SOLIDARIETÀ NEGATA ALL'ANSALDO DI NAPOLI
RSU AnsaldoSTS Napoli
20.12.2012
E’ Natale, tutti dedicano un pensiero a chi soffre, noi non siamo dovuti andare molto lontano.
E’ un anno che un pugno di lavoratori fa sentire silenziosamente la propria presenza fuori ai cancelli delle nostre aziende, non dicono nulla, ma la loro sola presenza ci mostra il dramma che hanno vissuto e vivono tuttora sulla propria pelle. Questi Lavoratori, da tempo fuori dai cicli produttivi, hanno presidiato i cancelli Ansaldobreda e AnsaldoSTS, con il sole e con la pioggia, con il caldo e con il freddo, a testimonianza del loro enorme disagio, di una grande dignità e della insopprimibile voglia di riappropriarsi della propria vita attraverso la Riconquista del Posto di Lavoro.
Come RSU AnsaldoSTS, spinti dalle nostre colleghe e dai nostri colleghi, avremmo solo voluto raccogliere qualcosa per loro, qualcosa che non fosse semplice compassione, ma qualcosa che indicasse la nostra solidarietà. Un gesto quasi simbolico per far comprendere che capiamo e che gli siamo vicini, e, per questo, ci crea quasi imbarazzo e incredulità dover constatare che l’Azienda AnsaldoBreda ci ha impedito il posizionamento dell’urna per la raccolta in un luogo che fosse di passaggio per tutti i dipendenti e, in sostanza, ha rigettato la nostra richiesta di porre l’urna presso la portineria centrale, addirittura minacciando di chiamare i carabinieri se avessimo poggiato l’urna su suolo Ansaldo, cosa ridicola che si commenta da sola.
Per la migliore riuscita dell’iniziativa non ci è sembrato il caso di fare a braccio di ferro con un’azienda che non è la nostra e che non ha alcun diritto sul nostro agire quotidiano, sia sindacale che lavorativo e parleremo di questo con la nostra azienda AnsaldoSTS che ha preferito non prendere alcuna posizione in merito.
Oggi 20 dicembre, in un capannone si sta svolgendo la messa di Natale e quegli stessi che hanno negato il principio di libertà e solidarietà, riescono persino ad essere in prima fila e battersi il petto, se non è ipocrisia questa.
Siamo seriamente preoccupati perché se anche la solidarietà viene osteggiata con questi metodi percepiamo ancora più chiaramente il grave pericolo di democrazia che corriamo come lavoratrici e lavoratori.





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