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DA 35 EX-DIPENDENTI ABB SPA
14.12.2012
Dopo aver atteso con pazienza e fiducia per ben 11 mesi una risposta dalle Istituzioni firmatari di un Protocollo d’intesa, i 35 ex-dipendenti della multinazionale ABB Spa, rivolgono il seguente appello al Presidente della Repubblica.
Sono un operaio di un piccolo paese dell’Abruzzo, Loreto Aprutino (Pe) che parla anche a nome dei suoi 34 colleghi. Cittadini italiani, orgogliosi di vivere in un angolo  remoto dell’Abruzzo, attaccati al proprio territorio anche se povero e con scarse opportunità, ma soprattutto orgogliosi di aver potuto contribuire fino all’anno scorso con il proprio lavoro alla crescita collettiva. Operai, ma prima di tutto cittadini che avevano riposto una grande fiducia nelle istituzioni a cui si erano affidati nel momento in cui l’azienda presso cui prestavano la loro attività lavorativa, una sede distaccata della Multinazionale ABB Spa, ha deciso di cedere il ramo d’azienda. La cessione è avvenuta tramite un Protocollo d’intesa sottoscritto da Ministero dello sviluppo economico, Regione Abruzzo, provincia di Pescara, Comune di Loreto Aprutino, Confindustria Pescara, ABB Spa e Organizzazioni Sindacali in data 19 gennaio 2010.

L’azienda subentrata era stata selezionata dalla Multinazionale tra 270 candidate e  se ne  erano fatti garanti la Multinazionale e tutti i firmatari per cui, pur con qualche perplessità,
noi dipendenti abbiamo accettato le soluzioni proposte, avendo fiducia e pensando di essere tutelati  dalle istituzioni. L’accordo sottoscritto prevedeva  il mantenimento del sito produttivo a Loreto Aprutino, il posto di lavoro dei dipendenti che sarebbero stati impiegati a produrre prodotti commissionati da ABB Spa alla nuova azienda.
Subito dopo la cessione sono cominciati i problemi: difficoltà di approvvigionamento delle materie prime da parte della nuova società, ritardi nelle consegne di cui ingiustamente vengono accusati i dipendenti, dissapori a cui seguono a raffica lettere di richiamo, sospensioni e licenziamenti. All’interno della fabbrica si crea un clima di tensione insostenibile da spingerci, dopo che per anni siamo sempre stati ligi al nostro dovere, rispettosi delle regole e che con dedizione abbiamo sempre svolto il nostro lavoro, ad interrompere l’attività lavorativa e chiedere l’intervento dei firmatari del Protocollo per risolvere la situazione aprendo un tavolo al Ministero dello Sviluppo Economico in data 22 febbraio 2012.
Ancora una volta fiduciosi ci siamo rivolti a quella istituzione quale il Ministero dello Sviluppo Economico e ai firmatari del Protocollo d’intesa perchè erano stati proprio loro a rassicurarci e ad incoraggiarci ad intraprendere tale percorso.
Sono ormai trascorsi 11 mesi e a tutt’oggi non abbiamo ancora ricevuto alcuna risposta, non percepiamo più uno stipendio da 11 mesi, non abbiamo più un posto di lavoro, non usufruiamo di alcun ammortizzatore sociale però risultiamo ancora dipendenti della nuova società per cui pur volendo non possiamo neppure cercare un nuovo lavoro. Una situazione sicuramente anomala e allo stesso tempo drammatica per 35 famiglie venutesi a trovare senza risorse all’improvviso.
Nel frattempo nel mese di giugno 2012 ABB Spa risolve il contratto d’appalto e le due aziende hanno intrapreso vie legali per salvaguardare ognuna i propri interessi. Nessuno si preoccupa del destino di 35 operai e delle rispettive famiglie, la cui buona fede tra l’altro è stata confermata il 20 novembre 2012 da una sentenza del giudice che prevede il reintegro di tutti gli operai ingiustamente licenziati.
Ci sentiamo delusi, avviliti, abbandonati e presi in giro, costretti a privarci, ma soprattutto a privare le nostre famiglie e i nostri figli dei bisogni più elementari. L’unica via di uscita è quella di rassegnare le dimissioni volontarie e sperare (se mai ci verrà concesso) di poter
godere dell’ indennità di disoccupazione per qualche mese. Una conclusione triste ed amara per chi nel rispetto delle regole si è visto abbandonato da coloro in cui avevano riposto tutta la loro fiducia e dopo aver  basato tutta  la loro vita sui principi dell’onestà e l’osservanza delle leggi.
Profondamente avviliti siamo a rivolgerci a Lei, ultima nostra speranza, perchè non vogliamo di fronte alle nostre famiglie, ma soprattutto ai nostri figli, ammettere il fallimento dei nostri ideali per cui ci siamo sempre battuti. Vogliamo che i nostri figli possano ancora fidarsi delle istituzioni.

E’ mai possibile che nessuna delle Istituzioni firmatarie del protocollo  sia stata capace nell’arco di 11 mesi di trovare una soluzione ad un problema che angoscia 35 famiglie ridotte ormai allo stremo? Possibile che in questo paese si ottiene attenzione solo se si compiono gesti eclatanti mentre passa inascoltata la richiesta di  chi, nel rispetto  delle regole, segue vie regolari ?
Riponiamo in Lei e nella sua comprovata sensibilità la speranza di trovare una soluzione in tempi brevi, ai primi di gennaio saremmo costretti a dimetterci e a dover constatare che le istituzioni si sono interessate di noi solo per condurci in un vicolo senza uscita.

Ex dipendenti ABB Spa di Loreto Aprutino (Pe)
 
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