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LA COSTITUZIONE NON SI TOCCA
Annamaria Parigi
27.06.2012
In Italia da alcuni anni a  questa parte, il giochino preferito della politica è diventato quello di smaniosa modifica della Costituzione, tutti da destra a sinistra, sentono l'urgenza di avere una Costituzione "su misura", attraverso la quale favorire il proprio tornaconto e consolidare bramosie di potere più o meno cammuffate. Personaggini rappresentativi solo di se stessi, senza alcuna levatura morale e politica e tantomeno senza il medesimo mandato dei Padri Costituenti, con cadenza costante vengono a propinarci la loro ricetta per la salvezza del Paese, dimenticandosi che se il Paese è in queste condizioni, gran parte dei responsabilità dovrebbero cercarla tra le mura di casa.
Per primi furono i "saggi di Lorenzago" nel 2006, da una baita sperduta nel Cadore, Calderoli e Gasparri si autocandidarono alla successione di Terracini e Dossetti, il risultato fu ovviamente un successo per il popolo italiano, che bocciò tanta arroganza col referendum dall'esito plebiscitario.
Poi venne il tempo di Veltroni, fortunatamente un tempo breve, non fece in tempo ad abbozzarla un idea di riforma, chè già gli stessi "compagni" gli fecero trovare il biglietto di sola andata per l'Africa.
Poi gli ultimi quattro anni di governo Berlusconi che della Costituzione ha fatto carta straccia senza bisogno di modificarla: i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Come Qui Quo Qua di Walt Disney, oggi è il turno di A B C, incaricati da nessuno, i tre segretari di Pdl, Pd, Udc, danno mandato a vari e propri "esperti costituzionalisti" del calibro di Violante, Adornato (questo con un curriculum partitico "invidiabile") e Bocchino per riformare la Legge dello Stato, uomini insignificanti che negli ultimi venti anni hanno sbagliato tutto ed il contrario di tutto, hanno vorticosamente cambiato i nomi dei loro partiti senza cambiare alla fine nulla, senza più nemmeno il consenso popolare, ci propongono l'ennesimo finto problema della Costituzione, la riduzione dei Parlamentari come specchietto per le allodole, usando la Costituzione come capro espiatorio per mascherare le proprie ventennali inadempienze politiche.
Articolo 1 della Costituzione: l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, la sovranità appartiene al popolo. Articolo 4 della Costituzione: la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro. Cari Alafano, Bersani e Casini, in Italia ci sono 2 milioni e 615 mila disoccupati, nei mesi di marzo e aprile 38 mila persone hanno perso il lavoro, per cui il problema è la Costituzione o la mancanza di un piano industriale ed occupazionale per il Paese? Se la Costituzione deve essere cambiata dovrà essere il popolo a dirlo con il referendum e al popolo bisogna spiegarlo alla luce del sole, come gà avvenne nel 2006, perchè quell'esito oggi viene stracciato?
Articolo 35 della Costituzione: la Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazione. Cari Alfano, Bersani e Casini è la Costituzione ad aver precluso tale diritto, o gli interpreti della politica, per ultimo il ministro Fornero, che sta per abolire l'ultima delle tutele per i lavoratori, ovvero l'art.18 dello Statuto dei Lavoratori?
Articolo 39 della Costituzione: l'organizzazione sindacale è libera. Cari Alfano, Bersani e Casini, se alla Fiat i dipendenti con in tasca la tessera del sindacato Fiom non possono lavorare, il problema è la Costituzione che garantisce il diritto di ogniuno ad iscriversi al sindacato che preferisce, oppure è fuori legge chi non rispetta tale diritto, complice in primis la politica, che si è dimostrata concorde nel trasgredire tale norma?
Se in Italia c'è un problema quello non è certamente la Costituzione, semmai coloro che giurando su di essa e diventandone i primi tutori, non solo spingono per cambiarla, ma sono i primi a trasgredirla.
 
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