IL RICATTO DI BERLUSCONI
Oreste Ferri
23.08.2013
Ipotizziamo che si trovi una soluzione per il pregiudicato e, di fatto, si cancelli una sentenza definitiva emessa da un organo statale.
Cosa rimarrebbe di questa malandata Repubblica e di questa meravigliosa Carta Costituzionale? Macerie che sarebbero la pietra tombale dello Stato di diritto in un paese strategico per l'Unione europea.
Come potremo presentarci nei consessi europei e internazionali?
Come verremmo accolti o, meglio, tollerati?
Siamo davanti ad un bivio: accettare il ricatto, cosa che non avvenne nemmeno ai tempi del sequestro di Aldo Moro da parte delle Brigate rosse, quando si tentò di portare un analogo attacco al cuore dello stato, o scegliere di andare alla crisi governativa.
Dura, difficile, problematica in questo momento in particolare. Ma ci può essere una strada che porti a qualche soluzione, magari lasciata alla lungimiranza delle persone migliori che oggi siedono in parlamento e, voglio sperare siano maggioranza. Cedendo, invece, al ricatto si va dritti al suicidio e alla bancarotta dello Stato.
Anche Ugo La Malfa, Enrico Berlinguer, Sandro Pertini e tanti altri si trovarono di fronte ad una analoga alternativa ai tempi del terrorismo, ma ebbero il coraggio e il prestigio di negare qualsiasi trattativa e di cededre al ricatto finale: o lui o lo Stato.
Signori del Partito democratico che tentennate su istanze di mediazione ricordatevi l'esempio di quei grandi personaggi a cui troppo spesso fate riferimento.
Ariccia (Roma)




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