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Febbraio 2010

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 HAITI
Il terremoto della miseria
di Christophe Wargny
ITALIA
Il ratto della Sabina
di Serge Quadruppani
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I DISCHI DELLA SETTIMANA
ALIAS n. 10 del 06/03/2010
  • ULTRASUONATI
    da stefano crippa gianluca diana guido festinese mario gamba luca gricinella gabrielle lucantonio guido michelone brian morden luigi onori roberto peciola marco ranaldi
  • LEILA ADU
    DARK JOAN (Frizz Records)
    IMMENSO Del talento enorme di Leila Adu si sa già. Ed allora ecco la sua produzione solista numero tre, imperniata sulla figura femminile di Dark Joan. Sono sette le incisioni di questo lavoro, invero breve con i suoi ventisei minuti, in cui lei si esibisce in meravigliosi episodi solo voce da brividi come Helfire - onirica visione senza tempo - oltre che al piano e al Wurlitzer nel resto del disco. Che sia Ode to the Unknown Factory Worker a evocare Nina Simone, piuttosto che la quiescenza jazz di A Moment of Peace e Naive ad ammaliare l'ascolto, poco conta. Melodie concentriche che fanno volare l'anima in Dark Joan e Wolfmen. Definizioni? No. Perché racchiudere la Adu in modalità giornalistica autoreferenziale? Il tutto è avvenuto presso gli Electrical Studio di Chicago, sotto la supervisione e il controllo di Steve Albini. Strepitoso. (g.di.)
  • BEI BEI, SHAWN LEE
    INTO THE WIND (Ubiquity/Family Affair)
    IMMENSO Un film d'azione, dai risvolti spy e con varie scene d'amore, ambientato in Cina, per lo più nei funk, soul e jazz club. Possibile? Difficile, ma l'incontro tra Shawn Lee e Bei Bei ha prodotto una potenziale colonna sonora per un simile scenario. Numerosi i rimandi alle sonorizzazioni di fine anni Sessanta e prima metà dei Settanta ma Shawn Lee, polistrumentista statunitense di stanza a Londra, e Bei Bei, suonatrice di guzheng - antico strumento cinese della famiglia della cetra -, hanno prodotto un disco destinato, più che a immagini in movimento, ad appagare i patiti delle atmosfere funk che godono anche a ritmi non elevati e amano gli inevitabili incroci con jazz e soul. Gli arpeggi in stile Ultimo imperatore di Sakamoto amplificano il lato suggestivo di un album già accostato all'opera di Dorothy Ashby e Alice Coltrane. (l.gr.)
  • THE BLACK BOX REVELATION
    SILVER THREATS (Pias/Self)
    SUONABILE Il Belgio ogni tanto tira fuori qualche eccellenza nella musica rock, vedi su tutti i dEUS. Dei Black Box Revelation, una delle ultime trovate in arrivo dalle Fiandre, non si può parlare di eccellenza ma senz'altro di un buon prodotto, con qualche spunto di gran classe. Giunti al secondo lavoro su lunga durata Jan Paternoster e Dries Van Dijck (i due titolari della ditta) sono comunque già un nome di spicco nel loro paese, ovviamente in una scena indie. Garage rock tirato che si rifà più che ai loro più celebrati conterranei a gente come White Stripes (senza però la vena «pop») e Jon Spencer, e con un occhio al maestro Iggy Pop. (b.mo.)
  • FRANCO BOGGERO
    LO SO CHE NON C'ENTRA NIENTE (FolkEst Dschi)
    GUSTOSO Tra le belle sorprese della scena cantautorale italiana metteremo senz'altro anche il signor Franco Boggero, uno che alle parole messe in musica (e bene: sia le une sia le altre) c'è arrivato per vie oblique, a cinquant'anni, affaccendato com'è nella vita a far tutt'altro, ossia lo storico dell'arte. Questo primo disco è stato registrato dal vivo, presa diretta in un teatro genovese, quattordici canzoni una dopo l'altra. Boggero è uno che sa guardare all'assurdo del quotidiano, nelle sue canzoni, con una lente da entomologo marziano: coglie piccoli vizi e personali viltà, stupori improvvisi e assurdità assortite. Scrive come scriveva Conte tanti anni fa: sempre con una parola che non ti aspetti, e resta impigliata alle righe e alla memoria. Grande esordio. (g.fe.)
