LE RIFLESSIONI DI UNA DONNA SULL'ITALIA
Elena C.
27.07.2012
Ho 43 anni, due diplomi e due lauree, ma guadagno circa 1000 euro al mese.
Solo oggi ho capito veramente perchè tanti anni fa mi sono licenziata da una ditta in cui avevo lavorato 4 anni... allora pensavo semplicemente che non mi piacesse il lavoro, insomma, che l'azienda in generale avesse un'impostazione che non condividevo, su come si sviluppavano i prodotti e la tecnologia.
Alla luce della crisi italiana di oggi e di una riflessione sulle discriminazioni di genere nel mercato del lavoro italiano, ho capito che, senza accorgermene, le mie motivazioni erano altre.
Erano inconsapevoli, sommerse, eppure in certo senso le avevo presenti. Prima di tutto io chiedevo di fare più gavetta, più esperienza, e di non essere trattata semplicemente "da laureata", ed essere utilizzata unicamente per "alcune" delle mie competenze (ad esempio parlare bene l'inglese, saper usare il computer ed occuparmi di un certo tipo di compiti più gestionali che tecnici).
Ora capisco che queste ed altre "doti" mi venivano attribuite soprattutto in quanto giovane donna, e mi si precludeva un percorso ritenuto troppo maschile e in qualche modo, invasivo del gruppo tutto di uomini che operava più nel "manuale-tecnologico-progettuale". La mia laurea in fisica non bastava per darmi in mano un cacciavite, solo perchè ero una donna.
Inoltre io spingevo affinchè nella progettazione si tentasse di essere più innovativi, si sfruttasse la collaborazione con l'Università, si percorresssero strade nuove (come consigliava anche un altra persona molto esperta, che però lasciarono andare in pensione, senza cercare di trattenerne nemmeno l'esperienza e le idee con consulenze... pensate che andò a fare il consulente per varie ditte europee !).
Ma la dirigenza non condivideva questa impostazione: invece di essere innovativi (com'erano stati nei passati 20 anni), tendevano a cercare mercati europei in cui poter vendere i prodotti già sviluppati nel passato (quindi di minor qualità e contenuto tecnologico) come l'est europeo... e si credevano furbi perchè vendevano roba vecchia di 5
anni in Polonia !
Ecco... l'Italia di oggi è il risultato di questo modo di pensare sessista, anti-innovativo, in una parola: vecchio e discriminatorio. Ed era questo che io percepivo e avevo compreso, anche se non mi era chiaro come lo è oggi.
Dopo 7 anni dalla mia fuoriuscita, mi fecero contattare da una persona interna, che stimo tutt'ora molto, per chiedermi se avessi ancora voglia di rientrare, ma io avevo già preso un'altra strada più soddisfacente e quindi rifiutai gentilmente. In quell'azienda guadagnavo di più, il posto era più vicino a casa mia, rispetto a dove lavoro adesso, e i colleghi erano simpatici, ma credo che non mi pentirò mai di aver preso quella decisione.
Dopo quasi 20 anni l'azienda ha sempre lo stesso numero di dipendenti, ma, a differenza di allora, oggi 1/5 di loro è assunto con contratti precari e non mi pare siano leader nel loro mercato... mentre nei 20 anni precedenti i concorrenti gli copiavano le idee.
Ecco perchè l'Italia è finita dov'è oggi: "imprenditoria" provinciale e con l'occhio fermo sul conto in banca. Non abbiamo fatto carriera in due: nè io nè il mio paese.
Solo oggi ho capito veramente perchè tanti anni fa mi sono licenziata da una ditta in cui avevo lavorato 4 anni... allora pensavo semplicemente che non mi piacesse il lavoro, insomma, che l'azienda in generale avesse un'impostazione che non condividevo, su come si sviluppavano i prodotti e la tecnologia.
Alla luce della crisi italiana di oggi e di una riflessione sulle discriminazioni di genere nel mercato del lavoro italiano, ho capito che, senza accorgermene, le mie motivazioni erano altre.
Erano inconsapevoli, sommerse, eppure in certo senso le avevo presenti. Prima di tutto io chiedevo di fare più gavetta, più esperienza, e di non essere trattata semplicemente "da laureata", ed essere utilizzata unicamente per "alcune" delle mie competenze (ad esempio parlare bene l'inglese, saper usare il computer ed occuparmi di un certo tipo di compiti più gestionali che tecnici).
Ora capisco che queste ed altre "doti" mi venivano attribuite soprattutto in quanto giovane donna, e mi si precludeva un percorso ritenuto troppo maschile e in qualche modo, invasivo del gruppo tutto di uomini che operava più nel "manuale-tecnologico-progettuale". La mia laurea in fisica non bastava per darmi in mano un cacciavite, solo perchè ero una donna.
Inoltre io spingevo affinchè nella progettazione si tentasse di essere più innovativi, si sfruttasse la collaborazione con l'Università, si percorresssero strade nuove (come consigliava anche un altra persona molto esperta, che però lasciarono andare in pensione, senza cercare di trattenerne nemmeno l'esperienza e le idee con consulenze... pensate che andò a fare il consulente per varie ditte europee !).
Ma la dirigenza non condivideva questa impostazione: invece di essere innovativi (com'erano stati nei passati 20 anni), tendevano a cercare mercati europei in cui poter vendere i prodotti già sviluppati nel passato (quindi di minor qualità e contenuto tecnologico) come l'est europeo... e si credevano furbi perchè vendevano roba vecchia di 5
anni in Polonia !
Ecco... l'Italia di oggi è il risultato di questo modo di pensare sessista, anti-innovativo, in una parola: vecchio e discriminatorio. Ed era questo che io percepivo e avevo compreso, anche se non mi era chiaro come lo è oggi.
Dopo 7 anni dalla mia fuoriuscita, mi fecero contattare da una persona interna, che stimo tutt'ora molto, per chiedermi se avessi ancora voglia di rientrare, ma io avevo già preso un'altra strada più soddisfacente e quindi rifiutai gentilmente. In quell'azienda guadagnavo di più, il posto era più vicino a casa mia, rispetto a dove lavoro adesso, e i colleghi erano simpatici, ma credo che non mi pentirò mai di aver preso quella decisione.
Dopo quasi 20 anni l'azienda ha sempre lo stesso numero di dipendenti, ma, a differenza di allora, oggi 1/5 di loro è assunto con contratti precari e non mi pare siano leader nel loro mercato... mentre nei 20 anni precedenti i concorrenti gli copiavano le idee.
Ecco perchè l'Italia è finita dov'è oggi: "imprenditoria" provinciale e con l'occhio fermo sul conto in banca. Non abbiamo fatto carriera in due: nè io nè il mio paese.




• 