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A PROPOSITO DELLE PROVE INVALSI
Un docente
20.06.2013
Da pochi giorni si è svolta alle scuole medie di Portoferraio la quinta (!) prova scritta dell'esame di licenza: i test nazionali INVALSI.
Da tempo, come docente e come genitore, mi sono resa conto dell'inutilità, ma anche della dannosità di questo tipo di valutazione e vorrei che la scuola intera (docenti, genitori e alunni) reagisse di più a un'assurda quanto costosa imposizione.
Prima di tutto voglio ricordare che esiste già una qualificata indagine valutativa della scuola italiana: si tratta dei test della valutazione internazionale delle competenze di lettura, scienze e matematica dell'OCSE Pisa.
Si legge su "Azienda Scuola" del 9 Aprile 2013 che "Per misurare il livello di efficacia delle scuole, i test nazionali non bastano più. Per questo negli U.S.A inizieranno a impiegare i test dell'Ocse Pisa ritenuti più attendibili".
Ancora una volta in Italia si prende quello che negli U.S.A scartano, sapendo già che non funziona, e da loro copiano l'Europa.
Inoltre sappiamo tutti che nel nostro paese, dopo aver fatto tante indagini per sapere quali sono le fragilità del sistema educativo, non si interviene investendo nella scuola, per lo meno come gli altri stati dell'Unione europea, ma tagliando. E' davvero grottesco che si continui a ripetere quanto i nostri alunni abbiano performances al di sotto della media e poi si tolgano risorse essenziali anche alla sola sopravvivenza dell'istituzione scolastica pubblica.
Nella vita quotidiana della scuola dell'obbligo, quella da me vissuta, dove è in aumento il numero di alunni per classe, il numero di stranieri, il numero di bambini e ragazzi con disagio scolastico, il disagio sociale, i disturbi di apprendimento, i disturbi di iperattività, i disturbi della condotta, il bullismo, il numero di abbandoni scolastici e l'analfabetismo di ritorno, mi chiedo che senso abbia buttare risorse nei test INVALSI.
I docenti si traformano in "somministratori" appositamente addestrati a iniettare questa medicina che non cura e che costa cara, gli alunni si traformano in numeri (ognuno ha il suo codice) e smettono di essere persone con il proprio vissuto, le proprie peculiarità, il proprio percorso, diventando magicamente o perversamente tutti "uguali"di fronte all'INVALSI.
Se poi andiamo a vedere nel dettaglio questi test partoriti da "cervelloni" piazzati in alto e ben remunerati, che non hanno alcun contatto autentico con la scuola (chissà se sono gli stessi che hanno approvato le costosissime "pillole del sapere" portate alla ribalta da una puntata di Report), l'indignazione allora non può che salire: troppi quesiti per pochissimo tempo a disposizione, il che già non predispone l'allievo alla riflessione, ma semmai al terrore, così da inficiare la prestazione anche dei più bravi. Inoltre spesso si fa affrontare all'alunno un tipo di situazione problematica cui non è abituato e gli si chiede in poco tempo di cambiare completamente modalità di ragionamento da un quesito all'altro. Quest'anno i quesiti di matematica erano 28, ma molti ne contenevano altri due o tre, mentre quelli di italiano erano 43, e il tempo a disposizione era di 75 minuti a prova con un quarto d'ora di intervallo fra una e l'altra. La media di tempo per affrontare i quesiti, inclusa la lettura, è di circa un minuto e mezzo per i quesiti di matematica e circa due minuti per i quesiti di italiano. Provate un po' voi.
E poi far sostenere cinque prove scritte a ragazze e ragazzi di 14 anni, una in più rispetto alle superiori, mi pare veramente eccessivo.
Se proprio vogliamo migliorare la qualità dell'istruzione, cominciamo ad investire meglio i soldi pubblici, ristrutturiamo gli edifici scolastici obsoleti e non a norma (quasi la metà), dotiamo le scuole di aule più grandi e diminuiamo il numero di alunni per classe, diamo un insegnante di sostegno ad ogni classe , apriamo le scuole ad un tempo pieno ben organizzato dove nel pomeriggio poter scegliere tra corsi di recupero , di approfondimento e laboratori di vario genere (musica, canto, danza, teatro, arte, fotografia, artigianato ecc.). Oppure più banalmente, ma non tanto, iniziamo con l'offrire dei bagni decenti con acqua calda, carta igienica e sapone. Riscaldiamo e arrediamo meglio le aule, dotiamo di computers e collegamento a internet, di carta per fotocopie, di supplenti per i docenti ammalati, di docenti di ruolo anziché precari, portiamo gli stipendi ad una media europea, mettiamo uno psicologo e un'infermeria in ogni istituto. Reclutiamo in modo diverso insegnanti motivati e aggiorniamoli gratuitamente anche con un anno sabbatico dedicato all'aggiornamento come avviene all'estero...Di idee ne avrei tante, peccato che non sono un'"esperta" del ministero. Di sicuro però so che non voglio essere una somministratrice di test.

Una docente a tempo indeterminato


 
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