  • RAFFAELE CASARANO
    REPLAY (Emarcy)
    GUSTOSO Il nome ben sintetizza l'energia dirompente del quartetto (Ettore Carucci, Marco Bardoscia, Alessandro Napolitano più vari ospiti) guidato dai sassofoni di Raffaele Casarano. Solista sia di soprano che di alto (ma utilizza anche manipolazioni elettroniche e «voice effects») il musicista pugliese è una delle più sicure e promettenti rivelazioni dell'ultima generazione. Improvvisatore fantasioso, dal sound già molto personale, Casarano ama sperimentare pur mantenendosi vicino a forme consuete; quello che cambia è l'approccio al jazz - non derivativo né nostalgico - che si unisce a un'esuberanza caratteriale e generazionale. In cinque pezzi si ascoltano la tromba, il flicorno e i «live electronics» di Paolo Fresu, artista che ha valorizzato Casarano e che offre al gruppo l'apporto di una rischiosa maturità artistica (Saint-Lazare) e il gusto della sperimentazione che non rinuncia all'architettura sonora e a un'innegabile «eleganza» proveniente direttamente dal suono, individuale e di gruppo (Replay in Salento). (l.o.)
  • CLARE AND THE REASONS
    ARROW (Fargo/Self)
    GUSTOSO Fedele alla voce leggiadra di Clare Manchon, che con Olivier Manchon è la leader nonché l'autrice di tutti i brani inclusi in Arrow, secondo lavoro della band, la musica che si ascolta ne raccoglie l'essenza. La leggerezza è il punto focale, che però non significa banalità, ma solo uno stile che si muove in punta di piedi. Non pensate alle solite ballate che alla lunga si rivelano tediose, qui le cose hanno un movimento, appunto, un ritmo ben definito anche se raramente si ascoltano i classici strumenti atti allo scopo. È la melodia stessa a dare il groove mentre dietro si apprezzano arrangiamenti (opera di Olivier) molto ben mirati. Consigliamo l'ascolto di Our Team is Grand (con ospite Shara Worden/My Brightest Diamond), You Got Time, You Getting Me, la divertente cover di That's All dei Genesis e la piccola gemma pop Perdue a Paris... (r.pe.)
  • CONTREBAND
    CONTREBAND (Unit Records)
    GUSTOSO Il giovane jazz svizzero è una realtà molto agguerrita e consolidata: l'etichetta Unit di Basilea propone diverse sperimentazioni, in cui ad esempio si recuperano in chiave quasi free alcune rock song: succede con Björk, Animals, Radiohead e Nirvana in Color & Style dei R.I.S.S. e succede in questa sorta di omonimo concept dove protagoniste sono ancora le canzoni di Thom Yorke e Kurt Cobain, filtrate dall'interplay di un ottimo trio con Raphaël Pedroli (batteria), Colin Vallon (Rhodes e effetti), Lorenz Beyeler (contrabbasso). Il sound, un funky acido e compassato, può ricordare a tratti il compianto Est Trio, ma l'esito è singolare e sorprendente. La fusion degli anni Dieci? (g.mic.)
  • CARLO CRIVELLI
    VINCERE (Emergency Music)
    IMMENSO Escono finalmente in cd le magnifiche musiche composte e orchestrate da Carlo Crivelli per il film di Marco Bellocchio, Vincere. Sono state registrate alla fine del 2008, nel teatro La Fragolina di Fossa, un paesello vicino a L'Aquila, con l'Orchestra Città Aperta, fondata dal compositore nel 2004. E hanno una tale intensità e varietà che dimostrano la capacità compositiva che porta Crivelli a viaggiare in generi musicali diversi, nei temi che accompagnano sia gli eventi storici che quelli privati, spesso utilizzando orchestra e note dissonanti, e con un'ampiezza musicale rara. Un capolavoro. Sicuramente la migliore colonna sonora italiana del 2009. (g.lu.)
  • DI BATTISTA, REA, ROSCIGLIONE, GATTO
    LA MUSICA DI NOI (Alice Records/Edel)
    CHE NOIA L'idea è curiosa, mettere in musica le parole di un libro, Noi di Walter Veltroni. Il quartetto è formato da campioni del jazz italiano, il repertorio è eterogeneo quanto basta - si passa da Parlami d'amore Mariù a Jealous Guy, Città Vuota planando su (!) Video Killed the Radio Star, unico hit dei Buggles di Trevor Horn. Ma il gioco alla lunga si fa ripetitivo, anche perché l'operazione in passato è stata tentata con maggior estro e fantasia dai Doctor 3 (vero Rea?). (s.cr.)
