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IL SISTEMA UNIVERSITARIO TRA ECONOMIA E FORMAZIONE
Giuliano Franceschini *
30.07.2012
Per comprendere le relazioni tra la prospettiva economica neoliberista e il sistema universitario, è necessario tentare una visione d'insieme in grado di dare significato alle singole espressioni attraverso le quali esse si manifestano, altrimenti si rischia di replicare, anche in sede teorica, quelle contrapposizioni fittizie che la stessa impostazione economica della formazione tende a generare.
L'assedio del mercato all'università è  totale, tende cioè ad investirne tutti gli spazi, i tempi, gli oggetti, i soggetti, le relazioni, trasformandola da luogo pubblico per la costruzione scientifica e la diffusione sistematica di un bene comune di specie, la conoscenza, a mera impresa addetta alla produzione di forza lavoro e alla creazione e distribuzione di competenze attraverso il lavoro dei docenti.

La conoscenza, reificata in crediti formativi ovvero in unità discrete dotate di un proprio valore economico, è ridotta a merce utilizzabile per la realizzazione di progetti di vita individuali; più le conoscenze apprese sono esclusive e inalienabili, più hanno valore sul mercato del lavoro nel rapporto con il datore di lavoro e dunque come fonte di profitto economico. In quanto merce, strumento, fonte di reddito, la conoscenza perde ogni autentico potere formativo nei confronti di chi l'apprende e può solo adattarsi agli atteggiamenti e alle abitudini mentali ad essa preesistenti.
Lo studente è ridotto a cliente-consumatore, con l'aggravante dell'illusione di poter gestire il proprio percorso di formazione in completa autonomia, manipolando e contrattando l'accumulo del capitale cognitivo monetizzato in crediti formativi mentre in realtà si limita ad applicare direttive amministrative. Lo studente-cliente, inoltre, presume di aver acquisito dei nuovi diritti, nella contabilizzazione del suddetto capitale cognitivo, nella valutazione dell'operato dei docenti e dell'offerta formativa globale universitaria: idem come sopra. La produzione dello studente-cliente abolisce l'asimmetria culturale con il docente, sostituendola con una relazione economica simmetrica tra chi paga e chi eroga un servizio all'interno della quale non c'è spazio né per una dialettica di classe né per un trasferimento formativo di conoscenze, poichè l'apprendimento e l'insegnamento sono sostituiti da una transazione economica che esaurisce in se stessa l'evento formativo.

I docenti diventano lavoratori della conoscenza despecializzati e polifunzionali, sempre più investiti da oneri di tipo burocratico e amministrativo a scapito dell'impegno didattico e della ricerca e il cui compito principale è quello di confezionare un'offerta formativa, sia dal punto di vista metodologico che da quello contenutistico, in grado di soddisfare le esigenze dello studente-cliente indotte dal sistema produttivo, favorendone la più precoce espulsione dal sistema universitario alla stregua di un prodotto finito, con tanto di certificazione di qualità. Fare presto diventa sinonimo di fare meglio, come in una qualsiasi catena di montaggio. Il reclutamento e la valutazione dei docenti, ben lungi dal dipendere da quella obbligatoriamente richiesta agli studenti, che comunque non sono in grado di esprimerla se non per aspetti secondari e periferici, diventa valutazione della qualità della ricerca attraverso un complesso sistema di valutazione della produzione scientifica di ogni singolo docente che dunque non viene reclutato e valutato per quello che realmente fa o dovrà fare, nella quotidianità del proprio lavoro, bensì per la presunta capacità di creare il maggior numero di prodotti spendibili nel mercato della conoscenza e della formazione.
I risultati conseguiti dall'impresa-università, intesi come capacità di produrre il maggior numero di studenti nel minor tempo possibile e con il massimo punteggio, utilizzando il minor numero possibile di docenti reclutati e valutati in relazione alla loro capacità di produrre formazione e conoscenza, vengono utilizzati come indicatori per il loro finanziamento pubblico e privato e dunque resi automaticamente desiderabili e indiscutibili. L'intero sistema è tenuto insieme da un uso spregiudicato delle tecnologie informatiche. Esse dematerializzano gran parte del personale amministrativo, rendendolo superfluo e trasferendone le competenze a studenti e docenti che dunque si trovano a svolgere nuove funzioni un tempo di competenza di altri lavoratori, come le cassiere dei supermercati sostituite nelle casse automatizzate dai clienti stessi non senza una certa soddisfazione, inconsapevoli di lavorare gratuitamente per il distributore che in questo modo realizza enormi risparmi di capitale. Le tecnologie inoltre aboliscono i tempi e gli spazi della formazione trasformandola, apparentemente, in un servizio ad personam mentre in realtà ne facilitano l'estrema standardizzazione, consentendo a studenti e docenti di liberarsi dai vincoli spazio-temporali delle relazioni in presenza per dedicarsi ad altre attività produttive. Non meno rilevante l'opacità prodotta dalle tecnologie nelle relazioni tra studenti, docenti e apparato amministrativo, resa possibile dalla progressiva scomparsa di luoghi fisici e soggetti reali ridotti a spazi e tipi virtuali e dunque non contestabili, riproducendo una logica centralistica e dirigistica da far impallidire quella della burocrazie dell'Antico Regime con l'aggravante di mimetizzarsi dietro l'ideologia dell'autonomia universitaria.
Un simile sistema, descritto in estrema sintesi, dietro un'apparente iper-razionalità è in realtà del tutto irrazionale e iniquo. I giovani e, in generale, tutti i cittadini, vengono privati di un loro diritto elementare, la possibilità di disporre di tempi e spazi da dedicare esclusivamente all'apprendimento di nuove conoscenze. Lo studente-cliente-consumatore e lo studente-lavoratore, suo corollario, lungi dall'essere una conquista di classe, rappresentano al contrario l'espressione del loro sfruttamento da parte di chi eroga la formazione, il sistema universitario, e di chi ne gode i frutti, il sistema produttivo. E non basta, perchè lo studente-cliente-lavoratore si trova a dover pagare sempre più lautamente la fruizione di un proprio diritto, che, in quanto tale, dovrebbe essere gratuito, mentre i fondi necessari a garantirlo, vengono distratti per sostenere il braccio finanziario del sistema produttivo. Il docente trasformato in funzionario amministrativo, delegato a certificare competenze e conoscenze, costretto ad adeguare l'offerto formativa alle richieste degli studenti, e dunque censurandosi, è incentivato a promuoverne il maggior numero possibile, nel minor tempo possibile e con il miglio punteggio perchè da questi indicatori dipende l'erogazione dei finanziamenti. Il tutto ben lubrificato da una nauseante ideologia meritocratica.

In questo modo l'ideologia neoliberista applicata alla formazione raggiunge due obiettivi fondamentali. L'istruzione universitaria pubblica di massa viene sterilizzata e ridimensionata, consentendo la migrazione dei processi formativi verso luoghi e tempi sempre più esclusivi e inacessibili ai più. La conoscenza e la formazione, beni comuni specifici di Sapiens che lo differenziano, purtroppo non automaticamente in meglio, dalle altre specie e, almeno per ora, dalle macchine, vengono trasformate in privilegi.
Soltanto una politica della formazione orientata alla redistribuzione della conoscenza, attraverso un sistema formativo razionale e giusto, può invertire tali processi.
          *Università di Firenze, Facoltà di Scienze della Formazione
 
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