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CAMBIARE SI PUO?
Salvatore Fusaro Pasquale Mariella Maurizio Mariella
26.12.2012
Siamo tre non più giovanissimi compagni, ognuno con la propria esperienza politica, che, in questa fase di preparazione alle prossime elezioni politiche “d'inverno”, hanno aderito al programma di “cambiare si può”. Esprimiamo molta preoccupazione e, speriamo a torto, amarezza nell'avvertire la purtroppo solita “litania” di alcuni “distinguo”, eccessivi “se”, qualche “però” di “troppo” che, qualora ce ne fosse masochisticamente bisogno, frammentano, dividono, separano, invece di accorpare, consentendo la condivisione e aprendo al confronto.
Compagni, rileggiamoci i dieci punti programmatici minimi irrinunciabili! entriamo con l'intelligenza e la passione necessari in quei contenuti, perché cambiare non solo si può ma si deve. Lo domandano l'Europa della cittadinanza, i diritti del lavoro, dell'ambiente e della salute, lo stato sociale e la rappresentanza politica partecipata e controllata dal basso, ce lo chiede l'urgenza di lottare contro le rendite finanziare in grado di alimentare una politica fiscale e finanziaria ridistribuiva che colpisca i redditi alti ed i patrimoni, a difesa dei consumi, dei salari e dei servizi, la valorizzazione dei beni comuni, una politica antimilitarista, che tuteli le differenze e i migranti, attui la riforma dell'informazione, combatta ogni forma di razzismo.
Siamo nauseati dalla prosopopea dei mestieranti della politica, dal tatticismo delle analisi e dell'appartenenza e dalla rivendicazione del proprio specifico.
Il narcisismo individualistico è il sottoprodotto del coma senile del comunismo.
Le derive populistiche ed il leaderismo personalistico di qualsiasi intransigente cultore appassionato di mediatica sono geneticamente distanti dal nostro sentire.
La destra “barzellettiera” del cavaliere e quella tecnica europeista in doppio petto montiana possono bastare!
Bisogna fermarli, non c'è più tempo per gli opportunismi e le esitazioni, per le sottili disamine, l'arroccamento autoreferenziale è l'altra faccia della sfiducia, della difesa impassibile ed impotente della propria particolarità.
Solo unendo le sinistre nelle scelte programmatiche di “cambiare si può” ed intercettando il voto di fasce diverse della società civile, che non si riconoscono nelle politiche del palazzo e si disperdono nell'astensionismo, nel qualunquismo o animano la galassia del volontariato, dell'associazionismo, della promozione sociale e culturale, potremo dare continuità a una più forte e sicura rappresentanza politica a quei movimenti di resistenza civile che nel recente passato hanno visto come protagonisti girotondini, difensori dell'art. 18, il popolo viola, gli studenti oppositori della macelleria Gelmini, referendari antinuclearisti ed in difesa dell'acqua pubblica.
Se pensiamo alla situazione attuale rispetto ai temi del lavoro, dello stato sociale, delle diversità di genere, della distribuzione della ricchezza, dei diritti di cittadinanza, al tema all'omofobia, della difesa dei beni comuni e della scelta laica ed autonoma, sia della donna in merito alla procreazione, sia di ogni membro della società civile riguardo al fine vita non possiamo non sperare che la scadenza elettorale sia un'opportunità e un appuntamento essenziale cui non si può mancare, perché potremmo dare spazio e rappresentanza politica a tante voci disperse, ma tutte, ognuna nella propria specificità, riconducibili ad un progetto condiviso, democratico, partecipato ed inclusivo.
Cambiare si può e si deve! Ce lo chiedono i bisogni della gente, la dignità del lavoro e la difesa dei diritti di cittadinanza, affinché la forza del consenso, che valuteremo dopo le elezioni, possa servire a superare anche queste attuali difficoltà del condividere un programma comune, unitario della sinistra. Il che non è poco.

 
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