
L'Ue: basta assedio a Gaza
Freedom Flotilla, Israele pronto a un'inchiesta «indipendente» fatta in casa. I ministri degli esteri dell'Unione: la chiusura della Striscia è inaccettabile
di Michele Giorgio (12 giugno 2010)
Basta all'assedio israeliano di Gaza. Ma in realtà è più giusto sintetizzare: stop all'embargo totale attuato da Tel Aviv dal 2007, anno della presa del potere del movimento islamico Hamas nella Striscia. È quello che chiederanno a Israele i ministri degli esteri dell'Ue, che si riuniranno lunedì per discutere della situazione di Gaza e del sanguinoso arrembaggio israeliano del 31 maggio alla «Freedom Flotilla», in cui sono stati uccisi nove cittadini turchi.Sul caso della nave assaltata da Israele, l'Ue chiederà un'inchiesta «credibile, imparziale e indipendente» ma non necessariamente internazionale. E Tel Aviv si prepara ad annunciare la formazione di una commissione d'indagine «nazionale» con due osservatori, un europeo e uno statunitense. L'Ue si fa promotrice di un nuovo meccanismo per facilitare l'ingresso ma anche l'uscita dei prodotti da Gaza, attraverso trasporti terrestri regolari e possibilmente anche via mare. «La politica di chiusura (di Gaza) è inaccettabile e controproducente, anche per la sicurezza di Israele» si legge nella bozza di dichiarazione finale del meeting di lunedì ottenuta dalla agenzia britannica Reuters. «L'Ue chiede un cambiamento di politica che porti a un flusso libero di aiuti umanitari, prodotti commerciali e persone» prosegue la bozza del documento. In anticipo sulla riunione di lunedì, ieri su vari giornali europei era apparso un articolo firmato dai ministri degli esteri italiano Franco Frattini, francese Bernard Kouchner e spagnolo Miguel Moratinos. I tre governanti attribuiscono la causa del blitz del 31 maggio «alla volontà intransigente (degli israeliani, ndr) di fare rispettare il blocco deciso nel 2007, dopo il colpo di Stato di Hamas contro l'Autorità palestinese (Anp), e che ne è all'origine, così come l'operazione Piombo Fuso, e la sua insopportabile sequela di sofferenza, erano state scatenate dai bombardamenti incessanti di razzi sul Sud di Israele». Frattini, Moratinos e Kouchner attribuiscono di fatto tutta la responsabilità ad Hamas mentre Israele «l'anno scorso, come nella notte tra il 30 e il 31 maggio, ha deciso di ricorrere alla forza per perseguire i suoi obiettivi politici e di sicurezza». I tre ministri affermano che occorre uscire da «questa logica», anche perché sino ad oggi non ha fatto altro che «rafforzare Hamas» e propongono un ruolo preciso per l'Ue che già dispone di una missione (Eubam) al valico di Rafah per l'ispezione dei carichi destinati a Gaza e l'avvio di un meccanismo via mare attraverso il dispiegamento di un contingente europeo a Cipro.La strategia europea si fonda ancora sul mancato riconoscimento politico di Hamas, nonostante il movimento islamico, nel 2006, abbia vinto le elezioni legislative nei Territori occupati. Una linea che, nella sostanza, non si discosta da quella dell'Amministrazione Usa. Obama qualche giorno fa ha promesso ad Abu Mazen 400 milioni di dollari per Gaza, precisando che verranno trasferiti nelle casse dell'Anp a Ramallah. In ogni caso sarà Israele a segnare il destino delle proposte dell'Ue. Il governo Netanyahu non ha alcun intenzione di revocare il blocco di Gaza, perché il suo vero obiettivo non è la sicurezza ma far cadere Hamas. A metà settimana l'esercito ha fatto entrare nella Striscia maggiori quantità di succhi di frutta, biscotti, spezie, marmellate e patatine fritte. «È un passo minimo - aveva commento il funzionario palestinese Raed Fattouh - ciò di cui abbiamo bisogno è che Israele sospenda il bando sui vestiti, sulla carta, il cemento e il ferro necessari per la ricostruzione di Gaza, questi sono i materiali essenziali». E se da un lato l'Ue parla di un «flusso libero» di merci in entrata e in uscita Gaza, dall'altro non pochi si domandano chi deciderà quali prodotti potranno transitare. Israele, che nega - contraddicendo i rapporti delle agenzie internazionali - l'esistenza di una crisi umanitaria a Gaza, non rinuncerà facilmente ad avere l'ultima parola, anche perché la maggioranza della sua popolazione è favorevole a tenere soffocata Gaza. Un sondaggio pubblicato dal quotidiano Ha'aretz ha rivelato che il 48% degli israeliani non ritiene necessaria la costituzione di alcuna commissione di inchiesta sull'arrembaggio della nave turca «Mavi Marmara» e il 74% pensa che i soldati abbiano agito «molto bene». Qualcuno accusa anzi l'esercito di aver avuto la mano troppo leggera con gli attivisti internazionali. «Vergogna ragazzi, ne avete uccisi troppo pochi», è la scritta apparsa su di un bus militare.





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