascoltato dalla voce dei quattro imputati - Tamer Hasasnah, Mahmud Salfiti, Khader Jram e Amer Abu Ghoula - i motivi per i quali pianificarono il rapimento, assieme al giordano Abdel Rahman Breizat e a Bilal Omari (entrambi uccisi dalla polizia), e perchè decisero nella notte tra il 14 e 15 aprile di uccidere Vittorio. Il mese scorso l'avvocato di Khader Jram ha riferito le spiegazioni date dal suo assistito durante gli interrogatori, legate ad un «mancato rispetto della moralità e dei costumi locali». Ma non sono convincenti e a distanza di sei mesi tutti, a cominciare dalla famiglia Arrigoni, aspettano di conoscere la verità sull'assassinio di Vittorio, impegnato a sostenere i diritti di Gaza e di tutti i palestinesi. Ieri in aula c'era ancora Meri Calvelli, la cooperante italiana che sta seguendo il processo sin dalla prima udienza. Calvelli ha riferito al manifesto che il pubblico ministero ha presentato in aula un telefonino contenente le immagini di Vittorio tenuto ostaggio (diffuse dai rapitori su youtube) e un computer con un hard disk esterno nel quale sono state ritrovate le foto dell'assassinio. Telefonino e computer appartengono a Tamer Hasasnah che li ha riconosciuti come propri ma ha detto di non essere l'autore del video e delle foto. La corte ha acquisito agli atti quanto prodotto dal pubblico ministero nonostante le obiezioni della difesa. Quindi ha aggiornato il processo.
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