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AUTOGESTIONE. OCCUPAZIONE
Margherita Piccichè, Fabiana Blunda
04.12.2012
Sono queste le parole che volano di bocca in bocca, riguardo a tantissime scuole italiane, da quasi due mesi ormai.

Le motivazioni fondamentali sono:  il contenuto della Legge ex Aprea, nel ddl 953-legge ex Aprea, in particolare, relativamente agli articoli 1, 8, 10. Questa legge, infatti, pur continuando a garantire, in teoria, il diritto all’assemblea degli studenti, di fatto lo riduce ad un generico, opzionale spazio, non regolamentato e, quindi, facilmente eludibile.
Il decreto prevede, inoltre, la sostanziale modifica degli organi collegiali previsti dai Decreti Delegati, limitando la partecipazione di parti vitali della scuola come famiglie, studenti, ecc. sostituendoli con una gestione aziendalistica e privata.Il Consiglio dell’Autonomia verrebbe così a sostituire il Consiglio d’Istituto e, al suo posto, potrebbero sedere rappresentanti del mondo economico, interessati ad imporre linee di sviluppo lontane dalle finalità democratiche e sociali della scuola pubblica statale. Si attuerebbe, perciò, una vera e propria privatizzazione della scuola.
Pur essendo stata bloccata il 28 novembre 2012, infatti, questa legge verrà ripresa in
considerazione dalle nuove legislature, che decideranno il da farsi.

Inoltre,  si protesta anche a causa dell’operato dei governi precedenti, che, oltre ad una serie di interventi mirati a modificare la struttura stessa della scuola pubblica statale, hanno
considerato quello dell’istruzione un problema squisitamente economico. E basandosi sul
principio che ogni attività lavorativa deve, per forza, produrre qualcosa, mentre la scuola in
termini produttivi non produce cose tangibili, hanno considerato quello dell’istruzione
solamente come un problema di spesa da contenere. Gli interventi programmati sono
stati, quindi, volti unicamente al contenimento della spesa e sulla scuola si è operato solamente per applicare dei tagli, spacciandosi, spesso, in maniera goffa e fraudolenta, come interventi migliorativi. Siccome il 90 % della spesa per la scuola consiste negli stipendi degli insegnanti, l’unico modo per contenere la spesa è quello di ridurne il numero, aumentando di conseguenza a dismisura il numero degli alunni per classe, con l’effetto finale delle “classi pollaio”, infischiandosene di qualsiasi normativa sulla sicurezza e, soprattutto, della negativa ricaduta che questa decisione comporta nella didattica.
Inoltre, in barba al dettato costituzionale art. 33, il governo attuale, nato per porre rimedio alla crisi economica più grande dal dopoguerra in poi, inaspettatamente, continua a finanziare le scuole private, garantendo nella Legge di Stabilità appena approvata, un finanziamento di 223 milioni di euro alle scuole private.

Pertanto, in opposizione a queste misure, studenti appartenenti a molti istituti, hanno
organizzato occupazioni ed autogestioni, intese, soprattutto queste ultime, come forma di
protesta pacifica e legale, sulla base di serie convinzioni e pareri comuni, con la ferma
volontà di dimostrare il proprio desiderio di vivere una scuola sana, di ricevere un'istruzione adeguata.

Dunque, con consapevolezza, sono stati predisposti, all'interno degli istituti in tutta Italia, una serie di laboratori didattico-ricreativi, interamente pensati e diretti da studenti, basati sull'informazione riguardo l'attuale situazione economica e politica del paese.

Nonostante il grande successo dello sciopero nazionale del 24 Novembre, gli studenti non si sono fermati, continuando a proporre iniziative anche in orario extra-scolastico, ad esempio notti bianche della cultura, o lezioni in piazza.
Perché non possiamo stare a guardare. Non possiamo rinunciare al nostro futuro, alla
nostra istruzione, all'esercizio delle nostre capacità critiche, dunque saremo noi che
corromperemo i vostri figli con fogli di giornale, perché ogni scusa è buona per pensare,
carta e inchiostro sottobanco per volare.

        * Liceo Classico Cielo D'Alcamo
 
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