SUL TRASFERIMENTO DEI DETENUTI DI SPOLETO
Giovanni Paolo Ramonda *
03.08.2012
Venendo a conoscenza dell'improvviso trasferimento della sezione AS1 degli ergastolani di Spoleto, la Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da Don Oreste Benzi, esprime il proprio disappunto per tali spostamenti.
La nostra Comunità incontrava settimanalmente questi detenuti da più anni, per un sostegno sia personale che nella lotta collettiva contro la pena dell'ergastolo. Questi trasferimenti tradiscono la funzione rieducativa della pena, stabilita dall'art. 27 della Costituzione, e appaiono come un segno del carattere punitivo-vendicativo della pena in Italia, perchè provocano interruzioni forzate dei percorsi rieducativi iniziati e delle relazioni familiari createsi negli anni.
Esprimiamo solidarietà alle persone detenute e alle loro famiglie che hanno subìto questi trasferimenti, auspichiamo che tale interventi non vengano più applicati, crediamo invece che sia necessario riformare il sistema penitenziario per mettere al centro la persona e
l'azione di recupero per il suo reinserimento nella società.
L'uomo non è il suo errore, come diceva Don Oreste Benzi: la società civile ed ecclesiale ha il dovere di fare tutto il possibile per realizzare il recupero della persona che ha sbagliato, perché solo così possiamo creare una società nuova che crede nell'uomo.
La nostra Comunità incontrava settimanalmente questi detenuti da più anni, per un sostegno sia personale che nella lotta collettiva contro la pena dell'ergastolo. Questi trasferimenti tradiscono la funzione rieducativa della pena, stabilita dall'art. 27 della Costituzione, e appaiono come un segno del carattere punitivo-vendicativo della pena in Italia, perchè provocano interruzioni forzate dei percorsi rieducativi iniziati e delle relazioni familiari createsi negli anni.
Esprimiamo solidarietà alle persone detenute e alle loro famiglie che hanno subìto questi trasferimenti, auspichiamo che tale interventi non vengano più applicati, crediamo invece che sia necessario riformare il sistema penitenziario per mettere al centro la persona e
l'azione di recupero per il suo reinserimento nella società.
L'uomo non è il suo errore, come diceva Don Oreste Benzi: la società civile ed ecclesiale ha il dovere di fare tutto il possibile per realizzare il recupero della persona che ha sbagliato, perché solo così possiamo creare una società nuova che crede nell'uomo.
* Responsabile Generale dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII




• 