mercoledì 18 settembre 2013
indice
13.09.2013 Giovanna Sbrilli
11.09.2013 Studentessa indignata
30.08.2013 Alessia Copertino
26.08.2013 Anpi Viterbo
23.08.2013 Oreste Ferri
19.08.2013 Gian Piera Boi
14.08.2013 Comitato Senonoraquando Genova
08.07.2013 Banning Poverty
08.07.2013 ALBA- Comitato Operativo Nazionale
01.07.2013 SNOQ Tigullio. SNOQ Genova
28.06.2013 Paolo Gangemi
25.06.2013 Lucio Garofalo
20.06.2013 Un docente
17.06.2013 Viterbo oltre il muro
@ilmanifesto
invia per email
Segnala l'articolo
al seguente indirizzo email



 
ricerca nella sezione attualità
inserisci la parola da cercare
utility
invia per email
condividi

 
ricerca stampa
DA UN PROFESSORE AI SUOI STUDENTI: IMMAGINIAMO INSIEME UN MONDO IN CUI ESSERE GAY SIA DEL TUTTO NORMALE
Gianluca Spitalieri
12.08.2013
Qualche giorno fa un ragazzo di quattordici anni si è suicidato, lanciandosi dalla terrazza di casa sua. Dopo aver lasciato un messaggio ai genitori, il drammatico epilogo di una storia, simile a tante altre.
Vi starete tutti chiedendo cosa abbia potuto spingere quel ragazzo a compiere quel gesto così forte, che spezza il fiato e ci lascia tutti sgomenti. A quattordici anni può capitare di pensare alla morte, in realtà capita anche a trenta, a cinquanta, a ottanta. Vi è uno stretto e misterioso rapporto tra la vita e la morte, e a volte queste due parole si confondono, travalicano i loro confini, fino a coincidere nell'intimo di ciascuno di noi. E può accadere che quel margine di distanza si assottigli fino a cadere giù verso terra, e non solo metaforicamente.
In classe abbiamo discusso molte volte delle vostre e delle mie paure, di ciò che ci far stare bene e di ciò che ci rattrista e che ci fa male, ma abbiamo parlato anche dell'amore, quello che provava, ad esempio, Saffo per sua figlia Cleide e allo stesso tempo del suo amore appassionato, descritto nell' Inno ad Afrodite, in cui racconta il suo sentimento verso la donna amata. Alcuni di voi si sono raccontati, aprendosi al confronto, altri sono rimasti in silenzio, in un silenzio profondo e tenero. Quest'anno abbiamo un po' fatto di testa nostra durante qualche lezione. Siete stati voi, rispettosi dei vostri bisogni e della vostra autonomia critica, a indicare qualche argomento che vi stava più a cuore. Mi viene in mente, uno fra tanti, quello sull'omofobia. Non ve l'ho mai detto, ma il mio orgoglio, durante il tragitto verso casa, raggiungeva il cielo per come avevate affrontato il dibattito, per la maturità e la libertà con cui vi eravate confrontati.
Ricordo anche gli occhi gonfi dalle lacrime, una mattina, quando abbiamo saputo del suicidio di quel ragazzo, quello dai pantaloni rosa, come veniva chiamato dai giornalisti. E ricordo lo sgomento di tanti di voi e il vuoto d'incomprensione, maturato dalle vostre domande.
Qualche giorno fa un altro ragazzo si è tolto la vita perché non ha retto il peso dell'emarginazione, era deriso perché omosessuale.
Quando avevo la vostra età, anche io ho pensato più volte al suicidio. Avevo paura del giudizio altrui, mi sentivo sporco, non volevo essere gay. Detestavo il mio corpo, le mie pulsioni più profonde, non sopportavo l'idea di provare istintivamente e naturalmente attrazione verso i ragazzi. Era una lotta continua, una mortificazione costante, avrei preferito morire piuttosto che vivere con quel peso addosso. A scuola mi è capitato molte volte di essere preso in giro dai miei compagni. Mi ricordo che un giorno, mentre ero affacciato alla finestra della mia stanza, un gruppo di ragazzi mi urlò contro “frocio” ed io scappai dentro con un senso di vergogna che, ancora oggi a trentatré anni, rivivo come se fosse successo ieri. Un'altra volta, in classe, il mio professore di religione per attirare la mia attenzione, forse perché ero distratto, mi disse: “senti tu, signorina!”, avevo i capelli lunghi. E potrei continuare, la lista è lunga.
Vi raccontavo di me, ragazzi, perché conosco il dolore che si prova, riconosco le paure e quello che passa per la testa di tanti ragazzi e di tante ragazze.
In classe abbiamo parlato molte volte del diritto a vivere una vita piena, del diritto alla giustizia sociale, del diritto all'eguaglianza, del valore delle differenze, del rispetto delle minoranze, del vostro impegno di ragazzi e di ragazze nella società, abbiamo provato a immaginare assieme un mondo diverso da quello in cui viviamo. E nel mondo che abbiamo immaginato assieme vi era anche il diritto ad essere tutelati dalla legge in caso di discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere, il diritto ad una vita familiare per gli omosessuali, riconosciuta dallo Stato, il diritto alla paternità e alla maternità per gli omosessuali, il diritto ad amarsi liberamente senza rischiare di essere picchiati per strada e il diritto a non essere discriminati a lavoro.
Ma in Italia si discute ancora sull'opportunità di una legge contro l'omofobia, in Italia si invoca il diritto alla libertà d'opinione sugli omosessuali, invocando leggi naturali, morali, credo religiosi, in Italia l'arretratezza dei dibattiti viene spacciata per cultura democratica, l'assenza di una visione complessiva e profonda della realtà corrode ogni spazio di autonomia e lo relega all'ortodossia del pensiero unico. Nell'Italia dei compromessi, delle larghe intese, dell'impunità, delle diseguaglianze sociali, basterebbe dire che la scuola, oggi, sia rimasta l'unico baluardo solido, l'unico spazio capace di produrre sapere critico e di promuovere culture plurali e condivise, per alleggerire il peso delle frustrazioni sociali, generate da decenni di politiche sbagliate e invece la scuola, oggi, respira un'aria torbida, viene indebolita a colpi di riforme ad hoc, senza prospettive lungimiranti.
In quel mondo che abbiamo immaginato assieme ci sarebbe stato un posto anche per quel ragazzo che si è suicidato e in quel mondo si sarebbe innamorato anche lui, avrebbe dato il suo primo bacio, avrebbe amato, soffrendo, gioendo e sono certo che ci avrebbe dato una mano a rendere più inclusivo questo nostro Paese.

Con affetto, il vostro Professore
 






 
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan  Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
 
    in edicola
sabato 14 settembre
 
Le «maschiette»
di Riyad
Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).

  In edicola
da martedì 17 settembre
 
VENICEBIENNALE
Dream, and It'll Pass
Viewing the 55th Venice Biennale
 
      IN VENDITA su kindle
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique
 
    IN VENDITA NELLO STORE
RECENSIONI
 
 
 
 
 
ILSITO
implementazione e sviluppo
Mir
hanno partecipato
Gianni Fotia [ab&c]
Raffaele Mastrolonardo
Nicola Bruno
contatti
 
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
 
consiglio di amministrazione   Benedetto Vecchi (presidente), Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
 
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione(at)ilmanifesto.it
redazione di Milano
Via Lario 39 - 20159
02/ 89074385
 
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
 
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it