  • AUGUSTO FORIN
    ASPIRINA METAFISICA (www.aspirinametafisica.com)
    GUSTOSO Il titolo arriva da una citazione del visionario Jodorowsky: «Tutto ciò che si fa prima o poi scompare e lascia dentro di noi un'enorme depressione: tramite le arti ho cercato una 'aspirina metafisica'». Arriva finalmente il primo cd di Augusto Forin, piccolo tesoro nascosto di quello strano vivaio di sensibilità e attitudine a raccontarsi con le parole e la musica che tutti chiamano «scuola genovese», e forse a ragione. Con una voce agrodolce che potrebbe rammentare una sorta di bizzarro incrocio tra Bruno Lauzi e il primo Capossela, con il concorso di eccellenti musicisti attivi in genere su altri fronti: Marco Fadda, Pino Parello e Francesca Rapetti di Gnu Quartet. Testi inquieti e intelligenti, vicini al Paolo Conte che fu, e ospite un grandioso Max Manfredi in Sbagliare d'autobus. Il cd è confezionato in una cover da vecchio e fascinoso lp. (g.fe.)
  • GROOVE ARMADA
    BLACK LIGHT (Cooking Vynil/Edel)
    GUSTOSO Sesto album da studio per Andy Cato e Tom Findlay alias i Groove Armada che per l'occasione fanno un salto nel tempo e costruiscono dodici pezzi che si ispirano - per loro stessa ammissione - al sound Eighties. C'è il rockettone che apre le danze Look me in the Eye Sister, per la robusta voce di Jessica Larrabee, e un'immersione nei territori dei Joy Division il cui fantasma in Fall Silent si fa incombente. È un disco che funziona, con forse qualche inevitabile caduta di tensione, anche nel suo essere volutamente eterogeneo nelle scelte. Dalla leggerezza pop di Just for Tonight si passa alle cupe atmosfere di Warsaw dove appare la voce degli Empire of the Sun Nick Littlemore. E, ciliegina sulla torta, per celebrare gli anni ottanta non potevano farsi mancare nell'electro-pop Shameless la voce del padre di tutti i dandy: Bryan Ferry. (s.cr.)
  • TORD GUSTAVSEN ENSEMBLE
    RESTORED, RETURNED (Ecm)
    SUONABILE Il pianista norvegese divenuto famoso con il Trio in un trittico di album Ecm - Changing Places, The Ground, Being There - allarga la formazione a quintetto con Tore Brunborg (sax), KistinAsbjorsen (voce), Mats Ellertsen (contrabbasso), Jarie Vespestad (batteria), perpetuando quel jazz cameristico, dalle sonorità minimali (più che minimaliste), oniriche, talvolta ovattate, che trova discograficamente l'accoglienza ideale nella label di Manfred Eicher: qui oltre sei brani strumentali ad hoc, ci sono pure quattro canzoni con i testi da Another Time del poeta W.H. Auden, interpretate con quello spleen decadente che a tratti può ricordare un vocalismo alla Marianne Faithfull. (g.mic.)
  • MAURIZIO POLLINI
    BACH IL CLAVICEMBALO BEN TEMPERATO. VOL. I (Deutsche Grammofon)
    GUSTOSO Qualcuno diceva che suonare Bach in un certo percorso della propria ricerca pianistica equivale alla lettura dei testi sacri e alla sua comprensione: probabilmente è vero perché per affrontare un'opera di Bach come il Clavicembalo ben temperato bisogna arrivarci con la saggezza della conoscenza che solo la maturità della vita può accrescere. Così Maurizio Pollini ci affascina con il primo volume del Clavicembalo cercando e ricercando di dare una vitalità antica e soprattutto sincera all'opera di Bach. Nelle sue dita (oltre alla perizia tecnica) c'è il cuore dell'amore, della profonda conoscenza del suonare musica, del suonare la ricercatezza bachiana. Il suono che a volte sembra scarno è un invito alla riflessione, al passaggio interiore e Pollini sa donare all'ascoltatore tanta trasparenza e umanità da commuovere. (m.ra.)
  • SALVATORE SCIARRINO
    12 MADRIGALI (col legno/Jupiter)
    IMMENSO Il piacere dell'antico, il piacere di un così inusitato attuale. Un canto che allude alla storia sciarriniana di voci che esitano ad apparire, che disegnano il loro spazio sonoro attirate dal loro stesso svanire, e però è - questa volta - così «fermo», così lineare nelle sfumate frementi polifonie delle otto parti: soprano, soprano, mezzosoprano, contralto, controtenore, tenore, tenore, baritono, basso (nel cd gli interpreti sono gli splendidi Neue Vocalsolisten Stuttgart). I testi sono haiku dello scrittore giapponese Matsuo Bashõ, vissuto tra il 1644 e il 1694. Tradotti in italiano dallo stesso Sciarrino. Parlano di mari, onde, isole, cicale, soli, colori. Sono sei madrigali più sei quelli che il compositore ne ha ricavato. Una prima serie e poi gli stessi haiku in una seconda serie «a specchio infedele», cioè con varianti musicali consistenti di una stessa idea. L'incanto di una contemplazione che lascia irrompere tutta l'inquietudine contemporanea. (m.ga.)
  • SEABEAR
    WE BUILT A FIRE (Morr Music/Goodfellas)
    SUONABILE Da progetto solista del cantante e autore islandese Sindri Már Sigfússon Seabear è diventato un combo di ben sette componenti che con un range strumentale molto ampio, per la quasi totalità acustico, si dilettano con una musica a metà strada tra pop e folk. Tutto è giocato su atmosfere tenui e leggiadre, che ben si adattano - e viceversa - alla voce di Sigfússon, la quale, per quanto a ben sentire sia, ovviamente in primo piano, si amalgama alla perfezione con i suoni risultando un azzeccato tutt'uno, specie nei brani più intimi come la bella Cold Summer. (r.pe.)
  • BALLAKE' SISSOKO, VINCENT SEGAL
    CHAMBER MUSIC (No Format/Ponderosa)
    IMMENSO Ballaké Sissoko, suonatore di kora maliano proveniente da una famiglia di griot, e Vincent Segal, violoncellista francese di provenienza classica. Nel mezzo questo disco, dove le storie dei due si intrecciano in modo valido e convincente. Certo, è Sissoko a condurre le danze, suoi tra l'altro la maggior parte dei dieci brani. Ma la leggerezza e la ritmicità di Segal non sono marginali, tutt'altro. La tessitura musicale tra i due è perfetta, esemplari i brani Histoire de Molly e Wo Yè N'Gnougobine. Notevoli anche Regret- A' Kader Barry, Houdesti e Halinkata Djoubè, arricchite da musicisti maliani cooptati durante le registrazioni allo studio Moffou di Bamako. Meraviglioso. (g.di.)
  • ZELIENOPLE
    GIVE IT UP (Type)
    GUSTOSO La Type non è certo un'etichetta dedita alle cose «prèt á écouter» (passateci il gioco di parole). I loro dischi non sono mai facili, e basta ascoltare questo nuovo lavoro del trio chicagoano per rendersene conto. Give it up è presentato come il loro disco più «pop», non fatevi fuorviare, perché di «pop» qui c'è solo un'eco lontana, un'eco che ci rimanda appena agli ultimi Talk Talk, quelli che con il pop avevano ormai tagliato ogni legame. Un album scurissimo, che opprime persino, a tal punto da restarne catturati, invischiati. La sensazione è quella di essere avvolti in una nebbia talmente densa da poterla toccare, e dalla quale non si è del tutto sicuri di voler uscire... (r.pe.)
ALIAS
TERRA TERRA
  • L'appello e i siti
       Coordinamento Nazionale
                                          Comitati e Genitori della Scuola
                                          Campagna nazionale:
                                          LA SCUOLA VA A ROTOLI
    Cari genitori,
    lo stato in cui versano i bilanci delle scuole è ormai cosa nota, così come le conseguenze di anni di tagli. È un dato di fatto che:
    - i nostri figli stanno perdendo preziose ore di lezione a causa della mancanza di supplenti e di personale sostitutivo interno...
    12 marzo 2010
  • Monta l'ultima Toyota poi si uccide
    K.T era un lavoratore precario. Oggi era il suo ultimo giorno di lavoro. Licenziato. Come ogni giorno si è recato in fabbrica, solo che invece del bento, il pranzo da casa, si è portato una bottiglietta di acido solfidrico. E’ il sistema oggi più diffuso, tra i giovani disperati, per suicidarsi senza troppo soffrire.  Il fatto è successo nella fabbrica di Fujimatsu, dove si assemblano le Prius, fiore all’occhiello della Toyota.
     12 marzo 2010
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